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Il nuovo Ad: «Flex non diventerà magazzino e continuerà a fare industria»

Il messaggio del nuovo amministratore delegato Hannes Moritz in occasione del primo incontro con i sindacati che restano tiepidi: «Riunione interlocutoria»

Massimo Greco

Conferma del futuro industriale del sito triestino. La prospettiva logistica come integrazione e non come alternativa all’attività manifatturiera. Volontà di diversificare la clientela per non continuare a dipendere dall’unico committente Nokia. Disponibilità riguardo ai programmi governativi in tema di agenda digitale e di innovazione tecnologica.


Questo il messaggio (in inglese tradotto dal direttore Sergio Bosso) che il nuovo amministratore delegato della Flex, Hannes Moritz, ha inteso trasmettere alle organizzazioni sindacali, con le quali si è recentemente confrontato in merito alla situazione dello stabilimento in zona industriale. In presenza le “rsu”, in video-conferenza i responsabili territoriali dei metalmeccanici Alessandro Gavagnin (Fim), Marco Relli (Fiom), Antonio Rodà (Uilm).

A giudizio dei tre sindacalisti, si è trattato di un primo incontro «dal contenuto interlocutorio, che andrà verificato nei fatti e nel prossimo tavolo ministeriale del 22 giugno». Moritz non ha accennato - secondo gli esponenti della Triplice metalmeccanica - alla delocalizzazione nella romena Timisoara, ma ha precisato che ogni stabilimento Flex ha ottenuto il supporto di un ammortizzatore sociale durante l’anno e mezzo di maggiore acuzia pandemica.

Prossima occasione di discussione sarà l’appuntamento “da remoto” al ministero dello Sviluppo Economico del 22 corrente mese, che dovrebbe essere presieduto dal vice-ministro Alessandra Todde (M5s). I sindacati avevano premuto molto affinchè, dopo oltre un anno e mezzo dall’ultima riunione romana, le criticità rilevate nella gestione della fabbrica triestina (calo produttivo del 15%, rischio lavoro per un centinaio di addetti, trasferimento di attività in Romania) venissero dibattute al più alto livello istituzionale. Per questo era stato indetto uno sciopero lo scorso 14 maggio, accompagnato da un presidio sotto la presidenza della Regione. In quell’occasione la delegazione sindacale, cui partecipava anche Usb, venne ricevuta dall’assessore al Lavoro Alessia Rosolen.

L’insistenza dei sindacati sul coinvolgimento delle istituzioni (all’incontro del 22 parteciperà anche la Regione, oltre all’azienda) è motivato dal contesto in cui nel 2015 avvenne il passaggio del sito triestino da Alcatel Lucent alla multinazionale nordamericana Flextronics: l’accordo prevedeva una serie di impegni da parte dell’acquirente, tra cui la creazione di un centro di eccellenza, sul cui adempimento Fim-Fiom-Uilm-Usb sono alquanto scettici . —

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