Dal festival di Sanremo al mondo dell’operetta: gli ottant’anni di Lupi



Avere ottant’anni e non sentirli, con una lunga carriera alle spalle e ancora tanti progetti da realizzare: questo è il maestro Lupi, per tutti semplicemente Umberto, un artista che a Trieste non ha bisogno di presentazione e che oggi 22 giugno spegne 80 candeline con un’intera vita dedicata alla musica.


«Ho iniziato a suonare molto presto: a 7 anni il violino – ricorda Lupi – per poi dedicarmi l’anno successivo allo studio del piano classico, mentre a quattordici avevo già un mio complessino e a diciotto con il gruppo “Berto e i principi di Trieste” mi esibivo al dancing Odeon di via San Lazzaro».

A diciannove anni arriva la prima tournée in Germania come capo orchestra e a seguire altri ingaggi; nel 1976 partecipa al Festival di San Remo con la canzone “Una casa senza nome” di Pace, Panzeri, Pilat, ma la vera svolta avviene nel 1978.

«In quel periodo – spiega il maestro – suonavo con il gruppo “Umberto Lupi e i Flash” alla Marinella e un giorno l’amico Mario Sestan, autore ed attore di Radio Trieste, purtroppo prematuramente scomparso, mi invita a musicare un suo testo sul tram di Opicina che era fermo e si ventilava una sua possibile dismissione per gli elevati costi di gestione». «Così nacque la canzone “El novo tram de Opcina” che diventerà anche il mio primo 45 giri. E da qui è iniziata tutta una serie di lp e cd dedicati alla mia città».

Nei primi anni Ottanta arrivano anche le tournée all’estero: in Australia, in Sudafrica, in Canada, in Argentina, negli Stati Uniti ed in Europa, nelle quali propone nei club giuliani canzoni dialettali popolari.

Ma l’evoluzione artistica di Lupi non si ferma qui: nel 2005 comincia a dedicarsi al mondo dell’operetta con “Che bel che xe l’amor”, musicando un testo di Edda Vidiz, proseguendo poi con “Maximilian, il principe di Miramare”. Ora sta completando altri due progetti: «Sto musicando “Der Sturm”, con i testi di Gianluca Soli, ambientato a Trieste l’11 agosto 1914 quando partirono oltre 3.500 concittadini alla volta di Leopoli aggregati al 97° reggimento. L’altro lavoro s’intitola “Excalibur”, su testo di Edda Vidiz, che vede la luce dopo dieci anni di gestazione».

Ma il suo impegno per la diffusione della musica in dialetto è comunque continuato anche in ambito locale: per quindici anni ha portato questo genere nelle principali piazze della città durante la stagione estiva, mentre per avvicinare i più giovani al nostro vernacolo ha dato vita nelle scuole materne ed elementari al progetto “Sette note in dialetto”. Dal 2 giugno 2006 il maestro Lupi è Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana.

Una delusione: «Credevo che Maximilian tesse diventare uno spettacolo importante per la storia della città e che venisse rappresentato più volte all’anno: purtroppo non è avvenuto e mi dispiace».—





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