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Riammissioni dei migranti: protestano le associazioni

Gianfranco Schiavone

Ics: in Parlamento mai nessuna ratifica dell’intesa fra i due Paesi. Attivisti della rete Lesvos. Calling in auto sabato fino  al confine fra Croazia e Bosnia

TRIESTE All’indomani del vertice italo-sloveno svoltosi alla Farnesina, il Consorzio italiano di solidarietà (Ics) presieduto da Gianfranco Schiavone prende posizione contro l’ipotesi di riavviare le riammissioni informali dei migranti. Nel frattempo le associazioni umanitarie afferenti alla rete Lesvos Calling lanciano una manifestazione internazionale contro le politiche migratorie europee, che si terrà sabato 19 giugno nella località di Maljevac, al confine tra Croazia e Bosnia Erzegovina: una carovana di automobili partirà da Trieste.

Lunedì a Roma si sono incontrati i ministri degli Esteri Luigi Di Maio e Anže Logar: dall’incontro degli esponenti dei due governi è emersa una nota comune, nella quale fra l’altro si parla di «applicazione degli accordi sulle riammissioni delle persone irregolari» nell’ambito delle attività congiunte al confine tra Italia e Slovenia. Questa la replica di Ics, pervenuta tramite una nota: «L'accordo italo-sloveno del 1996 sulle riammissioni non costituisce fonte di diritto ma è una semplice intesa mai ratificata dal Parlamento. In ogni caso quell'accordo, quale semplice modalità operativa, rimane sottoposto al rispetto delle normative internazionali. Inoltre giuristi, studiosi e Tribunale di Roma, tramite ordinanza del 18 gennaio 2021, hanno giudicato illegittime le riammissioni in Slovenia, nello specifico dei richiedenti asilo. Infine nessuna riammissione può essere attuata in modo informale, ma solo nell’ambito di un’attività provvedimentale notificata all'interessato e connotata dalle garanzie previste dall'ordinamento giuridico». Su queste basi, Ics dichiara che «aumenterà il livello di vigilanza. Di ogni abuso risponderà nelle opportune sedi, anche giudiziarie, l'intera catena di comando che abbia dato eventuale attuazione a ordini illegittimi».

Ieri, nel capoluogo giuliano, sono inoltre intervenuti in conferenza stampa alcuni attivisti di Linea d’Ombra Odv, anche a nome di altre organizzazioni che fanno parte della rete internazionale Lesvos Calling: hanno annunciato che sabato si daranno appuntamento alle 11, in piazza Libertà a Trieste, e dunque alle 12 al valico di Pesek. Da qui si spingeranno fino a Maljevac per protestare: «Le persone vivono in condizioni inaccettabili lungo la rotta balcanica, nell'indifferenza dell'Europa – queste le ragioni dell’iniziativa, esposte dal vicepresidente di Linea d’Ombra, Gian Andrea Franchi –. Difendiamo il loro diritto fondamentale di andare dove vogliono per vivere esistenze degne di essere vissute, poiché nei loro Paesi si muore per strada come cani. Stanno inoltre per riprendere i respingimenti tra Italia e Slovenia, che consideriamo come minimo illegali e anticostituzionali».

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