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Naufragio della Concordia due imprese triestine contro il colosso Micoperi

Battaglia legale avviata dalle società Quartika e Prgrz  estromesse dalle operazioni di bonifica all’Isola del Giglio

TRIESTE. Due imprese triestine hanno ingaggiato una battaglia giudiziale contro la Micoperi Spa, uno dei maggiori contractor dell’industria off-shore, attivo da oltre 70 anni nel settore Oil&Gas, con la fornitura di soluzioni sottomarine in tutto il mondo. Era stata la Micoperi ad aggiudicarsi la gara per la rimozione della Costa Concordia, naufragata davanti al Giglio il 13 gennaio 2012, a seguito dell’improvvido “inchino” di omaggio all’Isola, costato la morte di 32 tra passeggeri ed equipaggio.

Un’operazione degna della caratura della Spa ravennate, che si era avvalsa delle società Quartika e Prgrz, con sede in via Santa Caterina da Siena a Trieste, attraverso un contratto di subappalto. Contratto del valore di 4,5 milioni di dollari. Durato però lo spazio di una stagione, il tempo di avviare nella primavera del 2016 la prima fase del recupero del relitto e bonifica dei fondali. Tutto a causa di un macchinario, quello fornito dalle subappaltatrici, costituitesi in Quartika Project, ai fini dell’imponente intervento, utilizzato per frantumare e aspirare i detriti della Concordia.

Micoperi, infatti, aveva ritenuto che il frantumatore in questione, macchinario sperimentale fatto realizzare a Fiume, fosse inadatto. Tanto che nel giugno dello stesso anno aveva risolto il contratto, spingendo poi le imprese triestine ad avviare la battaglia giudiziale. Sul tappeto non c’era solo la rescissione contrattuale, ma anche il mancato pagamento delle attività già eseguite, per circa un milione di euro.

La causa civile era stata innescata subito dopo l’annullamento contrattuale. Nel corso del procedimento, il giudice aveva affidato la consulenza tecnica ad un ingegnere, oggi di 71 anni, ai fini dell’accertamento tecnico in ordine alla funzionalità del frantumatore. Le imprese triestine, attraverso i propri legali, sostenevano che il macchinario, peraltro sperimentale, non era stato fatto funzionare a dovere: sarebbe bastato ricalibrarlo come avvenuto precedenti lavori per i quali il frantumatore era stato efficace.

Di lì la decisione di chiedere la ricusazione del Ctu, nei confronti del quale è stata fatta anche denuncia. Dall’analisi di uno dei bilanci di Micoperi, infatti, erano emerse fatture ricondotte proprio all’ingegnere nominato perito. Fatture legate ad attività svolte per conto di società controllate dalla Spa ravennate.

A seguito delle indagini della Guardia di Finanza, coordinata dalla Procura di Ravenna, il professionista era stato rinviato a giudizio. Parti civili le società triestine, con gli avvocati Angela Giagnorio, a rappresentare il legale rappresentante di Prgrz, Diego Pregarz, Paolo Coppo per l’impresa Prgrz, entrambi del Foro di Gorizia, assieme all’avvocato Matteo Levantino, del Foro di Venezia, a sostegno di Quartika Project. A fronte del processo penale, il procedimento civile era stato sospeso.

L’ultimo atto risale a pochi giorni fa, con il pronunciamento della sentenza di condanna dell’ingegnere a otto mesi per l’ipotesi di accusa di falsa attestazione al giudice. In sostanza, nel suo ruolo di Ctu, aveva nascosto al giudice i suoi rapporti con Micoperi. La Procura aveva invece da parte sua richiesto la pena di due anni, sostenendo l’ipotesi di accusa di “falsa perizia”.

Contro l’esito del processo di primo grado le imprese triestine, attraverso i propri legali, hanno preannunciato ricorso, con l’impugnazione della sentenza in Appello. Gli avvocati Giagnorio, Coppo e Levantino intendono infatti contestare la terzietà della stessa perizia. Un aspetto importante per la linea difensiva, da poter eventualmente far valere in sede civile. Nessun commento, per ora, dal legale della Micoperi. Contattato telefonicamente, infatti, ha fatto sapere di non voler al momento rilasciare dichiarazioni.—


 

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