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Crisanti: «Basta sacrifici, il governo prepari un piano di sorveglianza su contagi e varianti»

Lo scienziato mette in guardia sull’evolversi della situazione: «I vaccini cambieranno la dinamica ma c’è il rischio che non bastino»

TRIESTE. Andrea Crisanti, professore di Microbiologia dell’Università di Padova e direttore del Dipartimento di Medicina molecolare è ormai uno dei volti più noti come divulgatore e opinionista a livello nazionale. Negli ultimi giorni la sua voce critica è stata una delle più decise nell’ambito del dibattito mediatico sui vaccini e in generale sulla gestione della pandemia.

Giusto rimuovere le restrizioni e il coprifuoco?


«Non si può continuare a pretendere sacrifici dai cittadini dopo 16 mesi di pandemia. Piuttosto, il Governo pensi a varare un piano nazionale di sorveglianza facendo un quantitativo adeguato di tamponi che consenta di intercettare il maggior numero possibile di positivi. Parlo di tamponi molecolari, lasciamo perdere gli antigenici. E poi occorre proteggere le frontiere, rivitalizzare l’App Immuni e potenziare il sequenziamento per monitorare l’evoluzione delle varianti».

Le varianti saranno la grande incognita di questa estate?

«Sì e a preoccuparmi non sono tanto le varianti in sé, quanto il fatto che al momento l’Italia non ha un piano di monitoraggio nazionale mirato. Rischiamo di ritrovarci ciechi di fronte all’imprevedibilità delle mutazioni».

L’estate 2021 rischia allora di essere più insidiosa di quella 2020, nonostante i vaccini?

«Direi di no, perché comunque i vaccini cambieranno la dinamica del contagio. Ma se non ci sarà un adeguato monitoraggio su contagi e varianti il rischio è che i vaccini non bastino. E poi, cerchiamo di non sovrastimare l’effetto del clima estivo sul virus: l’anno scorso, in Israele, era stato necessario imporre il lockdown in pieno agosto».

Quanto è importante proteggere le frontiere in questa fase? In Fvg c’è anche il problema dell’immigrazione irregolare lungo la rotta balcanica...

«Controllare gli arrivi è fondamentale, sia per il flusso regolare, sia per gli immigrati irregolari che circolano senza alcun controllo e non potendo essere vaccinati contribuiscono a rallentare il percorso verso l’immunità di gregge».

La nostra regione è stata una delle prime tre a passare in zona bianca: significa che la pandemia è stata gestita bene in Fvg?

«Il fatto che sia arrivata in zona bianca per prima è il risultato di diversi fattori: le misure adottate, la densità della popolazione e le vie di comunicazione. Rispetto al Veneto è anche una regione meno complessa da tanti punti di vista».

Da parte delle istituzioni sanitarie e politiche cosa è mancato a livello di comunicazione sui vaccini?

«Su AstraZeneca hanno fatto un pasticcio incredibile. Il Cts ha smentito se stesso dicendo che i vaccini a vettore virale andavano somministrati “preferibilmente” alle persone con più di 60 anni. Siccome i vaccini Pfizer e Moderna erano nella disponibilità di tutte le Regioni, non avrebbero dovuto fare gli open day vaccinali con AstraZeneca. Punto. Non possiamo nasconderci dietro l’ambiguità del termine dell’avverbio “preferibilmente” che significa: in assenza di alternative e nei limiti delle possibilità. Gli italiani hanno diritto di conoscere i contenuti dei verbali del Cts per sapere come si è arrivati a consentire la somministrazione dei vaccini a vettore virale ai ragazzi».

Dopo il caso della 18enne Camilla, come possiamo recuperare la fiducia dei giovani verso i vaccini?

«Anzitutto va sottolineato che sarebbe interessante sapere come il Comitato tecnico scientifico ha dato il via libera al questionario che viene consegnato a chi si vaccina, perché evidentemente non è in grado di intercettare situazioni incompatibili con AstraZeneca. Chi l’ha preparato e chi l’ha approvato? Il questionario è una cosa seria. Quanto ai giovani, cosa dovrebbero pensare dopo aver visto tutte le contraddizioni degli ultimi mesi? Sinceramente non so come faremo a recuperare la loro fiducia perché ci sono stati errori gravi nella comunicazione fin dall’inizio. I vaccini sono sicuri fino al punto in cui ci sono dati in grado di dimostrare che sono sicuri. Sarebbe stato più giusto dire ai cittadini già all’inizio della campagna: “Guardate che sono vaccini sperimentali approvati in via emergenziale e quando progressivamente avremo più dati aggiorneremo le indicazioni”. C’era da dire solo questo».

Cosa sappiamo del richiamo con un vaccino diverso dalla prima dose?

«Ne sappiamo poco, in realtà. Ci sono solo alcune centinaia di casi. Non dico che ciò debba preoccupare, ma siamo di nuovo a delle soluzioni creative, in contrasto con le procedure. E l’aspetto procedurale è essenziale perché è l’unica cosa che dà davvero sicurezza ai cittadini. Io non credo, comunque, che fare la seconda dose con un vaccino diverso sia un grosso problema. Spero solo che i fatti non mi smentiscano».

In Fvg la mancata vaccinazione del neo direttore del Sores, Amato De Monte, ha sollevato polemiche. Cosa ne pensa?

«Gli operatori sanitari devono dare l’esempio e vaccinarsi, soprattutto se ricoprono ruoli dirigenziali».

Arriveremo all’immunità di gregge?

«Ci arriveremo, ma solo se riusciremo a convincere i giovani. Gli open day andavano anche bene come idea, ma usando gli altri vaccini, oppure con dei filtri molto più rigorosi in caso di utilizzo di AstraZeneca». —


 

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