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Irruzione anti ogm nella sede di Giorgio Fidenato: caso in prescrizione e condanne annullate

Foto Missinato Michele

I fatti si verificarono il 30 aprile 2010, quando un gruppetto di manifestanti invase la sede pordenonese di Agricoltori federati, il cui presidente, Giorgio Fidenato, aveva poco prima seminato per la prima volta il mais Ogm in un campo a Vivaro

PORDENONE. A undici anni dall’irruzione degli ambientalisti anti Ogm nella sede pordenonese di Agricoltori Federati, il movimento di Giorgio Fidenato, la giustizia non è riuscita a dare ragione nè agli attivisti nè al pioniere del mais geneticamente modificato. Ha vinto il trascorrere del tempo e le condanne in appello sono state annullate per decorsi termini di prescrizione. I fatti si verificarono il 30 aprile 2010, quando un gruppetto di manifestanti invase la sede pordenonese di Agricoltori federati, il cui presidente, Giorgio Fidenato, aveva poco prima seminato per la prima volta il mais Ogm in un campo a Vivaro. Gli attivisti, dopo il presidio a Vivaro, irruppero nella sede, bloccando contro una parete Fidenato, che stava facendo entrare un giornalista dopo aver convocato una conferenza stampa, e ferendo in modo lieve la segretaria Viviana Stabarin. Lanciarono semi di mais contro Fidenato, gridando: «Vergogna, chi semina Ogm raccoglie m...» e apostrofando il pioniere degli Ogm come «venduto alle multinazionali!». In primo grado, nel 2015, 39 imputati furono condannati dall’allora giudice monocratico Rodolfo Piccin per violazione di domicilio e violenza privata a due mesi e quindici giorni di reclusione, con la sospensione della pena.

La corte d’appello di Trieste, nel giugno 2018, aumentò le pene a quattro mesi e 15 giorni di reclusione. Alessandro Metz, triestino, già consigliere regionale dei Verdi e Sebastian Kohlscheen, di Padova, furono condannati anche per concorso in lesioni colpose a una multa di 120 euro (sospesa). In secondo grado, la multa salì a 200 euro. «Ora chiederemo il risarcimento dei danni» aveva annunciato Fidenato (che si era costituito parte civile con l’avvocato Francesco Longo). I ricorrenti contro questo verdetto d’appello erano Carlo Visintini, di Trieste; Gianni Lidiano Cavallini, San Vito al Tagliamento; Valentina Paganessi, di Polcenigo; Veronica Badolin, veneziana, Niccolò Bocenti, 37 anni, Emanuele Broccardo, 39 anni, di Milano, Tommaso Cacciari, di Mirano, Marta Canino, di Venezia, Andrea Gastaldi, di Venezia, Vittoria Scarpa, di Venezia; Rocco Cacciari, di Dolo; Stefano Conte, di Santa Maria di Sala; Marco Filippone, di Venezia, Michele Valentini, di Noale; Paride Danieli, di Treviso, Luigino Enzo, di Venezia; Rossella Manganaro, di Messina, Fabio Tomaselli, di Conegliano; Sarah Castelli, di Varese, Valentina Corsini, di Monselice, Marta Franco, di Padova, Vilma Mazza, di Merano, Fabio Mercurio, di Pompei, Pier Lorenzo Parrinello, di Roma, Marco Zanotto, di Padova; Stefano Dorigo, di Udine; Cristian Massimo, di Palmanova; Filippo Rigotti, di Trento, Francesco Pavin, di Vicenza; Eddy Broglio, di Marostica; Piero Vianello, di Bolzano Vicentino; Ermanno Brancaccio, di Oriolo (Cosenza); Michele Nigro, 32 anni, di Avetrana. Per tutti sentenza di non doversi procedere per intervenuta prescrizione. La Cassazione ha stabilito che i ricorrenti paghino le spese civili a Giorgio Fidenato e agli Agricoltori Federati (4.200 euro), il solo Metz anche quelle a Viviana Stabarin (3.310 euro). — © RIPRODUZIONE RISERVATA

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