«Illegali i respingimenti Sì a un nuovo patto europeo su diritti e accoglienza»

LaPresse

Alla vigilia della Giornata internazionale del rifugiato la Rete Dasi addita il ritorno delle riammissioni annunciato dopo il vertice italo-sloveno

TRIESTE Alla vigilia della giornata internazionale del rifugiato istituita dalle Nazioni Unite, la Rete Dasi (Diritti accoglienza solidarietà internazionale) ha denunciato ieri a Zugliano, ospite del centro Balducci, la propria preoccupazione circa la volontà, espressa recentemente dalla politica in più sedi istituzionali - non ultimo nel vertice Italia-Slovenia da poco tenutosi lunedì scorso a Roma - di riprendere le riammissioni informali degli stranieri irregolari lungo il confine italo-sloveno. Respingimenti a catena fino alla Bosnia che hanno interessato tra il mese di maggio dell’anno scorso e il gennaio di quest’anno circa 1.300 persone. Private del diritto di chiedere asilo e sottoposte a trattamenti inumani e degradanti lungo la rotta balcanica.

«Siamo qui di nuovo a parlare delle riammissioni informali – ha esordito Gianfranco Schiavone, presidente del Consorzio italiano di solidarietà-Ufficio rifugiati – delle quali molti auspicano la ripresa, dimenticando che sono del tutto illegali, come bene ha chiarito il tribunale di Roma. E siamo qui per presentare le proposte della campagna nazionale “Io accolgo”, per un nuovo patto europeo sui diritti e l’accoglienza».

Un decalogo che si oppone alla proposta della commissione giudicata dalla Rete come «profondamente sbagliata e lesiva dei diritti dei migranti». Mentre ieri a Zugliano i leader della Rete Dasi tornavano a parlare di immissioni informali, a Roma veniva presentato il rapporto delle Nazioni Unite sull’Asilo.

I dati? «Sconcertanti», a sentire Schiavone. «Non tanto per il numero dei richiedenti asilo in aumento, una tendenza ormai in atto da 10 anni che rivela come nel mondo siano aumentati persecuzioni e conflitti, ma per il tentativo dei Paesi che l’Asilo dovrebbero fornirlo di sottrarsi alle proprie responsabilità, ripiegando su politiche estreme e illegali, sostenendo Paesi terzi, anche non democratici, affinché trattengano loro i rifugiati».

Il risultato è che il 30% di questi ultimi vive nei Paesi più poveri del mondo e che ai primi posti della classifica dei Paesi “accoglienti“ non ci sono gli Stati ricchi. Fatta eccezione per la Germania. «L’Italia si conferma nella parte bassa e nonostante questo – ha aggiunto Schiavone – si alimentano campagne ei puro allarmismo e politiche illegali come le riammissioni informali».

Pratiche che secondo la Rete Dasi dimostrano «la manifesta incapacità dell’Europa di accogliere i cittadini che si spostano». Richiedenti asilo e non. Impossibile per Schiavone, per don Pierluigi Di Piazza e per Michele Negro non andare col pensiero al caso del 59enne ucraino Liubomyr Bogoslavets, il fisarmonicista che durante il lockdown ha le vie deserte di Udine con la sua musica e che da qualche giorno si trova al Cpr di Gradisca d’Isonzo, in attesa di essere rimpatriato.

«Casi come questo, semplici e tranquilli, dimostrano la manifesta incapacità dell’Italia e dell’Europa per le quali tutti sono clandestini, destinati ai Cpr e al rimpatrio» ha detto ieri Negro annunciando l’adesione della rete alla petizione pro Liubomyr e al flashmob in piazza Matteotti di oggi pomeriggio. Alle 20.30 le luci della ribalta si accenderanno invece al centro Balducci per il concerto “Strings of Gambia», organizzato per celebrare la giornata del rifugiato, che vedrà esibirsi a kora, voce e chitarra Jali Babou Saho e Renato Di Pauli. Suoni che accarezzeranno gli ospiti del centro. —

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