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Presidenza slovena dell’Ue, Pahor avverte Janša: attento a quel che dici

Il capo dello Stato interviene alla vigilia dell’illustrazione del programma che il premier sloveno terrà all’Europarlamento

LUBIANA Da Brdo pri Kranju a Bruxelles, dalle polemiche con la Commissione Ue sulle posizioni sovraniste e a difesa dei Paesi del Gruppo di Višegrad (che vedrà venerdì), all’esame davanti all’Europarlamento. Dalla padella alla brace?

Il premier sloveno Janez Janša sarà martedì 6 luglio davanti ai deputati europei per spiegare il programma di presidenza Ue del suo Paese, un incontro che normalmente sarebbe stato routine e rispetto nei confronti dell’organismo legislativo dell’Ue, ma che dopo l’imbarazzante disparità di vedute con la presidente della Commissione Ursula von der Leyen evidenziata a Brdo pri Kranju e la rabbia del suo vice, Frans Timmermans che non ha voluto partecipare per protesta alla tradizionale foto di famiglia dell’evento, il giudizio del Parlamento europeo diventa un passaggio chiave per sdoganare la Slovenia o per condannare il suo premier per non rispettare lo stato di diritto e la libertà di stampa nel suo Paese.


E siccome ha già dovuto cercare di tamponare la falla politica e istituzionale con la stessa Von der Leyen a Brdo dove l’ha incontrata e si è intrattenuto con lei per un bel po’ di tempo, il presidente della Repubblica di Slovenia, Borut Pahor, alla vigilia dell’esame davanti l’Europarlamento per il premier Janša, ha parlato molto chiaro. Egli ha espresso la speranza che oggi Janša non dica tutto ciò che pensa quando si rivolgerà al Parlamento europeo, ma che sia consapevole - secondo Pahor - che tutto ciò che farà e dirà, lo farà a nome della Slovenia. «Deve stare attento», ha avvertito il capo dello Stato, aggiungendo che non vuole dare consigli. «Vorrei solo che andasse bene martedì», ha aggiunto.

E Pahor ha parlato anche della cultura del dialogo nel suo discorso solenne a Ludranski vrh sopra Črna na Koroškem al 30° incontro sotto la Najevska lipa, la madre di tutti i tigli sloveni. Il presidente ha detto che secondo le sue osservazioni, preferiamo rivolgerci a persone che hanno opinioni simili, ma secondo Pahor dovremmo fare uno sforzo per rivolgerci anche a coloro che non sono d'accordo con noi o la pensano diversamente. «Non basta rivolgersi solo ai propri seguaci» è convinto Pahor, che, pronunciando queste parole, ha pensato inevitabilmente a Janša e alle dichiarazioni del premier fin qui pronunciate in Europa.

Riguardo alle parole offensive del ministro degli Interni Aleš Hojs dirette contro Bruxelles (ha parlato di «porci» ndr.) Pahor le ha definite indegne del suo ruolo e ha affermato di aspettarsi le sue scuse.

Poi una piccola lezione di diplomazia: «Quando si parla non solo a titolo personale, a nome del governo e del nostro Paese, ma anche a nome del Consiglio dell'Unione europea, si deve stare tanto più attenti a cosa e come lo si dice in modo da non essere fraintesi. Non dobbiamo ritenere che si debba affermare una posizione che sia necessariamente accettabile per tutti, ma questa deve essere espressa con rispetto».

Il gruppo dei Socialisti e democratici dell’Europarlamento (S&d) si sono già detti «preoccupati» per la presidenza Ue alla Slovenia sotto il comando del premier Janša. «Saremo molto critici con lui martedì (oggi ndr.) in plenaria», hanno annunciato dall’S&d. «Più resta al potere e più non sarà servito bene il popolo sloveno», hanno fatto sapere i socialdemocratici che contano su 146 deputati.

Quel che è certo è che oggi il premier sloveno più che nell’emiciclo dell’Europarlamento si sentirà come al centro del Colosseo. —

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