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Traffico internazionale di rifiuti, indagine della Dda di Trieste: un arresto e 22 indagati, sequestrati due depositi

Montagne di pneumatici usati, ormai rifiuti, stoccati in depositi abusivi a Udine e a Pradamano. Oltre mille metri cubi di gomme, circa 20-25 mila per un peso di oltre cento tonnellate. E tante batterie per auto esauste, circa 200. Destinazione di tutto questo materiale: Africa, dove sarebbero arrivate in container partiti dai porti di Trieste, Genova e Gioia Tauro.

TRIESTE. Montagne di pneumatici usati, ormai rifiuti, stoccati in depositi abusivi a Udine e a Pradamano.

Oltre mille metri cubi di gomme, circa 20-25 mila per un peso di oltre cento tonnellate. E tante batterie per auto esauste, circa 200.

Destinazione di tutto questo materiale: Africa, dove sarebbero arrivate in container partiti dai porti di Trieste, Genova e Gioia Tauro.

È questo lo scenario delineato dalla maxi-indagine “Black Tyres” (“Pneumatici neri”) relativa a un ampio traffico internazionale di rifiuti portata avanti dalla polizia stradale di Udine e coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Trieste e, in particolare, dal sostituto procuratore Federico Frezza.

Sono 23 le persone che risultano indagate per l’ipotesi di reato di “attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti“.

Si tratta di 14 ghanesi, quattro camerunensi, due ivoriani, due nigeriani e un italiano, tutti residenti in provincia di Udine, tranne due che abitano a Gorizia e a Firenze.

Per uno dei 23, il 46enne camerunense Joseph Ngaje Mbuia residente a Majano, è scattato anche l’arresto in flagranza al termine di una delle numerose perquisizioni effettuate sabato scorso, 12 giugno, in tutto il Friuli.

Concluse le verifiche gli agenti udinesi, con il supporto del personale del Compartimento di polizia stradale del Friuli Venezia Giulia e delle sezioni di Gorizia e Pordenone, hanno sequestrato i due depositi.

Quello di Udine si trova in via Emilia, mentre quello di Pradamano è in via Cussignacco.

L’attività di indagine è cominciata nel 2019 grazie a un’intuizione degli agenti della Sottosezione autostradale di Amaro che aveva notato un numero anomalo di piccoli e medi furgoni che trasportavano pneumatici vecchi.

Gli investigatori hanno seguito alcuni mezzi e individuato il sito di via Emilia come punto di arrivo di molti dei veicoli.

A questo punto è stata coinvolta la Squadra di polizia giudiziaria che, constatata l’entità del fenomeno e che lo stesso era riferito a pneumatici che avevano perso le caratteristiche per essere commercializzati e pertanto risultavano rifiuti, ha coinvolto anche i colleghi della Sottosezione di Palmanova per avviare un’articolata indagine per l’ipotesi di reato prevista dall’articolo 452 quaterdecies (“Attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti”).

Questa norma, introdotta nel 2018 a tutela sia dell'ambiente sia dell'ordine pubblico, ha la finalità di punire più severamente, con scopo deterrente, le condotte di gestione abusiva dei rifiuti, a prescindere che essa sia posta in essere in forma associativa o meno abbracciando tutta una serie di condotte di gestione illecita dei rifiuti, purché venga raggiunta la soglia della “ingente quantità” a prescindere da un effettivo danno all'ambiente, è di competenza della Direzione distrettuale antimafia che, per questo, da subito ha assunto il coordinamento delle attività.

Dagli accertamenti è emerso che decine di persone erano coinvolte nel recupero, prevalentemente in modalità illecite tramite furti ed appropriazioni indebite, di pneumatici che venivano stoccati nei due depositi dopo essere stati resi definitivamente inservibili mediante inserimento di più pneumatici all’interno di uno di questi.

Tale procedura serve per ridurre l’ingombro delle gomme, per poterle stoccare in maggior numero.

In un secondo momento venivano poi caricate su container e partivano alla volta delle autostrade friulane (A23 ed A4).

I mezzi pesanti circolavano in violazione totale della normativa sul trasporto dei rifiuti, raggiungevano i porti di Genova, Gioia Tauro e Trieste dove i container venivano caricati su navi cargo dirette verso porti Africani (Camerun e Ghana prevalentemente).

Nel corso dell’indagine - tuttora in corso - la polizia è riuscita a fermare e sequestrare nei porti numerosi container con pneumatici e batterie esauste, materiali che dunque si aggiungono alle oltre 100 tonnellate sequestrate a Udine e comprovanti un giro d’affari di straordinaria ampiezza.

Per questo motivo ci saranno ulteriori approfondimenti per stabilire i collegamenti degli indagati con altri soggetti e la presenza di eventuali altri siti di gestione illecita dei rifiuti.

Il Procuratore distrettuale della Repubblica di Trieste, Antonio De Nicolo, che ha seguito tutta l’attività, ha sottolineato: “La brillante operazione dimostra l’interesse e l’attenzione che la Direzione distrettuale antimafia ha per la tutela dell’intero territorio regionale e per la repressione di tutti i fenomeni che riguardano il traffico illecito di rifiuti.

L’ottima sinergia tra Procura distrettuale e Polizia giudiziaria territoriale sta a dimostrare che, anche se la direzione delle operazioni non è collocata nel territorio dove sono avvenute le attività di Polizia giudiziaria, si conseguono comunque risultati operativi molto significativi”.

Anche il dirigente del Compartimento Polizia stradale per il Friuli Venezia Giulia, Giuseppe Maggese, si è unito al plauso del Procuratore affermando che “si dimostra ancora una volta la validità della sinergia operativa tra Polizia stradale e Procura distrettuale e si conferma l’impegno nella prevenzione e nella repressione degli illeciti nella complessa materia del trasporto anche internazionale delle merci e dei rifiuti”.

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