Contenuto riservato agli abbonati

Sospesi e senza stipendio: ecco cosa rischiano cento medici no vax in Fvg

Gli Ordini attendono i nominativi, stime al ribasso: alcuni tra i 200 finiti nel mirino si sono immunizzati

TRIESTE Verso la sospensione dei medici no vax. Il numero non è definitivo, ma potrebbe risultare superiore a cento. La conta è in corso nelle Aziende sanitarie universitarie Friuli centrale (Asufc) e Giuliano isontina (Asugi), lo stesso avviene nella Friuli occidentale (Asfo). La compilazione degli elenchi richiede la separazione dei medici no vax dai guariti dal Covid non ancora vaccinati e da chi non può immunizzarsi per ragioni di salute.

Anche se il numero risulterà inferiore alle aspettative, le sospensioni dei camici bianchi rischiano di mettere in crisi il sistema sanitario regionale già provato da un anno di pandemia. La carenza di personale è cronica e ritrovarsi senza un centinaio di medici non è uno scherzo. Forse anche per questo motivo le Aziende sanitarie stanno temporeggiando. «Si tratta – assicura il vicegovernatore con delega alla Salute, Riccardo Riccardi – di una procedura complicatissima fatta di verifiche, spostamenti in altre mansioni e di diffide da parte degli avvocati».

«Su 8.500 medici iscritti in regione – spiega il presidente regionale della Federazione degli ordini dei medici del Friuli Venezia Giulia, Guido Lucchini – circa 200 risultavano non vaccinati: 19 nel Pordenonese, 105 nell’udinese e i rimanenti tra Trieste e Gorizia». Tutti sono stati sollecitati a vaccinarsi e qualcuno l’ha fatto. Tant’è che «in provincia di Udine – sottolinea il presidente dell’Ordine provinciale, Gianluigi Tiberio – avevamo 74 medici no vax, ma dopo il sollecito almeno tre si sono vaccinati». L’Azienda sanitaria Friuli centrale ha fatto sapere di avere 68 medici no vax. Ma anche questo potrebbe essere un numero parziale visto che non tiene conto dei liberi professionisti. Gli Ordini dei medici, insomma, stanno aspettando i nominativi per agire.

La normativa

«Appena avremo i nominativi dei medici non vaccinati attiveremo la procedura. La Federazione degli Ordini dei medici nazionali ci dice in modo forte e chiaro di attivare la procedura» assicura Lucchini, secondo il quale «quando si presenterà il momento gli Ordini faranno la loro parte. I medici non possono sottrarsi all’obbligo di vaccinazione. È inammissibile – insiste Lucchini – che gli ospedali possano trasformarsi in luoghi potenzialmente contagiosi per i cittadini». La Federazione, lo scorso 15 giugno, ha ricevuto dal ministero la risposta alla richiesta di chiarimento sull’applicazione della legge: «Il controllo dell’avvenuta vaccinazione spetta alle Aziende sanitarie, l’esito delle verifiche viene comunicato all’interessato, al datore di lavoro e agli Ordini professionali» precisa Lucchini nel confermare di aver inviato i nominati degli iscritti alla Regione, la quale ha confrontato l’elenco con quello dei vaccinati. Dopo essere stati contattati, i medici non vaccinati avevano cinque giorni di tempo per fissare l’appuntamento. «Le Aziende devono inviati i nomi dei medici che non possono spostare in aree dove non hanno contatto con le persone con cui concertano la loro attività, mentre la Regione deve trasmettere o nomi dei liberi professionali non ancora vaccinati». Lucchini lo ribadisce per dire che «il provvedimento di sospensione va adottato con la massima rapidità, l’azione è una mera presa d’atto. La delibera viene adottata dalla commissione medica di ogni Ordine dei medici». Rispetto alle stime iniziali, i numeri sono in calo perché, come fa notare Lucchini, «tanti, dopo aver ricevuto le missive, hanno fissato l’appuntamento». Fissare la data, però, non è sufficiente per evitare la sospensione: «Non possiamo accettare la certificazione sulla parola» sottolinea il presidente dell’Ordine di Udine al quale competono le verifiche sul caso De Monte. Nei giorni scorsi, il direttore del dipartimento di Anestesia dell’Asufc si è vaccinato, ma l’istruttoria è ancora in corso.

La campagna vaccinale

Intanto si continua a monitorare anche la campagna vaccinale. «Dal 12 al 21 giugno non si sono sottoposte al richiamo del vaccino anti Covid da un minimo del 2,8 a un massimo del 4,8 per cento delle persone prenotate. La vaccinazione eterologa e la paura di AstraZeneca alimentano indecisione. «Solo il vaccino ci consente di tenere sotto controllo le varianti» sostiene Riccardi, secondo il quale «nei giorni tra il 12 e il 21 giugno, coloro che non hanno compiuto il richiamo con la seconda dose di vaccino a base mRna sono il 2,8 per cento. A fronte di 46.403 prenotazioni ne abbiamo somministrare 45.106. Per quanto riguarda invece l’utilizzo di Astrazeneca, la differenza, nello stesso periodo, è del 4,8 per cento: sono state somministrate 12.044 richiami delle 12.652 prenotate. Sono differenze fisiologiche, la campagna vaccinale prosegue senza particolari difficoltà».

Le varianti

«Il sequenziamento rivela che in 67 dei 96 campioni analizzati è stata rilevata una variante: 35 casi di Alpha (inglese), 25 Delta (indiana) e 2 Gamma (brasiliana) mentre le restanti vanno nella categoria “altro”. Dei 67 casi rilevati, 27 sono sviluppati in ambiti familiari, 12 tra i rifugiati e 6 tra gli amici». Lo rivela Riccardi soffermandosi sul tracciamento in corso e invitando tutti coloro che hanno prenotato la seconda dose a non mancare all’appuntamento.

Video del giorno

Trieste, manifestazione contro il green pass in piazza della Borsa

Gazpacho di anguria, datterini e fragole

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi