La finale vissuta al campetto dove il mister diventa il capo degli ultras

A Melara il San Luigi organizza la festa con i suoi piccoli tesserati. Tutti schiacciati davanti alla tv mentre la griglia va che è un piacere

TRIESTE Birra, pallone, passione, tanta passione, per il calcio, per l’Italia (soprattutto le nonne, sì c’erano anche loro), per stare insieme mangiando una pasta e una gustosa grigliata, per dimenticare almeno per qualche ora il Covid-19. Il San Luigi calcio al campetto di Melara ha organizzato ieri sera la festa coi suoi mini campioncini di domani.

Per sperare di veder vincere quelli di oggi, quelli vestiti d’azzurro. Loro sognano e giocano sul campetto la loro finale, tra risa urla e il solito che si arrabbia. Ma alla fine non si arrabbia più nessuno, solo un urlo liberatorio, sudati (per la birra) punti da nugoli di zanzare ma felici a godere fino all’ultima stilla il successo nel tempio del calcio a Wembley, in casa degli avversari. Doppio gusto.

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Era già iniziata come una grande festa. Lucio Zacchigna, 61 anni, impeccabile padrone di casa (è il custode del campo) con il suo inappuntabile grembiule fa gli onori servendo la pasta.

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Lo affianca sua moglie Susanna, instancabile con pignatte e spatole per arrostire la carne. In prima fila c’è l’allenatore del San Luigi calcio, che gioca in Eccellenza tra i dilettanti. Gigi Sandrin, mister di ritorno, non ha dubbi: «L’Italia ha meritato di andare in finale, ha dimostrato fin qui di aver un bellissimo gioco, ha giocato più calcio di tutti». Ma non gli va di fare il tecnico, stasera è un tifoso anche lui e brinda con un boccal e di birra con l’amico Mauro Pescatori, ex giocatore delle serie minori, con un padre che è stato mister storico del dilettantismo triestino.

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È un gruppo ben assortito e affiatato quello di Melara, hanno guardato insieme tutte le partite dell’Italia all’Europeo. Ci sono ovviamente anche le donne, alcune sono mamme dei più piccoli calciatori, altre amiche o amiche degli amici. Come Paola, beccata dagli amici perché ha sangue friulano nelle vene, ma lei è nata a Trieste, ci tiene a puntualizzare tra qualche fischio. Capelli con le mèches, trucco perfetto, non si nasconde: «Non seguo il calcio – dice sorridendo – sono qui solamente perché non volevo restare sola a casa».

Al suo fianco Francesca, già abbronzatissima da vera triestina. A lei invece il calcio piace, lo segue, milanista ha il figlio tra i giovanissimi del San Luigi. Di fronte a lei, in chiaro silenzio pre partita, c’è Daniele, una carriera da libero alle spalle ostenta ottimismo. «Vinciamo dice, 1-0 o 2-1» e qualcuno si tocca le parti basse prendendolo a sberleffi. Stefano in campo con i colleghi era scettico all’inizio nei confronti dell’Italia poi si è convinto dopo la gara contro il Belgio.

Nell’altra tavolata già si brinda a spumante. Inguaribili ottimisti? No, è anche la festa di Marco che è stato promosso alla maturità sostenuta al Da Vinci. Con lui c’è mamma Elena che riempie i bicchieri di carta e con le amiche taglia i profiteroles da accompagnare con lo spumantino (saremo italiani per qualcosa). Con Marco le due nonne, Rosa e Luciana, tifosissime della nazionale e che non si perdono un incontro. Nonna Rosa è anche quella che ha comperato le bandiere, e che vuole che la partita vada ai rigori. «Mi piacciono tanto», afferma, mentre l’altra nonna Luciana dissente in modo più che evidente.

A festeggiare con Marco ci sono anche i suoi amici, il suo gruppo, ci sono Alice e Luca teneramente stretti come i fidanzatini di Peynet. Più in là spuntano Lorenzo, Nazareno ed Eva. I due maschi si legano il tricolore sulle spalle, mentre Eva proprio non sembra interessata all’incontro di Wembley e, infatti, a inizio partita se ne va.

Ma, attenti, è arrivata l’ora ics. Le squadre entrano sul rettangolo di gioco. Tutti in pedi a cantare l’inno di Mameli, talmente stonati che le campane della vicina chiesa di Cattinara sembrano Pavarotti. Ma il cuore c’è. C’è tutto. I bambini si raggruppano davanti al televisore e iniziano a tifare. Sembra di essere in curva Sud, con il mister del San Luigi capo degli improvvisati ultras. Ma l’entusiasmo dura poco. Solo tre minuti, quelli che impiega l’inglese Shaw a battere Donnarumma. «Noooo, hanno già segnato – sbotta la signora Elena – e dire che non mi sono neanche seduta». E i due fidanzatini di Peynet si consolano.

L’atmosfera si raffredda, così come la grigliata. Fabio, allenatore dei giovanissimi regionali del San Giovanni perde il pelo ma non il vizio. «Non vanno da nessuna parte – spiega – ci manca la profondità, basta con questo Immobile e dentro il gallo Belotti». Ma non fa proseliti. I musi sono lunghi, le donne fanno già salotto parlando di parrucchieri. Ma al 67’ arriva il pari di Bonucci e l’urlo è catartico...Non basta. Supplementari, la tensione sale in un crescendo rossiniano.

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