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Per Allianz e Generali l’attività da remoto resta una formula valida anche dopo l’emergenza

Nel privato alcune aziende, come il Leone, avevano introdotto la modalità ibrida già prima che scoppiasse la pandemia

TRIESTE Nel settore privato e in particolare nel mondo delle grandi compagnie assicurative e delle maggiori industrie del Friuli Venezia Giulia lo smart working resterà una modalità stabile anche nel post emergenza.

Tra i battistrada c’è in particolare Generali dove attualmente il lavoro a casa coinvolge circa il 90 % del personale in Friuli Venezia Giulia: da ricordare che lo smart era stato introdotto già prima della pandemia, con 2 giorni a settimana per tutto il personale. Su 1.700 lavoratori, circa 1.500 sono in smart. La modalità ibrida che contempla lavoro in presenza e lavoro a casa sarà utilizzata anche dopo l’uscita dalla fase emergenziale. Per quanto riguarda Allianz il numero di lavoratori in smart oscilla tra i 700 e gli 800, ovvero il 90 % della forza lavoro.

In Fincantieri, considerando tutte le sedi del Friuli Venezia Giulia, oggi sono mediamente in smart circa 600 lavoratori pari al 37 % della forza impiegatizia che può operare in modalità agile (1.650 lavoratori in tutto). Nel gennaio di quest’anno si era arrivati a una media di 700, pari al 42 %. In settembre, compatibilmente con l’evoluzione della pandemia, è prevista una progressiva riduzione del ricorso allo smart ed entrerà in vigore l’accordo sottoscritto con le organizzazioni sindacali che introduce in modo strutturale il lavoro agile a decorrere dal termine della fase di emergenza. L’intesa individua specifiche funzioni e aree aziendali per lo smart working che interesserà, su base volontaria, un numero massimo di circa 2.000 dipendenti, con una programmazione che terrà conto di un tetto massimo giornaliero del 20%.

La prestazione lavorativa in smart potrà essere resa per un giorno alla settimana, da pianificare con il proprio responsabile. Si potrà salire a due giorni a settimana per alcune tipologie di dipendenti, ad esempio chi ha gravi esigenze di salute propria o di familiari di primo grado, chi percorre un tragitto casa-lavoro maggiore di 40 chilometri, chi ha figli fino a 11 anni (se entrambi i genitori lavorano). Inoltre, per le mamme l’azienda si è resa disponibile a valutare ulteriori giorni alla settimana in smart nel caso di conclamate situazioni di inidoneità certificate dal medico nel periodo precedente al parto, durante il reinserimento in azienda fino al compimento dell’anno di vita del bambino. Dunque, uno strumento utile per agevolare la genitorialità.

L’esperienza smart working ha dato ottimi risultati alla Wärtsilä, e il suo utilizzo (attualmente tra il 70 e l’80 %) entrerà a far parte del modus operandi strutturale, avendo constatato che non comporta inefficienze e può agevolare i lavoratori. Dall’azienda fanno sapere che il ricorso allo smart «resterà molto significativo». A pandemia finita ci sarà sempre un 20-30 % del personale impiegatizio (il 70 % della forza lavoro totale di Wärtsilä) a casa, a rotazione.

Illycaffè ha intrapreso un progressivo piano di rientro su base volontaria che prevede, per le prossime settimane, la presenza di un massimo di 25% di dipendenti negli uffici. «L’obiettivo in questa fase – spiega l’azienda – è garantire le presenze delle persone che devono operare all’interno degli uffici e, contestualmente, sostenere e stimolare il senso di appartenenza fisico alla comunità aziendale. Al termine della fase di emergenza verrà adottato un piano costruito sulla nuova normalità che includerà il meglio dello smart e del lavoro in presenza».

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