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Covid, Friuli Venezia Giulia diventa “zona a rischio moderato”. L’appello di Fedriga: Roma controlli i confini

Massimiliano Fedriga

Il presidente: la nuova classificazione causata dai contagi fra gli immigrati. Dal 5 al 18 giugno 81 colpiti dal Covid. L’incidenza resta ampiamente sotto soglia

TRIESTE Se l’indice di contagio, l’Rt, risale da 0,67 a 0,78, l’incidenza rimane ampiamente sotto quota 50/100.000 abitanti (per l’esattezza 13, nel report settimanale Iss-ministero della Salute): la zona bianca dunque non è in discussione. Il Friuli Venezia Giulia, tuttavia, in un contesto di rischio basso nel Paese, assieme a Basilicata e Molise è nel gruppo delle tre regioni classificate a rischio moderato di diffusione del contagio. Nulla di allarmante, tanto più che la situazione negli ospedali è sotto controllo: il Fvg ha la più bassa percentuale di occupazione delle aree mediche Covid d’Italia e i cinque ricoveri comunicati ieri - di cui uno solo in terapia intensiva - sono il dato più basso dallo scorso Ferragosto.

Ma quel «moderato» è una novità che certamente in Regione non piace. E che ha una spiegazione, secondo Massimiliano Fedriga: i tanti, troppi contagi tra i migranti. Il bollettino quotidiano da un paio di settimane riporta quella voce specifica. La prima registrazione è del 5 giugno con 39 positivi sui 70 di giornata individuati tra i migranti. Nel periodo 5-18 giugno se ne sono contati 81, il 22,5% delle 180 infezioni emerse da test molecolare e antigenico (ieri 23, di cui tre tra richiedenti asilo a Trieste).

Di qui la posizione espressa dal presidente: «Siamo a rischio moderato nel report sulla scorsa settimana proprio per la presenza di positivi tra gli immigrati entrati nel nostro territorio. L’appello al ministero dell’Interno è dunque di impedire gli ingressi di irregolari, presenze cui sono ovviamente contrario, ma ancora di più - così Fedriga - se diffondono il virus. Fortunatamente la situazione resta sotto controllo quanto a incidenza sulla popolazione, ma Roma deve necessariamente occuparsi in modo concreto del confine orientale».

La preoccupazione riguarda in particolare le varianti del Sars-CoV-2, imprevedibili lungo la rotta balcanica, osserva ancora Fedriga. E pure il vicepresidente Riccardo Riccardi parla di «fenomeno non trascurabile e che, contrariamente a quanto continua a sostenere il Pd, non è materia su cui speculiamo. Noi siamo chiamati a valutazioni sulla salute pubblica, l’unico tema che ci interessa. Il virus che arriva da Est lo abbiamo già visto un anno fa, quello che vogliamo assolutamente evitare è che il sistema sanitario torni sotto pressione proprio ora che la campagna vaccinale sta dando i suoi risultati concreti».

In una giornata in cui si sono raggiunte le 925.177 somministrazioni, di cui 645.460 prime dosi e monodosi e 279.717 seconde dosi, l’assessore alla Salute fa sapere che 444.923 over 50 del Fvg su una platea di 599.898 persone (il 74%, di fatto tre su quattro) hanno aderito alla campagna, nel 99% dei casi hanno ricevuto la prima dose e nel 47% la seconda. Anche il consigliere regionale della Lega Elia Miani guarda intanto al confine: «La rotta balcanica va fermata, per non compromettere gli enormi sforzi fatti dalla Regione e dai cittadini per contenere la diffusione del virus.

Serve una linea più decisa da parte del governo nazionale, non possiamo pensare a un'estate di arrivi continui e, soprattutto, di elusione dei controlli sanitari. Si cambi passo sul tema della gestione dei fenomeni migratori. È una questione di sicurezza e anche di tutela della salute». Un intervento in risposta a Diego Moretti che nei giorni scorsi aveva attaccato dal fronte dem: «La Lega, che continua a sventolare il binomio Covid-migranti unicamente per alimentare una becera propaganda, ha ormai superato ogni limite di buongusto. La solita polemica strumentale, fatta peraltro da un partito presente all'interno del governo nazionale: quando come Fvg avevamo il record di ricoveri e morti in Italia, di chi era la colpa? Degli stranieri?».

Nel bollettino della Regione intanto i 23 contagi su 5.039 test segnano una positività dello 0,46% e portano il totale a 107.454, di cui 21.387 (+16) in provincia di Trieste, 13.094 a Gorizia, 50.721 a Udine (+3) e 21.041 a Pordenone (+4). L’incidenza regionale è 11/sette giorni/100.000, con Trieste (34) che ha il dato più alto, quindi Gorizia (9), Pordenone (8) e Udine (3). Un decesso pregresso aggiorna i morti da inizio pandemia a 3.798 (818 a Trieste, 294 a Gorizia, 2.010 a Udine, 676 a Pordenone).

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