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Dai sanitari alla politica critiche a De Monte per il vaccino cinese

Peratoner (Aaroi-Emac): «Scelta incomprensibile, una furbata normativa».Pd e M5S: «Pessimo esempio». ll Patto: «I vertici di Arcs e Sores si dimettano»

TRIESTE L’Ordine dei medici della provincia di Udine conferma che il caso De Monte, con la novità della vaccinazione con il cinese Sinopharm, «è sotto esame da un punto di vista deontologico». Ma dalla sanità e dalla politica arriva, prima ancora di qualsiasi eventuale sanzione disciplinare, una nuova raffica di critiche nei confronti del direttore del Dipartimento di anestesia e rianimazione del Santa Maria della Misericordia di Udine e prossima guida della centrale operativa di Palmanova.

Dopo settimane di polemiche, De Monte aveva comunicato l’avvenuta vaccinazione anti Covid, ma, a quanto emerso in queste ore, la dose utilizzata è stata di un farmaco non autorizzato in Italia. I toni più duri sono quelli di Alberto Peratoner, presidente di Aaroi-Emac Fvg: «Prendiamo una volta ancora netta distanza da scelte personali che stanno fuori da ogni evidenza scientifica e contesto normativo».

Quello che preoccupa il responsabile del 118 triestino è «il pessimo messaggio indirizzato ai cittadini, tanto più deleterio in una fase in cui si tratta di insistere sui dubbiosi riguardo alla vaccinazione. Proprio per questo – prosegue Peratoner – ci saremmo aspettati una presa di posizione a livello politico, che al momento non c’è stata». Il non autorizzato Sinopharm è sostanzialmente un non vaccino? «Dal punto di vista scientifico, vista la copertura nettamente inferiore di quel prodotto, la scelta è incomprensibile. Dal punto di vista normativo la ritengo invece una furbata», osserva ancora Peratoner.

Gian Luigi Tiberio, presidente dell’Ordine dei medici udinesi, parla intanto di «discrepanze sulle possibilità di utilizzare un vaccino non autorizzato. Sull’intera vicenda, sul fronte deontologico, è stata aperta un’istruttoria in commissione disciplinare e naturalmente sentiremo le ragioni di De Monte».

La politica intanto interviene da più parti. Cristiano Shaurli, segretario regionale del Pd, ironizza: «Mancava ormai solo il vaccino cinese». Nel merito, la preoccupazione è sul messaggio alle famiglie e ai cittadini, «se le figure apicali della sanità regionale, chi ha diretto in questi mesi drammatici il servizio di anestesia e di rianimazione dell'Ospedale di Udine, si vaccina con un vaccino non riconosciuto dall'Ema». La richiesta dem al presidente Massimiliano Fedriga è a intervenire: «Se si danno questi esempi, mi chiedo come possiamo chiedere alle famiglie di essere responsabili, di vaccinarsi e di arrivare preparati con i propri figli alla riapertura della scuola».

Mentre Italia viva deposita un’interrogazione parlamentare con la deputata Lisa Noja, che chiede conto di comportamenti che «fanno venire meno la fiducia dei cittadini», in Regione il gruppo consiliare M5S punta sugli effetti politici del caso e sul prossimo ruolo in Sores di De Monte. «Non basta essere considerati delle risorse per il nostro sistema sanitario, avere ricevuto un incarico in barba a un concorso già avviato o potersi avvalere di un ruolo non in prima linea per andare oltre le regole. L’esempio che viene dato in piena campagna vaccinale – denunciano i consiglieri M5S –, soprattutto a chi ancora si deve convincere a prendervi parte, rischia di essere devastante». Di «rischio confusione» parla anche Walter Zalukar del gruppo Misto, mentre il Patto per l’Autonomia, con Massimo Moretuzzo, interroga e dichiara: «Le dimissioni dei vertici Arcs e Sores sono il minimo. È ora che la politica si assuma le proprie responsabilità in questa gravissima vicenda, che sta generando più di una perplessità. L’assessore Riccardo Riccardi deve precisare se intenda revocare l’incarico a Tonutti e De Monte».

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