Scontro fra tram, conducente condannato

Otto mesi con la condizionale all’autista che il 16 agosto 2016 era alla guida della vettura 405. Assolto l’altro manovratore



L’incidente frontale tra i tram, avvenuto sulla Trieste-Opicina nel 2016 causando otto feriti e l’iniziale chiusura della linea ancora oggi fuori uso, ha un responsabile. Il collegio presieduto dal giudice Piervalerio Reinotti (a latere i giudici Marco Casavecchia e Camillo Poillucci) si è pronunciato in primo grado ieri, condannando a otto mesi di reclusione per pericolo di disastro ferroviario colposo Stefano Schivi, 57 anni.


Era lui che il 16 agosto di cinque anni fa guidava la vettura numero 405, scontratasi con la 404 – mezzo “di prova” – condotta da Fulvio Zetto, 55, che è stato invece assolto. Il reato contestato all’autista è stato derubricato: il pubblico ministero Matteo Tripani aveva infatti chiesto la condanna a 1 anno e 4 mesi per entrambi i conducenti della Trieste Trasporti, gestore della linea, con l’accusa di disastro colposo ferroviario. A Schivi i giudici hanno concesso i benefici della condizionale, della non menzione e delle attenuanti generiche, imponendo però in particolare il pagamento delle spese processuali e il risarcimento del danno in favore della parte civile, costituita da Trieste Trasporti e rappresentata dall’avvocato Giorgio Borean. L’importo del risarcimento, tuttavia, dovrà essere quantificato in sede civile, così come da richiesta del legale.

La sentenza di ieri è stata pronunciata dopo circa mezz’ora di camera di consiglio, successivamente alle repliche della parte civile e della difesa, posto che la discussione del pm e le arringhe difensive si erano tenute nella penultima udienza. In aula erano presenti, oltre a Borean, entrambi gli imputati assieme ai propri avvocati, William Crivellari ed Elisabetta Burla per Zetto e Andrea Valanzano per Schivi, il quale ha già ipotizzato una possibile impugnazione della sentenza, e l’ingegner Giuseppe Monfreda, esperto di sinistri ferroviari e consulente tecnico dell’avvocato Crivellari. Quest’ultimo ha espresso soddisfazione per la sentenza: «Abbiamo dimostrato che non c’era alcuna responsabilità da parte di Zetto, accusato di essere passato con il rosso e di essere uscito dal deposito di Opicina senza avere l’autorizzazione da parte del Centro radio». Durante le repliche, Crivellari ha inoltre sottolineato come all’interno della commissione Ustif (Ufficio speciale trasporti a impianti fissi), che si era espressa da un punto di vista tecnico, «sono presenti anche i dirigenti di Trieste Trasporti: impossibile dunque ritenere quella una prova».

Quel 16 agosto 2016, quando avvenne lo scontro, erano in corsa quattro carrozze, anziché tre come al solito: la 402, condotta da Daniel Marchi, la 406 da Rodolfo Purich, la 405 da Stefano Schivi e, infine, la 404 manovrata da Zetto. Chiara era stata fin da subito la dinamica dell’impatto tra le due carrozze. La 405 di Schivi, che viaggiava in direzione di Opicina, sostò alla fermata e attese l’incrocio con la 406 guidata da Purich che stava andando verso piazza Oberdan (è la fase del normale scambio con il convoglio in discesa), lasciandola passare. Ma la 406 era seguita a distanza dalla 404, la vettura di prova, che andava in direzione del centro città. La presenza di questa vettura creò un fraintendimento nella comunicazione tra operatori. A scambio avvenuto, infatti, la 405 ripartì per continuare la strada verso Opicina, ma alla prima curva dopo Conconello si trovò improvvisamente di fronte la 404 (la carrozza di prova) che stava scendendo a Trieste. Lo scontro fu inevitabile. Nel corso del processo è stato analizzato tutto: comunicazioni radio, segnaletica, semafori, dispositivi di sicurezza e velocità. Sono stati ingaggiati periti e sentiti testimoni. Per capire il perché della condanna di Schivi, bisognerà attendere il deposito delle motivazioni fra 90 giorni. —



Video del giorno

Trieste, attracca sulle Rive il cacciatorpediniere Luigi Durand de la Penne

Barbabietola con citronette alla senape e sesamo

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi