Il sindaco Dipiazza sfoggia il 10, Elisa esulta in salotto. E sulle Rive c’è Prandelli

Il 10 sfoggiato dal sindaco di Trieste Roberto Dipiazza

Serate in famiglia o tra amici per politici e volti noti dello sport e dello spettacolo. La dedica di Granbassi alla coppia Mancini-Vialli: «I miei idoli di Italia ’90»

TRIESTE «Che emozione», scrive Roberto Dipiazza su Facebook. Il sindaco indossa la 10, azzurra, originale, con il suo cognome al posto di Insigne. Si fa fotografare di fronte e di spalle e qualcuno, nelle ore dell’iperbole post vittoria, esagera nei commenti: «10 minuti al posto di Immobile potevi farli anche tu». La risposta è col sorriso: «Sono stati bravi tutti, Donnarumma di più».

Quella maglia è un regalo del presidente della Federazione Gabriele Gravina. «Ha portato bene - dice Dipiazza - e adesso ci aspettiamo che venga concretizzata una grande promessa per la città: rivedere la nazionale, entro l’anno, al Rocco».

In cima all’Europa del calcio l’Italia c’era stata solo un’altra volta, con Ferruccio Valcareggi, zio Uccio. Era il 1968, Giorgio Brandolin se lo ricorda bene. «L’edizione della monetina che ci manda in finale e dei gol di Riva e Anastasi alla Jugoslavia», ricostruisce il presidente del Coni prima di ringraziare «uno straordinario Mancini» e di trasmettere pura felicità: «Per un “pallonaro” come me è una bellezza aver visto riconosciuto il valore di calciatori italiani trascurati dai grandi club, assieme a grandissimi come Donnarumma e Chiellini».

Quel Chiellini raccontato come «un amico dai tempi in cui, ero presidente del Ronchi, giocò sul nostro campo con la nazionale giovanile, un difensore che le prende e le dà col sorriso. Gli inglesi? Poco sportivi, giusto abbiano perso. Anche perché il catenaccio non lo sanno fare».

I posti dove vedi le partite restano nella memoria. Cesare Prandelli, che agli Europei del 2012, da ct, arrivò alla finale di Kiev, persa con la Spagna, si ricorderà della festa a Trieste. Ieri, ospite dello stand di Yes, la regata estiva in città, Prandelli ha fatto un giro sulle Rive e pranzato in Cavana.

I sindaci di Trieste e Gorizia, la finale, l’hanno vista a Grado. Dipiazza a casa dell’amico Bruno Augusto Pinat, già presidente dell’Ersa. Rodolfo Ziberna al bar Tergesteo di Città Giardino: «Ero con mia moglie, tra una settantina di clienti, anche qualche inglese. Al secondo minuto il gol di Shaw mi ha bloccato la digestione di un panino con hamburger, ma poi abbiamo vinto meritatamente».

A casa, con la famiglia, Massimiliano Fedriga spiega che è stata una vittoria «ancora più bella perché sudata, difficile». Il presidente della Regione sul suo profilo Fb non fa mancare le foto di un Donnarumma a pugni, e guantoni, chiusi e della coppa che ritorna in Italia dopo 53 anni.

E non dimentica da dove si è partiti, da un mondiale, quello del 2018, visto solo alla tv. «Anche in relazione al momento che stiamo vivendo – commenta Fedriga – lo sport ci ha mostrato una volta ancora come con allenamento e fatica, unendo gli sforzi e condividendo i valori, si possono raggiungere traguardi così importanti».

In famiglia, «allargata», è rimasto anche Francesco Russo, il consigliere regionale dem che ha deciso a sua volta di postare una maglia della nazionale, quella di Donnarumma. Più piccola, perché indossata dal nipotino Giacomo, sul trattorino giocattolo.

«Eravamo in una quarantina di persone, tanti giovani», fa sapere Russo, tifoso della Juventus, entusiasta per il contributo dei difensori pilastro e di Chiesa, ma contento, come non esserlo, per la vittoria di tutti, «dopo aver sofferto, nel pomeriggio, per Berrettini a Wimbledon».

Tra gli affetti anche Margherita Granbassi. Su Instagram l'ex schermitrice dice di aver guardato la sfida nel lettone con mamma e papà, «proprio come le partite di Italia ‘90». Non manca la nota delicata della foto di Mancini e Vialli a fine gara: «I miei idoli di quella volta oggi stretti in un meraviglioso abbraccio, per me simbolo di questo Europeo».

E dal soggiorno di casa festeggia con un breve video anche Elisa. Non canta, stavolta, l’artista monfalconese. La sua è una risata che dice tutto, mentre alle spalle i familiari esultano un attimo dopo i calci di rigore decisivi.

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