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Morto a 11 anni nell’Isonzo: correnti e piena d’acqua le insidie, ma i tuffi non si fermano

La traversa dell’Isonzo nel parco di Piuma, c’è chi continua a fare il bagno e le reti sfondate con il cartello di pericolo Foto Pierluigi Bumbaca

È come se nulla fosse accaduto dopo la tragedia a Salcano, vicino a Gorizia. Reti sfondate al parco di Piuma per andare a fare il bagno

GORIZIA. Due giovani vittime in meno di un anno. L’incidente che mercoledì pomeriggio ha causato appena oltre il confine la morte di un bambino sloveno di 11 anni, porta subito alla mente quello simile avvenuto il 28 luglio scorso, sempre nelle acque dell’Isonzo, sempre di fronte allo stadio del kayak di Salcano. Allora, però, a causare l’annegamento di un bambino di 10 anni era stata un’onda di piena, in questo caso è stato un oggetto sommerso.

Secondo il resoconto fornito dalla polizia di Nova Gorica, il ragazzino stava nuotando circa un centinaio di metri a valle delle rapide con giubbetto di salvataggio e caschetto quando è rimasto impigliato in un non meglio identificato pilastro di legno che si trovava sotto la superficie. A quel punto il bambino ha cercato di liberarsi, ma la corrente era troppo forte e lo spingeva sotto il pelo dell’acqua. Ad aiutarlo sono arrivati un istruttore e un passante che si trovavano nelle vicinanze, ma il loro intervento non è bastato a salvargli la vita. E non sono stati sufficienti gli interventi, tra gli altri, dei sommozzatori dei vigili del fuoco e dei sanitari dell’ospedale. Il tentativo di rianimazione da parte di un medico, non ha avuto successo.

Sull’episodio sta ora indagando la polizia criminale di Nova Gorica e allo stadio del kayak, dove nel fine settimana è prevista una gara europea della Junior Cup di slalom, non c’è molta voglia di parlare e gli allenamenti proseguono come se nulla fosse successo.

Da quanto è stato possibile ricostruire, questa volta, la giovane vittima conosceva il fiume. Mentre il ragazzino affogato lo scorso anno era ospite dei nonni per le vacanze estive, l’11enne deceduto mercoledì praticava kayak a Nova Gorica e al momento della tragedia si stava concedendo un bagno con i compagni di squadra.

Nel caso specifico, dal momento che la giovane vittima indossava sia il caschetto, sia il giubbetto salvagente, si può forse parlare di tragica fatalità, ma, dopo quanto accaduto la scorsa estate, a Nova Gorica si è sviluppato un dibattito sulla pericolo rappresentato dalle onde di piena che seguono ai rilasci d’acqua della centrale idroelettrica.

In soli 20 minuti il livello del fiume può salire pericolosamente. Lo sanno bene i vigili del fuoco di Gorizia e Monfalcone che spesso sono chiamati ad intervenire per soccorrere chi rimane bloccato sugli isolotti di ghiaia dell’Isonzo. Nonostante i cartelli posizionati lungo tutto il fiume, sia in Italia sia in Slovenia, molti continuano ad ignorare gli avvisi e sfidando la sorte. —

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