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Polemiche sulle nomine alla Fondazione Carigo: «Gorizia dimenticata»

Gentile (Fi): «Trattative politiche fallimentari». Collini: «Città alleggerita»

GORIZIA. Non serviva essere Nostradamus per prevedere che la lista unica che porterà alla nomina del nuovo Cda della Fondazione Carigo avrebbe causato più di qualche mal di pancia in città. La questione, poi, è sempre quella. Più passa il tempo, dice qualcuno, e più viene meno il “ruolo-guida” di quello che fu il capoluogo di provincia, a causa di un peso politico ritenuto troppo scarso, se non nullo. Negli anni passati, la città espresse sempre la presidenza o la vicepresidenza.

In quest’ultimo caso, il numero uno sarà Alberto Bergamin (già sindaco di Medea), la vice Elisabetta Feresin (già primo cittadino a Mossa) e i consiglieri risponderanno ai nomi di Alberto Russo (presidente del Consorzio di sviluppo economico della Venezia Giulia ma residente, a quanto pare, a Gorizia), di Marco Braida (responsabile amministrativo del Dipartimento prevenzione di Asugi e residente a San Floriano del Collio), di Marco Bressan (titolare e direttore generale della ditta “Eddi Bressan Sas” di Cormòns).

Ieri, il sindaco Ziberna, probabilmente prevedendo che qualcuno sarebbe intervenuto, aveva già messo le mani avanti. «Gorizia – le sue parole – è pienamente rappresentata da Renato Russo, bravo professionista che conosco bene e con cui mi rapporto spesso. Ha un ruolo importante nelle Farmacie comunali. Abbiamo superato il concetto di chi ha proposto chi, Gorizia e il resto dell’Isontino sono ottimamente rappresentati». Ma questa spiegazione non convince Fabio Gentile, capogruppo di Forza Italia che è lo stesso partito, vale la pena di ricordarlo, del sindaco. Non fa troppi giri di parole e va dritto all’obiettivo.

«Dopo aver appreso la futura composizione del Cda della Fondazione Carigo, posso affermare con tranquillità che Gorizia esce un po’ con le ossa rotte, soprattutto se consideriamo che siamo in vista della tanto decantata Capitale europea della cultura 2025», attacca. Ma quel che fa maggiormente imbestialire l’esponente azzurro è che, evidentemente, Gorizia non ha peso politico e, se ce l’ha, è totalmente insufficiente e inadeguato. Ed è qui che affonda il colpo. «È evidente – sottolinea – che le trattative politiche condotte dal nostro Comune si sono rivelate fallimentari. Ed è altrettanto solare che se la lista è stata sottoscritta da 15 consiglieri di indirizzo su 17, due avevano (e hanno) i loro mal di pancia». I due consiglieri “non allineati” sono Anna Pettarin e Sergio Orzan, la prima designata proprio dal Comune di Gorizia, il secondo dal Consiglio di indirizzo.

Ma la questione è bipartisan se è vero che interviene anche Roberto Collini, capogruppo della civica Percorsi goriziani e all’opposizione in Consiglio comunale. «Siamo in presenza di un nuovo, preoccupante, corto circuito tra Palazzo Attems–Santa Croce e gli altri palazzi del potere e, se confermate, queste nomine sembrano alleggerire, proprio per la loro origine, il peso specifico del Comune di Gorizia all’interno della Fondazione Carigo. E, quindi, immagino che nelle prossime settimane si andrà a riaccendere il dibattito, peraltro da un po’ di tempo in sonno, sul ruolo del Palazzo del Monte di Pietà, dal quale escono ogni anno, in favore del territorio, poco più di 3 milioni di euro ma, soprattutto, sul suo patrimonio che ha mantenuto nel tempo (cosa non avvenuta invece a Trieste e Udine) una sostanziale integrità. Basterà questo dato per mettere la Carigo al riparo da tentativi, finora solo accennati, di modificarne la rotta tradizionale?».

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