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Le quattro aziende di Tpl reclamano dalla Regione Fvg 20 milioni di arretrati

Sotto accusa i mancati fondi per gli oneri contrattuali. Trieste, Pordenone e Udine avviano una causa civile. E Gorizia, in solitaria, firma un decreto ingiuntivo

TRIESTE Unite per anni nella battaglia vinta contro lo Stato per l’affidamento del servizio sul territorio regionale al consorzio Tpl Fvg Scarl, le aziende del trasporto pubblico locale e la Regione si dividono ora sulla copertura del contratto nazionale di lavoro. Una partita, arretrati compresi, che vale al momento 20 milioni di euro. Il confronto non è uno scontro, fanno sapere le controparti, ma su un contenzioso molto tecnico ci sono comunque una causa avviata da Trieste Trasporti, Saf Udine e Atap Pordenone e un procedimento di ingiunzione, di pochi giorni fa, dell’Apt di Gorizia, società in cui il Comune capoluogo conta il 19,7% delle quote e quello di Monfalcone il 12,54%. Un passo, quello di Apt, che ha non poco sorpreso il consorzio.

La vicenda si apre nel dicembre 2019, quando una delibera della giunta Fedriga dispone la «sprenotazione» di 3,7 milioni di euro prenotati solo tre mesi prima. Quella cifra sarebbe stata erogata, come negli anni precedenti secondo la legge 296/2006, «ai fini della parziale copertura dei maggiori oneri sostenuti dalle aziende del Tpl derivanti dall’applicazione del Ccnl degli addetti del settore. Effetto di quanto accaduto nei primi anni 2000, quando i ripetuti scioperi convinsero il governo a farsi carico di una parte del rinnovo del contratto (nel caso di Trieste una media di 500 euro lordi annui per ciascuno degli 800 dipendenti). Dopo la firma sul biennio 2006-2007, la Stato ha iniziato a girare alla Regione la quota concordata, anche se con non poco ritardo: la delibera di prenotazione dei 3,7 milioni di fine 2019 si riferiva all’annualità 2012.

Il motivo della «sprenotazione»? La giunta lo spiega in delibera: «A seguito di approfondimenti della direzione centrale sui dati forniti dalle aziende Tpl, essendosi rilevata una situazione di anticipazione da parte della Regione nell’ambito dell’indicizzazione del corrispettivo dei maggiori oneri sostenuti per i rinnovi contrattuali, l’erogazione delle risorse statali risulterebbe illegittima in quanto duplicherebbe una corresponsione già intervenuta». In sostanza, la Regione ha ritenuto che il riconoscimento negli anni precedenti dell’adeguamento Istat avesse coperto pure la parte del ccnl e dunque le aziende avrebbero già ricevuto in anticipo quanto di diritto.

Un’interpretazione non condivisa dalle società, ma con reazioni diverse. Trieste, Udine e Pordenone hanno avviato nel settembre 2020 una causa al Tribunale civile di Trieste contestando che il flusso dei fondi statali per il 2012, il 2013 e il 2014 (tutti ricevuti dalla Regione, dal 2015 i trasferimenti statali si sono interrotti) fosse diventato oggetto di uno stop unilaterale. Fatti i conti, posto che la partita vale annualmente 3,2 milioni di euro per Trieste Trasporti, 2,5 milioni per Saf, un milione per Atap e 800mila euro per Apt, si parla, allo stato, di una ventina di milioni complessivamente. La Regione si è opposta sostenendo che il tribunale competente non fosse quello civile, ma quello amministrativo, e sarà la Cassazione a dare una risposta definitiva sulla questione.

Nell’attesa, una decina di giorni fa, Gorizia si è mossa in solitaria. La presidente di Apt Gorizia, Caterina Belletti, è avvocato. E da avvocato spiega la convinzione che «le modifiche via decreto della Regione su due partite diverse, una normativa e l’altra pattizia, adeguamento Istat e contributi ccnl, con contestuale decisione di non erogare più quelle risorse, non sono a nostro parere corrette». Di qui la decisione di avviare nei confronti della Regione il procedimento di ingiunzione per 2 milioni, limitatamente a una delle due voci in discussione: «Volevamo definire ogni passaggio anche a valere sul bilancio. Ma, dato che sul capitolo Istat c’è già un regolamento preventivo di giurisdizione, abbiamo deciso un’azione monitoria, appunto il decreto ingiuntivo, esclusivamente per il recupero delle somme del ccnl». La presidente precisa peraltro di «coltivare anche il tentativo di recupero della voce Istat», ma di «attendere che la Cassazione si pronunci sul regolamento di competenza».

La Regione ha 40 giorni per impugnare il decreto, e lo farà, con conseguente giudizio successivo. Ma l’iniziativa di Gorizia ha spiazzato non solo la Regione, ma pure il consorzio, informato la scorsa settimana in consiglio di amministrazione. «L’azione delle aziende è legittima, ma, in questo caso, ci ha sorpreso apprendere in consiglio di amministrazione che il decreto aggiuntivo fosse stato già stato notificato – osserva Aniello Semplice, amministratore delegato di Trieste Trasporti e di Tpl Fvg Scarl –. Sarebbe stata più opportuna un’informazione preventiva».

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