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Il premier sloveno è il leader di partito più longevo in Europa

Janša confermato alla testa dei democratici: solo 6 i contrari. Dall’Internazionale socialista ai populisti nell’arco di 28 anni

LUBIANA. Correva l’anno 1993. In Slovenia il capo dello Stato era Milan Kučan, l’ex premier Marjan Šarec aveva concluso le elementari, mentre l’attuale ministro della Difesa Matej Tonin era in terza (elementare). Si pagava in talleri, c’erano i buoni della privatizzazione e non c’era la rete gsm. Ma lui c’era eccome: Janez Janša, classe 1958, al tempo ministro della Difesa del governo Drnovšek e per la prima volta anche leader del Partito democratico (Sds) all’epoca ancora nell’Internazionale socialista.

Leadership politica che non perderà più e che è stata riconfermata lo scorso week end anche al 12° congresso del partito svoltosi a Slovenske Konjice (cuore elettorale di Janša) con percentuali da Pyongyang: 650 i favorevoli, sei i contrari. Dunque, Janez Janša attuale premier della Slovenia è il leader di partito ancora in carica più longevo d’Europa. Con 28 anni di leadership ininterrotta mette tutti in fila dietro di sè politici del calibro di Viktor Orban e Silvio Berlusconi, di Robert Fico che i guida i socialdemocratici slovacchi dal 1999, cioè "solo" da 22 anni, della cancelliera tedesca Angela Merkel che ha guidato la Cdu per quasi 19 anni, del polacco Jaroslaw Kaczyński, del premier albanese Edi Rama presidente dei socialisti da 16 anni, del primo ministro olandese Mark Rutte e del suo ex omologo bulgaro Boyko Borisov. Solo due politici dei Balcani si avvicinano a Janša alla guida del partito: il membro serbo della presidenza della Bosnia-Erzegovina Milorad Dodik , che guida l'Alleanza dei socialdemocratici indipendenti (Snsd) dal 1996, e il presidente montenegrino Milo Djukanović , che guida ufficialmente i socialisti dal 1998. Anche nei paesi dell'ex Unione Sovietica, nessuno sta ancora minacciando il suo record. Il presidente russo Vladimir Putin poi, che è al timone da 21 anni, non è ufficialmente il presidente del suo partito Russia Unita.

I democratici di Janša furono estromessi dall’Internazionale socialista su precisa istanza della sinistra italiana qualche anno dopo che Janša prese saldamente il timone in mano per non lasciarlo più. Per il resto è cronaca di oggi. La svolta populista sotto l’abile “guida” del sovranista magiaro Orban e un congresso, quello di Slovenske Konjice, che, se visto dal di fuori, assomigliava di più a un plenum di Brežnjieviana memoria. Sul palco il leader maximo, la sua oratoria, piena di stilemi che piacciano tanto alla Slovenia rurale, quella che va a messa ogni domenica e che crede ancora che quello che si sussurra in sacrestia assieme al parroco sia la verità politica e sociale.

«L’Sds è l'unico partito emerso prima dell'indipendenza ed è ancora tutto intero, ancora un partito parlamentare e una forza politica con di gran lunga il maggior sostegno tra gli elettori», ha sottolineato Janša ricordando che «sta costruendo uno Stato basato sulla verità, sulla riconciliazione e in cui si continueranno a seminare chiese sulle colline».

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