Contenuto riservato agli abbonati

Monfalcone, la colonna batte il lampione per una manciata di voti

San Marco incassa 238, il “feral” 203 preferenze. Vorrebbero entrambi 59 lettori

MONFALCONE. Gli exit poll indicavano la vittoria della colonna di San Marco con una maggioranza bulgara, pardòn veneziana, invece il Leone ha sudato parecchio per primeggiare sul lampione austriaco. Ma il vincitore morale è il terzo incomodo, ovvero i 59 voti raccolti dalla proposta di collocare entrambi i simboli.

Dopo aver ringraziato i lettori che hanno risposto all’iniziativa de Il Piccolo votando con l’apposito tagliando, ora le 500 schede saranno recapitate al sindaco Anna Maria Cisint affinché possa disporre di un ulteriore elemento per quella progettazione partecipata che ha accompagnato, sin dall’inizio, la riqualificazione del centro storico a cominciare da piazza della Repubblica.


Per vedere in piazza la colonna di San Marco dovremmo aspettare l’evolvere di più vicende. In questo momento la situazione è ferma al progetto definitivo. I dirigenti del Comune e i progettisti Edino Valcovich e Francesco Morena sono alle prese con una serie di riunioni tecniche per dirimere infinite questioni progettuali. L’interlocutore più importante è la Soprintendenza con la quale, nei giorni scorsi, c’è stato un franco confronto.

Senza l’assenso della Soprintendenza non si batte chiodo in piazza. Solo dopo il suo via libera si potrà indicare nel progetto esecutivo la collocazione della colonna di San Marco nel punto esatto in cui preesisteva all’arrivo dei napoleonici, ovvero quasi al centro della piazza lungo l’attuale direttrice vie Sant’Ambrogio-Battisti.

In quello stesso punto, sotto l’Austria, fu eretto il lampione a quattro luci, detto anche feràl. Un simbolo che richiama a Vienna ma nello stesso tempo a Venezia.
Di qui la consapevolezza che forse è giusto collocarli entrambi. Dove? Una questione complessa. Dubitiamo che il lampione austriaco possa trovare spazio in piazzetta Unità d’Italia, men che meno ai piedi della salita dedicata ai “liberatori” dei Granatieri di Sardegna.

L’iniziativa de Il Piccolo ha acceso la discussione non solo sui simboli da scegliere ma sull’intera filosofia che sta alla base della riqualificazione del centro storico. Non sono mancate di farsi sentire le voci fermamente critiche che hanno addotto, tra gli argomenti, il presunto sperpero di denaro pubblico per rifare una piazza nuova (del 2006), la riproposizione del “biscotto”, la scelta dei materiali e l’anacronismo di ricollocare simboli del passato monfalconese.

Da questo fronte è però giunta anche la controproposta, ossia di erigere un monumento ai cantierini senza tutta via specificare se ricordare anche quelli morti a causa dell’esposizione all’amianto. Questione non secondaria in quanto l’idea del monumento ai cantierini è emersa nel perimetro del centrosinistra che ha espresso la precedente giunta comunale passata alla storia per aver sottoscritto l’accordo transattivo con Fincantieri, accordo che ha comportato, tra le tante negative conseguenze, l’uscita irrevocabile dai processi penali del Comune di Monfalcone. I monumenti servono anche a sopperire alla memoria corta. —

© RIPRODUZIONE RISERVATA


 

Video del giorno

A Trieste la proposta di matrimonio di Salvatore alla sua Carla nel linguaggio dei segni

Frittata con farina di ceci e zucchine

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi