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A Trieste e Monfalcone cinque navi bianche ogni fine settimana fino a dicembre. E’ l’effetto dello stop a Venezia

Costa e Msc spostano a Trieste e Monfalcone le unità che toccavano la Laguna. In agosto fino a 20 mila turisti

TRIESTE Ricordate le cinque navi da crociera dello scorso fine settimana, tre a Trieste e due a Monfalcone? Sembrava una notizia da record, all’insegna dell’eccezionalità. Ebbene, questa eccezionalità non sarà tale dal 1° agosto fino al termine dell’anno, perché ogni sabato-domenica si ripeterà l’analogo menu “passeggeri”, con tre unità alla triestina Marittima e due nella monfalconese Porto Rosega.

Navi bianche, la Msc Sinfonia spunta sulle rive di Trieste

Con le stesse protagoniste: due Costa e una Msc sulle Rive del capoluogo, due Msc nel vicino scalo bisiaco. E se tra i due terminal lo scorso weekend avevano girato circa 9.000 turisti, questo numero di gitanti, soprattutto nel mese di agosto, è destinato a raddoppiare, andando a sfiorare le 20.000 presenze.

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Ma perché questo protrarsi dell’emergenza, in origine dettata dal luglio veneziano nel quale si rincorrevano G20 e Redentore? La risposta viene da Roma e passa dalla Laguna: il decreto governativo, che proibisce il transito delle grandi navi dalla Giudecca e da piazza San Marco, obbliga le compagnie a cercare altri terminal nell’area alto-adriatica. Trieste diventa la soluzione più immediata, meglio praticabile, già collaudata. Per cui Costa e Msc spostano di 60 miglia verso Est le loro navi: l’emergenza deve - per così dire - “istituzionalizzarsi”.

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Ieri mattina l’amministratore delegato di Trieste terminal passeggeri (Ttp), Francesco Palmiro Mariani, faceva il punto della situazione con il suo braccio destro operativo Alberto Grimaldi nella sede al Molo IV, con un suggestivo affaccio sulla Marittima. Da un lato è una notevole opportunità per far conoscere Trieste e i suoi servizi portuali, dall’altra si tratta di una forte responsabilità organizzativa. Tanto per cominciare, c’è da chiarire un po’ tutta la logistica terrestre: i passeggeri continueranno ad arrivare a Venezia per essere trasferiti a Trieste, come è accaduto sabato-domenica scorsi? Oppure giungeranno direttamente nel capoluogo giuliano? E se continueranno a far tappa a Venezia, dove effettueranno le varie procedure igienico-sanitarie, ancora nella Serenissima o a Trieste? Tutte questioni non dappoco, anche dal punto di vista economico, che saranno oggetto di confronto con le compagnie.

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Ma, al di là della congiuntura tecnica, c’è un tema “a monte” sul quale Mariani insiste: «La Trieste crocieristica intende vivere di luce propria, non sulle altrui sventure. È il momento in cui il territorio deve giocare in squadra. Il crocierista non deve avvertire Trieste come un ripiego: qualità delle escursioni, dell’ospitalità eno-gastronomica, della reattività informativa. Le istituzioni e l’imprenditoria collegata al turismo lavorino per far sì che le crociere guardino a Trieste indipendentemente da quanto accadrà in Laguna».

Mariani coglie anche l’occasione per ribadire che il terminal sarà sempre e solo la Marittima. Adria terminal sarà oggetto solo di una manovra sperimentale tempo permettendo, ma non si trasformerà adesso in una seconda banchina: della prospettiva “cruise” si parlerà il prossimo anno.

Il decreto governativo, che chiude anni di scontri e discussioni, prevede che la Giudecca non possa essere percorsa da unità con più di 25.000 tsl. In un primo tempo saranno allestiti approdi temporanei a Marghera, presumibilmente nei terminal Vecon e multipurpose, per attrezzare i quali il governo ha stanziato 157 milioni. Altri 170 milioni andranno all’Autorità portuale veneziana e 131 milioni alla Regione Veneto. Ma il punto di caduta strategico resta la realizzazione dello scalo “offshore” fuori dalla Laguna. Non è da escludere che la soluzione triestina non sarà poi così effimera.

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