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All’ex Filoxenia aperto in via Mazzini il nuovo hotel You me

L’albergo boutique è stato disegnato dall’architetto Micheli. Dotato di venti stanze e di una piccola area wellness

TRIESTE Vi è mai capitato di assopirvi in un letto d’albergo sul quale campeggia la scritta “The best ideas come from open minds”?

Sarà meglio cominciare daccapo. La nuova gestione griffata Borin lo ha fatto sapere con discrezione, perché prima voleva testare, rodare, verificare come rispondesse l’ultima creatura del gruppo.

Dopo un mese i riscontri della clientela, compatibilmente a un polso ancora intimidito dalla congiuntura pandemica, sono parsi incoraggianti: allora si può annunciare che il quattro stelle “You me design palace hotel” è aperto, vi si entra alla fine di via Mazzini verso il mare, ha preso il posto dell’albergo che si chiamava Filoxenia all’interno dell’edificio settecentesco proprietà della comunità greco-orientale. Non v’è stata un’inaugurazione ufficiale, si è preferito un approccio prudente, dopo aver rinviato un paio di volte il taglio del nastro.

Alberto Borin, in un quadro di espansione nord-adriatica, voleva fortemente una presenza di qualità a Trieste: la famiglia possiede 4 alberghi a Caorle, per un totale di 300 posti letto, e uno a Grado (l’ex “Friuli”, che sarà inaugurato nell’estate ’22). Nel dépliant mancava il presidio in una città che sembra pronta al decollo turistico e che pare attirare anche l’uomo d’affari. Così si è prospettata questa occasione in pieno centro, dall’altra parte della strada dove anticamente operava l’Hotel de la Ville (oggi si chiama Fincantieri). Borin ha interpellato un architetto specialista in alberghi, Simone Micheli, che ha disegnato una bianca boutique su quattro piani, dotata di venti camere equipaggiate con 46 posti letto, di un’area wellness dove l’ospite troverà una sauna, un bagno turco, le docce che al giorno d’oggi si chiamano “emozionali”. Un po’ dappertutto le iniziali “Y” e “M”, che richiamano il brand. Salvi la pietra delle scale e il ferrobattuto dei corrimano.

Il tutto per un investimento di 700.000 euro. «Le modifiche sono contenute – spiega Borin – l’edificio è vincolato e i margini di trasformabilità limitati». Sul tavolo del concergie, dalla copertina di un catalogo alto una decina di centimetri, sorride l’architetto Micheli: per lui è l’esordio in Friuli Venezia Giulia.

L’imprenditore caorlese non pone limiti alla provvidenza: sì alla clientela turistica e a quella “business”, sì al viaggiatore italico e a quello estero. La prossimità alla dirimpettaia Fincantieri lo sta convincendo a proporre convenzioni alle aziende triestine. A proposito di convenzioni, Borin ne ha firmate un paio con Park San Giusto e con il Silos affinché il cliente abbia dove parcheggiare.

La conduzione familiare del gruppo si riflette anche sull’avamposto triestino, dove non c’è il direttore ma due addette alla reception, le signore Anna e Cora, sulla cui competenza Borin confida.

Quello della dinastia alberghiera caorlese è l’ennesimo sbarco imprenditoriale veneto in terra triestina. La Serenissima si è presa la rivincita: Manuel Costantin all’Urban, Luca Boccato all’Hilton, Alfredo Rubino ai Duchi e a palazzo Pitteri. Francesco Fracasso punta adesso sull’ex Manifattura, Giovanni Rocelli ha comprato l’ex Italcementi.

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