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Un anno di ritardo per il Parco del mare

Paoletti: «Impossibile a questo punto avviare il cantiere a settembre ma l’opera non è a rischio»

TRIESTE  L’onda lunga del Covid colpisce il Parco del mare. In tempi pandemici le banche sono restie a finanziare grandi imprese turistiche e i due proponenti, la friulana Icop e i genovesi di Costa Edutainment, hanno chiesto alla Camera di commercio tempo fino a settembre per definire gli aspetti finanziari del progetto. Un bel ritardo rispetto all’idea originaria di cantierare in autunno, dice il presidente della Cciaa Antonio Paoletti: «Il Covid non è colpa di nessuno, purtroppo così perdiamo un anno».  Giovanni Battista Costa è il fondatore e direttore dell’area strategia di Costa Edutainment, la società che ha in gestione, fra gli altri, il grande acquario di Genova. L’esempio, insomma, di quel che il Parco del mare dovrebbe essere per Trieste. L’ultimo anno è stato pesantissimo per il settore, conferma, anche se la riapertura presente getta uno spiraglio di luce: «Ora le cose stanno camminando bene, manca ancora il turismo internazionale ma anche quello arriverà», dice. Certo è che in queste condizioni l’accesso al credito è tutt’altro che immediato. Anche il ritardo nel caso del Parco del mare, spiega Costa, «è legato alla finanza, quando si fanno queste operazioni serve una copertura adeguata». L’imprenditore conferma l’interesse della società: «È sempre forte, perché il progetto è molto bello, e so che anche per la Regione è un’idea di rilancio per il territorio».  Nell’autunno dello scorso anno la cordata aveva proposto il progetto alla Cciaa forte del sostegno di Iccrea Bancaimpresa, che aveva accettato di finanziarlo. Nei primi mesi del 2021, però, era emersa l’impossibilità di utilizzare lo strumento del project leasing su un demanio dello Stato, onde la necessità di rivedere il progetto nel suo complesso. È a questo punto che il sostegno accordato in precedenza da Iccrea è venuto meno, e ora il tema delle coperture va rivisto daccapo: «C’è bisogno di una nuova delibera da parte delle banche – dice il patron di Icop Vittorio Petrucco –. In principio avevamo Iccrea, ma nella seconda fase ci han detto che l’interesse c’è ma non in questo momento. Per cui su di noi non ci sono obblighi, possiamo anche trovare qualcun altro. Certo è che Iccrea conosce bene il progetto, e appena ci saranno le condizioni è quella con cui sarà più facile riavviare il ragionamento».  I prossimi mesi, quindi, saranno dedicati al vaglio dei possibili finanziatori, nella speranza che il miglioramento delle condizioni comporti anche un allentamento dei freni che il credito si è imposto in tempi di magra.  Il presidente della Camera di commercio della Venezia Giulia Paoletti assicura: «Il progetto non è a rischio. La sfortuna è stata che la pandemia è durata a lungo, da ottobre a maggio il mondo del turismo è rimasto bloccato. L’Acquario di Genova così come tutti i parchi tematici. A livello finanziario le aziende si sono dissanguate, in attesa di contributi statali che non sono arrivati. Sicché le società finanziarie hanno messo il settore in stand by».   Inevitabili le ripercussioni sulla tabella di marcia: «Ho corso come un matto perché il programma era fare le gare in estate e cantierare in settembre. Ora ci hanno chiesto una proroga dei tempi, e noi ovviamente l’abbiamo concessa. Purtroppo così si perde un anno, otto-nove mesi se va bene».  Ciò non significa, aggiunge il presidente, che la Camera si sia fermata: «Abbiamo concluso il Piano di attuazione comunale (Pac) ovvero il piano particolareggiato propedeutico alla realizzazione dell’opera». A breve partirà anche la messa in sicurezza del sito: «Demoliremo le strutture in ferro e prepareremo il terreno al cantiere – dice Paoletti –, in fondo la concessione è nostra e nostra la responsabilità di tenere il posto in ordine».

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