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Chiude l’ultimo Godina, a Trieste è la fine di un’era

Imminente la liquidazione totale del foro di via Carducci, erede dello storico grande negozio del centro dismesso nel 201

TRIESTE Dopo oltre 70 anni il marchio Godina lascia definitivamente il mondo del commercio triestino. Annalisa Godina, la nipote del fondatore di quello che è stato uno dei più importanti e più celebri negozi di abbigliamento di Trieste, ha infatti deciso di chiudere anche il punto vendita inaugurato nel 2017, aperto allora proprio per mantenere vivo quel marchio che ha accompagnato intere generazioni nella scelta dell’abito per ogni occasione. Era infatti il 29 novembre 2014 quando le serrande del grande magazzino di abbigliamento Godina si abbassavano: una notizia che aveva ferito la città, privata così di un’altra delle colonne portanti del suo tessuto commerciale.

Un duro colpo che ancora in molti non hanno digerito, continuando a ricordare gli acquisti fatti in quel grande negozio. Pochi anni dopo Annalisa Godina si era rimboccata le maniche e nei 400 metri quadrati già di proprietà della famiglia – affacciati su via Carducci nel punto che un tempo era l’ingresso principale di Godina – aveva appunto aperto il negozio dedicato sempre all’abbigliamento, riservato a donne e bambini. E così il marchio era ritornato sul mercato. Ora, invece, la decisione di chiudere e programmare nelle prossime settimane una liquidazione totale.

«Le prime giornate di sconti – conferma la stessa Annalisa Godina – le riserveremo ai clienti abituali, quelli che per decenni ci hanno accompagnati nella nostra attività, dimostrando grande stima per il nostro impegno». La decisione non è stata presa ovviamente a cuor leggero, ma «al giorno d’oggi – valuta Godina – gli imprenditori devono avere lucidità e lungimiranza: abbiamo avuto un’offerta per la locazione di questi spazi ed è un’opportunità da cogliere, considerata la grande incertezza che caratterizza questo periodo». L’identità dell’interlocutore interessato a entrare nel foro di via Carducci resta al momento “top secret”.

Il foro in questione occupa gli ultimi spazi disponibili di quello che fu il più grande e storico magazzino Godina. Gli altri la società che gestisce i beni immobiliari della famiglia li ha già affittati, in parte alla catena discount Aldi, in parte al punto vendita di articoli sportivi Cisalfa. «Posso dire di chiudere senza rammarico», aggiunge l’imprenditrice: «Quando il grande negozio ha chiuso, nel 2014, ho voluto raccogliere un’eredità di tradizione e competenze lunga 73 anni. E l’ho fatto. La pandemia, purtroppo, era un evento del tutto imprevedibile: affrontarla ha messo tanti imprenditori a dura prova, e purtroppo temo che le conseguenze si faranno sentire ancora per molto tempo».

Dopo che tanti marchi storici del commercio triestino sono spariti, l’augurio di Godina è che «questo mondo del commercio venga salvaguardato come un bene prezioso e che ritrovi unità sia tra gli esercenti che con tutti gli interlocutori: i clienti prima di tutto, ma poi anche gli istituti di credito e le istituzioni». Per Annalisa Godina «i piccoli negozi sono il fulcro della socialità e costituiscono l’identità delle varie città e dei rioni: sono il posto dove ancora esiste il rapporto con il cliente e dove fiorisce la professionalità». E rivolgendosi ai cittadini, ai consumatori, stimolandoli ad «acquistare nei negozi della propria città» - «altrimenti poi ha poco senso piangere quando un negozio storico chiude» - la rappresentante della stirpe Godina ricorda che «dietro a ogni piccolo negozio ci sono infiniti sacrifici, ci sono professionalità e amore per la propria città». Cosa farà allora in futuro, dopo la chiusura del negozio, Annalisa Godina? «Per il momento mi dedicherò alla società che dopo la chiusura del 2014, avvenuta in bonis, ovvero senza lasciare alcun debito, si è occupata della gestione delle nostre proprietà immobiliari. Non escludo di sviluppare in futuro nuovi progetti, magari in ambito digitale e sempre inerenti al commercio, che resta la mia grande passione».—

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