Contenuto riservato agli abbonati

Primo caso di contagio da “febbre del topo” nella Venezia Giulia

Un sentiero nel bosco di Ternova. Foto Roberto Marega

Colpito da Hantavirus un cittadino sloveno che vive nella zona di Gorizia e lavora nell’indotto Fincantieri. I sintomi molto simili a quelli del Covid 

GORIZIA Primo caso di contagio da “febbre del topo”, causata da Hantavirus nella Venezia Giulia. Non è un italiano, ma uno sloveno che risiede a qualche chilometro dal confine nella zona di Gorizia, lavora per una ditta dell’indotto Fincantieri a Monfalcone ed è domiciliato a Cervignano. Si tratta di un caso “importato” che comunque si è presentato pochi giorni fa al Pronto soccorso di Gorizia «con chiara sintomatologia legata all’Hantavirus» ed è stato preso in carico e registrato dal Dipartimentro di prevenzione dell’Asugi.

In Slovenia c’è un’esplosione di contagi da “febbre del topo”, è stata superata quota 200 e sta crescendo la paura per infezione da Hantavirus: questo il nome del patogeno che dà sintomi molto simili a quelli del Covid, che si rischia di contrarre anche andando a fare una passeggiata o una scampagnata nelle zone di confine, in particolare nella foresta di Tarnova. E ora l’ondata rischia di travolgere tutte le zone limitrofe con possibili nuovi contagi. Non c’è il passaggio da uomo a uomo, ci si infetta solo inalando o toccando secrezioni di topi e roditori (saliva o escrementi), ma il rischio sta diventando molto alto. Asugi è informata e a breve invierà un’allerta pure ai medici di base perché non sottovalutino la situazione e i sintomi.

[[ge:gelocal:il-piccolo:trieste:cronaca:1.40403485:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://ilpiccolo.gelocal.it/trieste/cronaca/2021/06/18/news/in-slovenia-gia-213-infettati-e-diversi-ricoveri-in-pochi-mesi-1.40403485]]

Perché è in corso un’invasione di topi e arvicole (piccoli roditori di campagna) mai vista in tutta la zona di montagna. Dalla Carnia al Tarvisiano, dalla Carinzia in Austria alla Slovenia, sino in Croazia. Non siamo ai livelli dell’Australia, dove l’invasione dei topi è drammatica, ma la situazione nella zona orientale sta diventando preoccupante. Basta fare un giro per i boschi per rendersi conto della dimensione dell’invasione. Nell’area dei tre confini (Dreilandereck) tra Kranjska Gora, Tarvisio e Arnoldstein durante la discesa per uno dei sentieri (uno fra tutti il Serpentinenweg, in due ore ti porta dalla sommità del Monte Forno a Seltschack a pochi passi da Arnoldstein) la zona a monte del tracciato è tappezzata di tane con i topi che, in maniera sfacciata, sporgono la testa per guardare chi passa, ed è un continuo attraversamento di topi di tutte le dimensioni che ti tagliano la strada quando cammini. Una cosa impressionante, era da anni che non si assisteva a un simile fenomeno.

La spiegazione di una simile invasione c’è e secondo diversi naturalisti ed esperti è chiara: i presupposti per l’aumento della popolazione dei topi c’erano già nel 2020. C’è stata infatti una enorme produzione stagionale di ghiande nelle quercete, ma anche di frutti del faggio (le faggiole) e questo ha portato a una sovrabbondanza di cibo per la specie.

Contrariamente a quanto si creda inoltre la presenza di tanta neve (un inverno eccezionale il 2020-2021) sui monti, con una coltre abbondante, ha favorito la possibilità per topi e roditori (che non dimentichiamo si riproducono tutto l’anno), di nascondersi sotto la neve, come sotto una coperta gigante, protetti dalle rigide temperature. In questi ultimi anni inoltre, ed è il quarto fattore scatenante, sulle montagne c’è stata una diminuzione dei predatori come i rapaci, i ricci e i serpenti: non trovando questi antagonisti la popolazione dei topi è letteralmente esplosa.

Sembra che ci vorranno dei mesi perché la situazione si riequilibri, nel frattempo qualche segno positivo c’è: in Carinzia c’è un aumento degli avvistamenti di rapaci (falchi e aquile), inoltre sono ormai giornaliere le notizie sull’aumento dei serpenti con avvistamenti in tutte le zone.

La maggior parte dei casi si sono registrati in Slovenia, in tutta la zona sud orientale nella fascia confinaria vasta 60 chilometri. Poi nella Primorsko-Notrajnska, sul litorale, nella parte montuosa della Croazia alle spalle di Fiume. In particolare nel Gorski Kotar dove i contagi si contano a decine. Nella zona della foresta di Tarnova, riferiscono i media locali, ci sono stati vari focolai (colpiti agricoltori e i boscaioli) e il Comune di Aidussina ha emanato un avviso con le raccomandazioni dell’Istituto nazionale di salute pubblica.

Per quanto riguarda l’Italia le situazioni critiche riguardano tutto l’arco alpino, dalla Carnia iniziando da Villa Santina, sino alla Valcanale, Val Resia fino al Tarvisiano verso la Slovenia e verso la zona della Carinzia a ridosso dei confini.

Video del giorno

Max Tramontini si candida come consigliere comunale di Trieste

Frittata con farina di ceci e zucchine

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi