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Il Green pass continua a dividere, la proposta: «Tampone gratis a chi attende il vaccino»

ALESSANDRO DI MEO

Il piano del governo per respingere l’accusa di discriminazione verso chi non è immunizzato: «Ma vale soltanto per chi è prenotato»

ROMA Sul green pass per entrare al bar o al ristorante governo e governatori, ma anche gli scienziati del Cts, ancora non riescono a trovare una quadra a pochi giorni dal varo del decreto anti Delta. Ma per respingere l’accusa di discriminazione verso chi vaccinato ancora non è, spunta intanto l’idea di offrire gratis il tampone a chi si è già prenotato per la puntura. Anche perché chiedere a un giovane di spendere 20 euro per un tampone prima di andare a mangiare una pizza o di sedersi al cine significherebbe di fatto proibirglielo. Inoltre in questo modo si toglierebbe ai no vax ogni tentazione di rifiutare il vaccino sbafando tamponi a volontà, visto che oramai le prenotazioni sono aperte da tempo anche ai più giovani.

Sull’uso della certificazione verde gli esperti del Cts per ora si sono limitati a mettere a verbale che il documento va rilasciato “soltanto dopo il completamento del ciclo vaccinale”, ossia 14 giorni dopo la seconda dose e non la prima come avviene oggi. Ma su dove richiederlo per ora una posizione netta gli scienziati non l’hanno ancora presa, divisi tra una maggioranza orientata a consigliarne un uso esteso anche a bar, pub e ristoranti al chiuso e una parte dubbiosa sulla costituzionalità di un provvedimento che spetterà comunque al governo valutare. Magari aggirando il problema con la gratuità dei tamponi, come ha fatto fino a ieri la Francia.

Il Cts è però orientato a fare contenti tifosi e club di calcio, ma non solo, “suggerendo” la partecipazione ai grandi eventi, come le partite di serie A, con green pass e mascherina aggiunta. Visto che negli stadi non si sta come a teatro. In cambio però salterebbe il limite attuale del 25% della capienza, consentendo il tutto esaurito (o quasi) sugli spalti. Un po’ come hanno fatto gli inglesi a Wembley.

Per il resto il perimetro del pass verde l’ha definito l’ex sottosegretaria alla Salute e oggi consulente di Speranza, Sandra Zampa. «Serve richiederlo per accedere ai luoghi di assembramento. E quindi sui mezzi di trasporto a lunga percorrenza come aerei, treni e traghetti, in congressi, fiere, stadi e palazzetti dello sport, cinema, teatri. Ma anche in supermercati, ipermercati e centri commerciali». Più bar e ristoranti al chiuso, puntualizzano gli uomini del Ministro.

La maggioranza e le regioni su questo sono però divise. Salvini continua a dire no a tutto: agli obblighi vaccinali sotto i 40 anni e per gli insegnanti «al 90% già vaccinati», «al green pass per la pizza», a nuove ipotesi di chiusure. «Un atteggiamento completamente irresponsabile», è la replica del leader del Pd Enrico Letta. Mentre Speranza controbatte: «sui vaccini non sono ammissibili ambiguità da parte di nessuna forza politica». Frase rivolta oltre che al numero uno delle Lega a Giorgia Meloni, che sia pure dall’opposizione va giù pesante, definendo «il green pass alla Macron un provvedimento economicida». Ma il titolare della Salute ha in mente anche la maggioranza di centro destra delle regioni e la componente azzurra del governo, che propone una mediazione al rialzo, ipotizzando di far scattare l’entrata in vigore del green pass per bar e ristoranti quando una regione si colora almeno di arancione. Che significherebbe con il 20% dei letti in terapia intensiva già occupati da malati Covid.

Ma è proprio sui parametri che devono decidere i cambi di colore che le posizioni tra componente rigorista del governo e regioni, questa volta pressoché tutte, restano distanti. Speranza propone che in fascia gialla si vada con più di 50 casi settimanali ogni 100mila abitanti. E già oggi in questa condizione dovrebbero ritrovarsi Lazio, Veneto, mentre Sardegna e Sicilia hanno varcato ieri la soglia. Ma siccome grazie ai vaccini l’aumento dei ricoveri oggi non va di pari passo con quello dei contagi, il Ministro è d’accordo sull’inserire anche il parametro dei posti letto. Solo che per lui in giallo si andrebbe già con il 5% delle terapie intensive e il 10% dei reparti di medicina occupati. Per le regioni ne servirebbero il doppio e in più dovrebbe sparire il parametro dell’incidenza dei contagi, che con questi ritmi di crescita potrebbero nel giro di un paio di settimane portare in giallo o in arancione anche regioni che non accusano affanno nei loro ospedali. Oggi i governatori metteranno nero su bianco le loro proposte prima di incontrare domami il governo, che in cabina di regia cercherà di smussare gli spigoli della sua maggioranza. Poi veloci verso l’approvazione del decreto. Perché la Delta ha già messo la quinta.Pa. Ru.

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