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L’architetto israeliano Ron Arad firma il manifesto della Barcolana 53: «Qui si vive nella bellezza»

Ron Arad e il suo manifesto per la Barcolana

Artista e noto designer internazionale, ha realizzato il manifesto durante il lockdown a Londra. «Qui mio padre vide il mare per la prima volta: godiamoci il mondo che c’è fuori e ciò che dà»

TRIESTE. Un invito a godere il mondo che c’è fuori. E soprattutto la Barcolana, a Trieste, la città da cui suo padre per la prima volta vide il mare. Con questo messaggio ha realizzato il manifesto della Barcolana Ron Arad, architetto, artista contemporaneo e icona del design internazionale, nato a Tel Aviv nel 1951 ma da 15 anni residente a Londra. Lo ha prodotto durante il lockdown, utilizzando un pennello digitale in modo che ciascuna pennellata corrispondesse a un unico gesto.

Com’è nata la collaborazione con Barcolana?

«Attraverso illy, per cui ho lavorato in passato, per la illy Art Collection, la meravigliosa collezione di tazzine realizzata da diversi artisti. Ho avuto la fortuna di parteciparvi anch’io e mi sono anche divertito. Adesso per Barcolana ho collaborato per questo bellissimo progetto che celebra l’evento velico».

È la prima volta che lavora con il mondo dello sport?

«Ho realizzato delle grafiche per Le Coq Sportif nell’ambito del Tour de France. Però questa è la mia prima collaborazione per un evento velico».

A che cosa si è ispirato per realizzare il manifesto?

«Sono uno spettatore di eventi come la Barcolana, non un partecipante, almeno per ora. Per me, quindi, la principale attrazione è quella visiva, in questo caso delle barche a vela e dell’acqua. Osservo e guardo, giocando con questi temi. Il risultato deriva dalla bellezza di osservare le barche e la creatività, l’intelligenza e la passione di chi naviga, che ho poi avuto il piacere di disegnare. Ho inserito una barca nel mezzo perché rappresenta il gruppo, che è fatto di individui. È stata un’occasione per godere della bellezza».

Qual è il messaggio che ha voluto esprimere attraverso questo lavoro?

«Il mondo che c’è fuori. Ho realizzato il mio disegno durante il lockdown, a casa mia, a Londra. Il messaggio è: godetevi ciò che c’è fuori e il piacere di vivere la Barcolana. È meraviglioso quello che puoi fare quando sei a casa tua e pensi a ciò che c’è all’esterno: ecco, questo è quello che rappresenta il mio lavoro».

Come lo ha realizzato?

«Utilizzando un tipo di pennello digitale di modo che ciascuna pennellata corrispondesse a un unico gesto, senza andare avanti e indietro, perché questo è lo spirito che ho percepito di una barca a vela sull’acqua».

Nel 2018 Marina Abramovic realizzò il manifesto della Barcolana, sollevando alcune polemiche. Ha avuto modo di leggerle?

«Si trattava di un tipico pezzo di Marina Abramovic, e il tema, se ho compreso bene, è molto importante - “We are all in the same boat” (“Siamo tutti sulla stessa barca”) e io penso che la realtà sia proprio così.

Che cosa le fa venire in mente Trieste?

«Conosco Trieste perché sono venuto in Italia per diversi lavori. In particolare per collaborazioni con aziende di Venezia, Udine e altre zone, tra cui Venini, Moroso, Magis e illy, appunto. A Trieste il mare e la costa sono bellissimi, voi vivete nella bellezza che io ho potuto visitare. Anche in questo caso guardo tutte queste cose da esterno, il che è un piacere. Mio padre peraltro venne a Trieste, per poi andare a Vienna. La prima volta che vide il mare fu qui e per lui fu una città importante».

Lei è nato a Tel Aviv, in Israele.

«Sì e vivo a Londra da 15 anni, però mi manca il Mediterraneo, che amo più dell’Atlantico».

Trieste è una città multiculturale, un melting pot viene definita: la conosce anche sotto questo punto di vista?

«Sì, è anche una città portuale e la sua posizione è molto speciale in Europa».

Sarà qui a ottobre per la Barcolana?

«Lo spero davvero, e che la situazione pandemica migliori e di poter vivere di più all’esterno che all’interno».

Come ha trascorso la sua vita e il suo lavoro durante la pandemia?

«Io e il mio studio abbiamo lavorato principalmente da casa. Abbiamo rinunciato a molti momenti che amavamo trascorre in studio, però allo stesso tempo abbiamo scoperto che ci sono diverse cose che possiamo fare da casa. È stato un anno estremamente produttivo, ma in una maniera diversa rispetto agli anni scorsi. Abbiamo fatto ricorso molto a Zoom, collegandoci con Belgio, Olanda e Italia, e tutto ciò porta a una cosa sola: durante il lockdown la creatività è la via d’uscita. E poi ho realizzato il manifesto della Barcolana. Ho lavorato grazie alla tecnologia». Be. Mo.

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