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Monfalcone, una donna denuncia molestie: «Erano due uomini, sono scappata»

Il fatto avvenuto sabato scorso alle 21 raccontato il giorno dopo alla polizia locale: «Prima sono stata spinta contro il muro e immobilizzata, poi quelle frasi oscene»

MONAFLCONE Una donna di 53 anni, monfalconese, si è recata al comando della Polizia locale per denunciare un episodio di grave molestia, subìta sabato sera a pochi passi da casa. Ha riferito agli agenti di via Rosselli di essere stata avvicinata da due uomini, presumibilmente di nazionalità straniera, e trattenuta, spalle al muro, contro la sua volontà mentre uno dei due le diceva frasi lascive, chiaramente non gradite: «Mi piaci, mi piacciono le tue labbra, mi piacciono le tue tette». Il contesto: una pubblica via e il sole non ancora tramontato, nel periodo di massimo picco di luce. Con il secondo uomo a tentar poi di far desistere l’amico, o forse solo un semplice conoscente, dall’approccio morboso, vissuto come una vera e propria aggressione, sebbene alla fine la donna sia per fortuna riuscita a fuggire via e a barricarsi nella sua abitazione, rifiutandosi di uscire nuovamente.

Il fatto, sempre stando al resoconto, viene circoscritto tra le 21 e le 21.30 al massimo, nel rione di San Polo. In quel lasso la donna si apprestava a «raggiungere a piedi un amico residente poco distante, che doveva recarsi a fare il pieno di gasolio in Slovenia»: al termine i due si sarebbero fermati a bere una cosa insieme, cosa poi non avvenuta, appunto a seguito dall’accaduto, riferito anche al vicino. Sotto choc per l’episodio, la donna ha avuto il coraggio di rivolgersi alle forze di polizia soltanto il giorno dopo. Quando ha composto il numero unico di emergenza e riferito le moleste attenzioni subìte sabato, venendo, come raccontato, sollecitata a rivolgersi alle autorità preposte. In generale, una tempestiva segnalazione può esser utile a individuare l’autore di comportamenti censurabili e le forze dell’ordine la raccomandano sempre.

La donna è ancora scossa. Spiega di non aver avuto la prontezza di reagire subito, perché rimasta come «paralizzata, turbata». Racconta che «da giovane aveva vissuto un episodio ancor più grave» e in qualche modo le molestie di sabato lo hanno rievocato. «Mi sono chiusa in casa, non ho voluto più uscire – racconta – solo la mattina dopo ho realizzato e mi sono rivolta al 112». Colta di sorpresa e spaventata, non ha saputo fornire una descrizione dei due uomini. «Avevano i capelli corti, la pelle scura: quello che ha parlato, lo ha fatto in italiano, ma con accento straniero», dice. «Io – prosegue – indossavo jeans e una giacchetta, non avevo nulla di ammiccante o vistoso. Ero truccata normalmente. In quel momento non avevo la mascherina sul volto perché ero sola in strada e mi accingevo a raggiungere il mio amico, a breve distanza da casa». Il dettaglio spiega l’apprezzamento alle labbra rivoltole dall’uomo, mentre la descrizione dell’abbigliamento non rileva: mai un abuso può essere giustificato o ricondotto alla più succinta delle mise. Una donna, peraltro in questo caso mamma, è libera di vestirsi come più le aggrada senza per questo dover essere oggetto di morbose attenzioni. «Quello che mi ha detto le cose sulla bocca e il seno – continua la vittima –, mentre venivo trattenuta contro un muro senza potermi liberare, era il più basso dei due, tra i 25 e i 30 anni. Siccome era ancora piena luce e la strada di norma frequentata, l’amico lo spronava ad andar via». Forse qualcuno ha assistito alla scena: una testimonianza potrebbe rivelarsi utile.

La cittadina è arrabbiata: «Non è possibile che una donna di 50 anni subisca queste “attenzioni” praticamente davanti casa, mi vien voglia di vender tutto e trasferirmi – conclude –: sarebbe bene che il Comune attrezzasse anche le periferie e la zona di San Polo con le telecamere. Per fortuna non è successo qualcosa di più serio, ma ritengo si debba sapere quanto è capitato, perché al posto mio ci sarebbe potuta essere una ragazzina».

«La signora ha ragione e sono molto più arrabbiata di lei a sapere che c’è uno schifoso in giro che fa queste cose – ribatte il sindaco Anna Cisint –. Posso garantire che anche quell’area, non periferica, bensì centrale è monitorata e che ci saranno indagini approfondite sulla vicenda. L’ente ha investito 700 mila euro in telecamere».

La Polizia locale, invece, si limita a confermare la ricezione della denuncia. L’atto è stato trasmesso alla Procura, da prassi in simili circostanze.

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