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Trieste, il rettore di Monte Grisa: «Il cantiere del tram è un ostacolo per i pellegrini verso il santuario»

Padre Moro: «Il parcheggio è diventato un deposito». Lodi: «Chiedo ai fedeli di portare pazienza»

TRIESTE Attrezzature e materiali dell’azienda impegnata nel ripristino della linea del tram di Opicina che occupano, oramai da mesi, il posto altrimenti riservato alle corriere dei fedeli diretti al santuario. È una situazione di degrado quella che si registra, fin dalla scorsa primavera, nel piazzale situato poche centinaia di metri a valle della chiesa di Monte Grisa, realizzato, ai tempi della costruzione del tempio dedicato alla Madonna, con lo specifico scopo di accogliere i mezzi di trasporto di quanti intendono raggiungere la chiesa. «Per i primi mesi non abbiamo protestato – spiega il Rettore del tempio, padre Luigi Moro – perché ci rendevamo conto che si trattava di una situazione di emergenza, alla quale bisognava far fronte con soluzioni eccezionali. Adesso però il tempo è passato e ci giungono all’orecchio notizie poco confortanti per quanto concerne il futuro dell’impresa che dovrebbe rimettere su rotaia il tram di Opicina. Non vorremmo che proprio nella stagione più propizia per i pellegrinaggi, cioè quella attuale, i fedeli provenienti da fuori Trieste si debbano trovare in difficoltà. Ne va dell’immagine di Monte Grisa, ma anche dell’intera città. Il nostro santuario è meta di continue visite, che diventano molto frequenti con l’arrivo dell’estate e, vista la situazione, non possiamo fare altro che cercare di sistemarli sotto il santuario, sull’aiuola che avrebbe ben altra funzione».

Il piazzale vanta dimensioni notevoli. All’epoca della costruzione di Monte Grisa, cioè nel cuore degli anni ’60, l’idea era quella di assicurare a una moltitudine di fedeli la possibilità di arrivare al tempio senza difficoltà, ipotizzando appunto la presenza di un notevole numero di corriere, soprattutto nella bella stagione. «In conseguenza dell’emergenza pandemica – riprende padre Moro – attualmente l’afflusso è inferiore al consueto ma se, come tutti auspichiamo, quanto prima torneremo a una situazione di normalità, il traffico nei paraggi del tempio tornerà a essere quello di un tempo e il fatto di non poter disporre di un parcheggio adeguato alle esigenze dei fedeli potrebbe trasformarsi in un problema».


Padre Moro riconosce che l’area «è suolo pubblico e pertanto è l’amministrazione comunale che deve disporne nel modo più adatto», ma precisa che «la sua funzione non è quella di deposito di materiali, ma di parcheggio per i fedeli». «Comprendo la necessità dei fedeli di accedere all’area – è la replica dell’assessore comunale per i Lavori pubblici, Elisa Lodi – ma chiedo a tutti di avere pazienza e di attendere che i lavori per il ripristino del tram di Opicina finiscano. Purtroppo l’unico posto nel quale poter agevolmente sistemare attrezzature e materiali è quello, perciò valide alternative non ce ne sono e non abbiamo la possibilità di liberare l’area».

Per il piazzale evidentemente il periodo non è dei più felici. Basti ricordare che, poco prima di essere designato per accogliere l’impresa che si occupa del tram di Opicina, lo spiazzo era diventato teatro di raid notturni di cui si erano resi protagonisti non meglio identificati automobilisti e motociclisti che lo avevano trasformato in una sorta di pista per esercitazioni di vario genere. Sull’asfalto infatti erano comparsi evidenti segni di frenate ed evoluzioni di vario genere. L’intervento delle forze dell’ordine aveva poi evitato il ripetersi di tali situazioni. —


 

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