Contenuto riservato agli abbonati

Padri o padroni? La risposta a un dilemma

La questione, a vedere bene, riguarda ciascuno di noi, in qualunque ambito viviamo, e non solo i maschi

TRIESTE Le recenti polemiche attorno al ruolo “politico” impersonato da Beppe Grillo riportano in primo piano due parole, padre e padrone, sulle quali non si è mai fatta completa chiarezza. Una implica necessariamente l’altra? Si può essere padri senza diventare padroni (come si è preteso anche in quest’ultimo episodio di cronaca)?

Sono domande che in realtà provengono da un passato molto remoto e che continuiamo a ripetere senza trovare risposte soddisfacenti. Come se, nonostante ogni scavo critico, qualcosa rimanesse sospeso in maniera imbarazzante: sempre, il padre esercita un suo ruolo di padrone. E quando lo stesso Grillo si è schermito dicendo “Non sono il padrone del mio movimento, sono soltanto il padre”, la sua difesa non ha convinto quasi nessuno.

La questione, a vedere bene, riguarda ciascuno di noi, in qualunque ambito viviamo, qualunque ruolo privato o pubblico stiamo giocando, e inoltre non è una questione declinabile solo al maschile. Sul significato e sul ruolo del padre abbiamo a disposizione intere biblioteche che li studiano nella loro pregnanza e nelle loro articolazioni di ordine storico.

È stata comunque la psicoanalisi a darci l’interpretazione più approfondita, dalla quale l’elemento più interessante che emerge è che, oggi, quanto meno nella cultura che ci appartiene, la figura del padre sta depotenziandosi, sia nel senso che ha perso effettivamente potere, sia anche nel senso di una trasformazione da figura tradizionalmente autoritaria a figura che mantiene la sua autorevolezza attraverso una presenza non verticistica ma costituita dalla disponibilità e da un sapere pratico accumulato attraverso l’esperienza.

Dovremmo dunque commisurare questa apparente perdita (un padre che non è più in grado di dare ordini e che non li vuole dare ai propri figli) con un eventuale guadagno che possiamo ricavarne a vantaggio della vita comunitaria, famigliare ed extra-famigliare, e dei modi di stare nelle relazioni, cioè dentro il tessuto stesso del nostro vivere assieme. Dovremmo, ma siamo ancora lontani, molto lontani da una simile consapevolezza che comporta, evidentemente, un uso diverso della parola padrone.

L’importante sarebbe che cominciassimo almeno a riconoscere alcune inopportunità che trattiamo come ovvie. Che il padre equivalga tendenzialmente a un padre-padrone non è per nulla scontato come di solito crediamo, considerando ovvio che il padre sia autoritario (perfino quando ci lamentiamo di essere diventati una “società senza padri”) e il padrone corrisponda esclusivamente a un potere effettivo di padronanza sugli altri, quasi un’evocazione del persistere della coppia padrone-schiavo.

Queste ovvietà innervano ancora oggi il nostro mondo sociale senza neanche bisogno di riferirsi a quelle culture arretrate che ci scandalizzano ogni volta che ci arrivano vicino con pratiche che consideriamo barbariche. Le forme di padronanza che abbiamo sotto gli occhi ci sembrano e sono effettivamente arretrate, per cui facciamo molta fatica a scollegare la nostra idea di padrone da questa pratica quotidiana della padronanza. Ne segue che operiamo un salvataggio del padre solo scindendo il padre dal padrone e dalla padronanza.

Certo, il padre non deve essere un padrone – diciamo a noi stessi, tranquillizzandoci. In realtà, resta sempre il dubbio che nessun padre sia davvero immune da pratiche di padronanza. La conclusione alla quale possiamo arrivare è alquanto sconsolante: siamo dei padri o lo diventeremo (ma possiamo “comportarci da padri” anche senza esserlo, perfino se siamo madri, anche se non siamo maschi) senza possedere un’identificazione precisa del senso da dare a questa parola così abusata e capace di produrre conseguenze pesanti sulla società.

In aggiunta, crediamo di avere completa chiarezza su che cosa significhi la parola padrone e a quali effetti essa dia luogo.

Dato che in definitiva diamo alla padronanza una connotazione negativa (salvo praticarla normalmente), non ci chiediamo neppure come mai padre e padrone siano assimilabili proprio come parole, e che cosa possiamo fare per diradare o dissolvere questa scomoda parentela non solo lessicale. Ci vorrebbe un’esigenza di pensiero critico che ci spingesse un poco più in là del semplicemente ovvio.

Video del giorno

Isole Faroe, 1500 delfini uccisi sulla riva: un massacro senza precedenti

Timballo di alici

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi