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Sparatoria in Questura a Trieste. Il Viminale non molla sull’agente sanzionato

Sotto accusa il comportamento tenuto da un agente nei momenti successivi all’omicidio degli agenti Matteo Demenego e Pierluigi Rotta

Dopo che il Tar del Veneto tre mesi fa aveva annullato la sanzione disciplinare inflitta dal ministero dell’Interno per il comportamento tenuto da un agente nei momenti successivi all’omicidio degli agenti Matteo Demenego e Pierluigi Rotta, il Consiglio di Stato ha respinto l’istanza di sospensiva di quella sentenza. Ma il Viminale non si ferma, vuole entrare nel merito, mentre l’agente ne chiede la condanna per lite temeraria.   Da un lato il Viminale ritiene che l’agente – che quel pomeriggio era fuori servizio e che aveva deciso di intervenire visto quanto era accaduto – abbia tenuto un comportamento «non conforme al decoro delle funzioni degli appartenenti ai ruoli dell’amministrazione della pubblica sicurezza». Dall’altro i legali del vice ispettore – un ex Nocs di 50 anni con altri precedenti disciplinari, ma anche una medaglia d’argento al merito civile – ritengono invece che abbia tenuto una condotta altamente professionale ed efficiente.   La questione ruota intorno all’atteggiamento del vice ispettore in quel pomeriggio del 4 ottobre del 2019, nell’ufficio dove la pm stava interrogando il fratello di Alejandro Augusto Stephan Meran.   Agli atti dell’istruttoria che aveva portato alla sospensione dell’agente, risulta che il giovane dominicano, scappato negli scantinati della Questura, alle 17.26 – quando il fratello omicida era già stato catturato – viene fermato dal personale delle Uopi. Contestualmente il vice dirigente dalla Mobile via radio ne dà notizia.  L’uomo viene portato negli uffici della Squadra mobile.    A quel punto vengono fatti entrare il personale del 118, il pm ed entra in Questura anche l’agente in questione: le telecamere lo riprendono mentre parla con il personale delle Uopi, poi mentre entra nel corridoio degli Uffici di Polizia giudiziaria imbattendosi nei corpi dei colleghi e nei soccorritori. Va tenuto conto che a quel punto, se all’interno della Questura era stato consentito di accedere al personale sanitario e anche al pm, chi coordinava quei momenti concitati si era accertato non ci fosse più alcun pericolo, e che prendeva il via l’attività investigativa.   A quel punto, alle 17.58, l’agente entra negli uffici della Mobile (oltre al pubblico ministero erano presenti il vice della Mobile, funzionari e altri agenti) dove, dagli atti dell’istruttoria, risulta che, malgrado la presenza del magistrato che lo avvertiva del fatto che quel comportamento stava intralciando l’attività investigativa, cerca di portare di peso il ragazzo in un’altra stanza. Dall’atteggiamento tenuto in quell’ufficio – quando la situazione era già stata riportata in sicurezza – è scaturita la sospensione.    C’è un altro elemento che non rientra nell’istruttoria, ma che aggiunge un tassello alla vicenda: nelle settimane successive, per motivi non ancora chiari, il vice ispettore assieme a un collega che per questo episodio è stato sospeso per sei mesi, si era recato a casa della madre e del fratello dell’omicida. Della sua posizione se ne riparlerà il prossimo 28 settembre. 

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