Il presidente del Consiglio Draghi mette ordine

TRIESTE La serietà del Paese poggia sulla reputazione del presidente del Consiglio, anche quando egli lascerebbe alla sua squadra un po’ delle deleghe spicciole, per esempio sulla pandemia.

Sono successe due cose inattese nelle scorse ore. Una è che il ministro della Salute è andato in confusione, assieme al Cts (il Comitato tecnico scientifico), intossicando la comunicazione, peraltro già manchevole e contraddittoria, sulla seconda dose per quanti - sotto i 60 anni - avevano già ricevuto AstraZeneca. Il ministro ha fatto presto: decide solo lo Stato, niente AZ. Anche quando i cittadini dicono che non vogliono mescolare vaccini differenti. L’effetto dell’ordine apodittico è stato il calo delle attività nei punti di somministrazione. Il presidente del Consiglio ha corretto il suo ministro, lo ha fatto con lui accanto e sorreggendosi al generale Figliuolo. Messaggio chiaro, la linea è unica. Altri presidenti del Consiglio si sarebbero limitati a un comunicato ricco di equilibrismi.

La seconda degna di nota è che è apparsa nel premier, forse mai così, un’espressione fosca accompagnata da qualche frase brusca. Draghi si è comportato da leader, modificando la postura, affibbiatagli troppo in fretta, da capo di una coalizione eterogenea, e perciò costretto a usare costantemente il bilancino in modo da compensare le diverse necessità dei partiti. I quali sono costretti ora a misurarsi con un protagonista che perde un po’ il profilo di gestore tecnico del Paese e basta. Sembra che non sia più così. Pizzicando il ministro Speranza in pubblico egli lo ha salvato dal logorio del centrodestra, ma ha manifestato chiaramente che il comando è saldo e si stringe senza equivoci sulla sua persona.

Manca solo una questione, ora. Un pronunciamento rapido sulle mascherine all’aperto.

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