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Casi di “febbre da topo”: ecco quali sono le raccomandazioni della Regione Fvg e di Asugi

L’assessore regionale Riccardi: «Pronti a dare vita a una campagna informativa». E sui silenzi dello Stato confinante: «È un problema che attiene i due Governi»

GORIZIA Dare vita a una campagna informativa. Capillare e immediata. «Perché il tema dell’igiene pubblica è importantissimo. L’ha dimostrato anche la pandemia. E vanno recuperati concetti che, superficialmente, sono stati abbandonati o fatti passare in secondo piano. Per questo, mi riconosco pienamente nelle parole e nelle istruzioni fornite a “Il Piccolo” da Ariella Breda, responsabile del Dipartimento di prevenzione dell’Asugi». Ad intervenire, all’indomani del primo caso da “febbre del topo” nella Venezia Giulia, causato dall’hantavirus importato dalla Slovenia, è il vicepresidente della Regione e assessore alla Salute Riccardo Riccardi.

La parola a Riccardi

Pesa le parole col bilancino farmaceutico, essendo la questione delicata, ma i concetti che esprime sono chiari. «Quello della febbre del topo è un fenomeno che esiste. È conosciuto ed è stato individuato, tant’è che l’Azienda sanitaria universitaria giuliano isontina sta monitorando la situazione con grande attenzione - premette il vicegovernatore -. Ma, a mio parere, vanno fatte alcune considerazioni. La prima: viviamo in un mondo globalizzato e dobbiamo tenere conto anche degli effetti che vengono prodotti dalla globalizzazione stessa. I confini, oggi, sono aperti ma c’è bisogno di regole, anche perché le persone e le malattie circolano liberamente». Da qui, la necessità di maggiori controlli che «oggi, semplicemente, non ci sono». E il discorso scivola anche sui flussi migratori e sui recenti casi di Covid-19 “portati” dai migranti. «Bisogna assolutamente governare questi fenomeni. Sia quello della febbre del topo, sia quello riguardante le conseguenze dell’immigrazione vanno affrontati sul versante della salute pubblica».

Ma è altrettanto vero che non ha brillato il sistema informativo della Slovenia relativamente ai problemi causati dalla febbre del topo. In sloveno, la malattia si chiama “Mišja mrzlica”, in italiano equivale a febbre emorragica con sindrome renale. Fra il primo gennaio e il 10 giugno, l’Istituto di microbiologia della facoltà di Medicina di Lubiana ha registrato 213 persone infette in tutta la Slovenia, di cui 64 nella Goriška. A maggio, i casi nella zona a cavallo del confine con Gorizia e l’Isontino erano stati appena 16: quindi il numero è cresciuto parecchio.

«È vero, va migliorato lo scambio di informazioni. Anche se si tratta di un problema che attiene ai due Stati, ai due Governi», taglia corto l’assessore Riccardi. Certo è che, in un clima di forte collaborazione in campo sanitario grazie all’azione del Gect (Gruppo europeo di collaborazione territoriale), dovrebbero essere più tempestive le informazioni inerenti la salute che possono riguardare lo Stato vicino, non essendoci più il confine.

la Parola all’Asugi

Più squisitamente tecnica, e non potrebbe che essere così, la disamina di Antonio Poggiana, direttore generale di Asugi. Si limita a sottolineare e ad annunciare che sarà cura dell’Azienda sanitaria fornire una serie di informazioni e raccomandazioni relativamente ai comportamenti da tenere. Un’iniziativa già partita immediatamente.

«Utilizzeremo il nostro sito web per veicolare quali condotte da adottare. Per il resto, non ho nulla da dire, salvo sottolineare l’importante lavoro che sta portando avanti il Dipartimento di prevenzione».

Raccomandazioni utili sono: evitare l’esposizione ai roditori e alle loro escrezioni; evitare il contatto con polvere e suolo contaminato da escrementi di topi; quando si puliscono aree contaminate evitare il generarsi di aerosol, utilizzando disinfettanti liquidi. Si raccomanda, poi, di indossare guanti di gomma quando si effettuano le pulizie. Vanno applicate corrette misure igieniche, quali lavarsi le mani con acqua e sapone dopo il contatto con polvere o suolo potenzialmente contaminato.

Se dovessero, poi, comparire sintomi compatibili con un’infezione da hantavirus quali mal di testa, vertigini, brividi, febbre, dolori muscolari, nausea, vomito, dolori addominali, diarrea, seguiti da insorgenza improvvisa di disturbi respiratori e ipotensione, rivolgersi immediatamente al proprio medico.

Attenzione alta anche nell’Alto Friuli dove va avanti da un paio di mesi l’invasione di roditori: dal Tarvisiano alla Carnia, e, più a sud, fino alle prime propaggini delle Prealpi Giulie. —

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