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Sanità, il cardiologo Sinagra: «Il supporto privato è irrinunciabile ma niente sostituzioni del settore pubblico»

Il direttore della Cardiologia di Trieste sottolinea la rilevanza del privato in un ruolo che deve essere «governato e ben controllato» 

TRIESTE «Il privato è un supporto fondamentale, irrinunciabile, che va governato e ben controllato, ma non è un percorso alternativo o sostitutivo». Gianfranco Sinagra, direttore della struttura complessa di Cardiologia dell’Azienda sanitaria universitaria integrata di Trieste, interviene sul tema che ha acceso lo scontro tra i sindacati di categoria. E non ha dubbi nel sostenere, tanto più in tempo di Covid, la forza del sistema sanitario pubblico.

Professor Sinagra, quanto ha inciso la pandemia sulla gestione ordinaria?


«Ha certamente proposto scenari di gravità alla presentazione clinica dei malati legati a rinvii, timori da parte dei pazienti nei confronti degli ospedali in emergenza, ma ha anche rappresentato la forza di un sistema sanitario pubblico, solidale e universalistico, da difendere e sostenere».

Ne sono emersi anche i limiti?

«I limiti e i meriti di un sistema sofferente ma solido che, 24 ore su 24, incessantemente, ha saputo dare risposte concrete con le risorse a disposizione. La sanità pubblica non ha potuto tirarsi indietro. Si è esposta e, in alcuni casi, ha pagato con la vita. In questo contesto, ciò che non era prioritario e urgente è stato rinviato e si è accumulato, generando nel lungo termine di questo anno e mezzo attese, ritardi, delusioni e frustrazioni nei pazienti, famiglie, ma anche negli operatori e nei team».

Rischiamo di pagare, e in che tempi, l’inevitabile rallentamento sui fronti della prevenzione e della diagnosi?

«Il rischio esiste e dobbiamo evitare che divenga ingovernabile per l’ondata di patologie rinviate in fase di elezione che diventano urgenze sei mesi o un anno dopo. Dobbiamo costruire organizzazioni che, partendo dalla massimizzazione della risposta pubblica, sappiano fronteggiare questa fase. In cardiologia e cardiochirurgia, dove la maggioranza delle condizioni rappresentano un’urgenza, le ripercussioni sono state limitate, ma lo sforzo organizzativo e le tensioni sono stati enormi e il ridimensionamento delle attività ambulatoriali massivo. Adesso bisogna recuperare con impegno, razionalità e organizzazione».

Liste d’attesa: quale soluzione per contenerle?

«Anche attraverso l’iniezione di risorse e lo sviluppo di innovazioni che rendano il sistema ancor più attrattivo. Tutti dobbiamo avere attenzione massima all’appropriatezza, alla revisione critica costante e all’analisi degli esiti. Le nostre performance e i correttivi non vanno valutati in maniera autoreferenziale, ma con il confronto con realtà esterne. I dati negativi, gli indicatori insoddisfatti non possono trovarci indifferenti. Ma il privato non può e non deve sostituire la sanità pubblica, i cui costi fissi peraltro continuano a correre. Dovrà supportare, ma non subentrare al pubblico e anche sul privato dovranno esercitarsi controlli stringenti su appropriatezza, efficienza e costi».

La fuga verso altre regioni è un’altra criticità.

«È una fuga circoscritta soltanto ad alcune realtà e non a tutta la sanità. Bisogna approfondirne in maniera diretta e aperta le ragioni e ricercare nel pubblico, che esiste e costa, le possibilità di una riconversione e di un recupero. Gli anelli che alimentano le fughe sono molti, alcuni probabilmente perversi, incontrollati e ingiustificati».

Pubblico e privato: come rendere possibile l’integrazione?

«L’area dell’urgenza ed emergenza, del Pronto soccorso, dei malati critici ad alta complessità continueranno inevitabilmente a essere pertinenti alla sanità pubblica. Credo anche l’area dell’alta tecnologia e dei percorsi di cura ad alta integrazione. Il privato è un supporto fondamentale, irrinunciabile che va governato e ben controllato, ma non è un percorso alternativo o sostitutivo. Pericoloso farsi travolgere dai tempi d’attesa per aprire in urgenza percorsi incontrollati nelle reali priorità ed efficacia della risposta».

Il modello Lombardo è dietro l’angolo?

«La pandemia ha dimostrato che in Lombardia è la sanità pubblica ad aver fronteggiato la parte ampiamente prevalente della domanda e dei bisogni di salute ogni ora, ogni giorno, in ogni area. Il privato ha supportato e va ringraziato per l’apporto dato. La Lombardia ha anche evidenziato quali rischi concreti si corrano a indebolire la sanità pubblica». —



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