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Omicidio in seminario, confermati 21 anni e 6 mesi a don Piccoli. «Giustizia è fatta» per la parte civile, ma la difesa annuncia ricorso

La sentenza della Corte d’Assise d’appello di Trieste, presieduta dal giudice Mimma Grisafi, è arrivata dopo 5 ore e mezza di camera di consiglio. Il sacerdote, che si è sempre proclamato innocente, ha preferito non essere presente in aula al momento del verdetto

TRIESTE. Ha ucciso lui, strangolandolo, don Giuseppe Rocco. Dopo cinque ore e mezza di camera di consiglio, la Corte d’Assise d’appello presieduta dal giudice Mimma Grisafi con a latere il giudice Andrea Comez, ha confermato anche in secondo grado la condanna a 21 anni e 6 mesi di carcere per don Paolo Piccoli. Il prete è accusato di aver ucciso don Rocco, l’ex parroco di 92 anni della chiesa di Santa Teresa, trovato morto nella sua stanza da letto nella Casa del Clero la mattina del 25 aprile 2014. 

La camera di consiglio ha preso il via alle 9.50. Ad attendere la sentenza gli avvocati di don Piccoli, Vincenzo Calderoni e Stefano Cesco che ne avevano chiesto l’assoluzione, oltre a Antonella Coslovich, la legale di parte civile che tutela i tre nipoti dell'anziano sacerdote ucciso. Don Piccoli non era presente in aula. Il 54enne, invalido civile oggi in pensione, si trova a Verona, a disposizione della Diocesi di quella provincia veneta. «Non se la sentiva di venire in udienza a sopportare questa tensione», hanno spiegato i suoi difensori.    

 «Giustizia è fatta», ha dichiarato l’avvocato Coslovich dopo la lettura della sentenza arrivata alle 15.20; «Siamo soddisfatti della conferma della sentenza di primo grado – ha aggiunto – e siamo curiosi di leggere le motivazioni, ma è confortante che sia stato reso il giusto tributo anche al defunto»  

Le motivazioni che hanno portato ad una conferma della condanna anche in secondo grado, verranno depositate entro 90 giorni. «Non ci aspettavamo questo esito, – ha l’avvocato affermato Calderoni – perché siamo assolutamente convinti dell’innocenza di don Piccoli, crediamo sia completamente estraneo a questo omicidio. Certamente ci sono due giudici che si sono espressi in maniera conforme, e quindi la strada è decisamente in salita: vedremo cosa diranno nelle motivazioni».  

Il collegio difensivo di Piccoli ha già annunciato che verrà presentato ricorso in Cassazione: «Impugneremo questa decisione come abbiamo fatto per quella precedente, – ha spiegato l’avvocato Cesco – sostenendo gli argomenti che abbiamo sempre evidenziato». Secondo i due legali, non risultano quei segni di colluttazione che si rinvengono di solito negli strangolamenti, e manca completamente un movente. 

Don Piccoli, appresa la sentenza, ha inteso dichiarare: «Sono vittima di un processo farsa, già scritto, ammalato dal pregiudizio contro di me sino dalla prima fase. La fortezza asburgica triestina si è malvagiamente dimostrata inespugnabile: a Roma combatterò con tutte le mie forze».

Don Giuseppe Rocco, “don Pino” come lo chiamavano tutti, quel 25 aprile del 2014 era stato sorpreso nel sonno, all’alba. Era stato soffocato e strozzato nella sua stanza da letto della Casa del Clero nel seminario di via Besenghi. L’omicida gli aveva tappato il naso, la bocca e stretto forte la gola. I segni al volto, confermati dall’autopsia del medico legale Fulvio Costantinides, avevano testimoniato un’azione violenta inferta su un corpo esile e fragile. Anche se, in un primo momento, quella morte era apparsa come un decesso naturale.  

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