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Monfalcone, il giudice dà ragione a 50 stranieri: la graduatoria Ater è da rifare

Ordinanza del giudice civile Di Lauro dà ragione a 50 cittadini stranieri promotori di due cause

MONFALCONE Regione, Ater di Gorizia e Comune di Monfalcone hanno tenuto una condotta di «carattere discriminatorio». E per questo, oggi, 10 giugno, il giudice della sezione civile del Tribunale Laura Di Lauro ha ordinato l’inserimento nella graduatoria di 15 cittadini stranieri di nazionalità asiatica e 35 residenti bengalesi che, in entrambi i casi per la mancata presentazione di documenti in grado di attestare l’assenza di proprietà immobiliari all’estero, si erano visti negare l’accesso rispettivamente alla classifica per l’assegnazione di un alloggio di edilizia popolare e del bonus tagliaffitti. Andranno quindi immessi, come disposto dall’ordinanza, «nella medesima posizione in cui sarebbero stati inseriti se avessero presentato i documenti richiesti dai rispettivi bandi», cioè il numero 2 del 2019 dell’Ater e quello pubblicato dall’amministrazione Cisint il 15 maggio 2020. Sei le istanze invece respinte.

[[ge:gelocal:il-piccolo:trieste:cronaca:1.40375612:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://ilpiccolo.gelocal.it/trieste/cronaca/2021/06/10/news/l-avvocato-cattarini-l-uguaglianza-e-un-principio-incancellabile-il-sindaco-cisint-disparita-al-contrario-1.40375612]].

Non solo: Comune e azienda territoriale dovranno accogliere nella graduatoria «tutti i cittadini extra UE che avevano già presentato domanda senza produrre la documentazione» e per ciò destinatari di una comunicazione di inammissibilità. Sempre municipio e Ater dovranno «modificare i bandi» per consentire ai cittadini stranieri di presentare l’istanza, cioè «senza la richiesta della documentazione supplementare».

La Regione, poi, è stata condannata al pagamento delle spese di lite, liquidate un’unica volta in 379,50 euro per esborsi e 7.254 euro di giudizio. Il giudice Di Lauro, che ha respinto ulteriori eccezioni e domande, compresa la richiesta di danni, ha infine ordinato la pubblicazione, priva delle generalità dei ricorrenti, del suo provvedimento, 26 pagine, sulla homepage del sito dell’Ater, del Comune e della Regione. Per 30 giorni.

Due le cause, dunque, avanzate dall’avvocato Riccardo Cattarini a tutela della cinquantina di assistiti, per la maggior parte bengalesi, e poi riunite per «ragioni di opportunità» e in considerazione dell’«identità delle ragioni poste» nelle istanze, come motivato dal giudice. Nessun sussulto per i legali di Ater (Paolo Coppo), Comune (Teresa Billiani) e Regione (Beatrice Croppo, Elda Massari e Valentina Cocuzza dell’avvocatura): ai loro occhi si è trattato di una pronuncia in linea con quelle rese da altri magistrati a Udine in primis e a Trieste, pertanto di un esito atteso. La Regione, con l’assessore Graziano Pizzimenti, già annuncia appello.

Ma da oggi le istituzioni dovranno prendere in mano le carte e valutare come ottemperare all’ordinanza, evitando riverberi sui precedenti assegnatari di alloggi e bonus, dato che la graduatoria andrà modificata. Una vicenda complessa, al netto di quelle che saranno poi le considerazioni politiche e i riflessi in Aula. Ater, col vertice Fabio Russiani, ha già anticipato che «ogni situazione andrà valutata caso per caso», ma l’azienda non derogherà all’imperativo di «dare un’abitazione a chi non ce l’ha». Mentre il sindaco Anna Cisint resterà in attesa di istruzioni dalla Regione e considererà «lo stanziamento di fondi comunali extra per far quadrare i conti dei contributi tagliaffitto, a seguito dei disposti cambi. Di Lauro ha ritenuto fondati i ricorsi dei cittadini stranieri, anche alla luce «dell’orientamento espresso da una parte della giurisprudenza di merito», citando l’ordinanza del Tribunale di Milano del marzo 2020 e quella di Udine, 12 mesi dopo.

Di carattere «discriminatorio» delle disposizioni aveva già parlato mesi fa Cattarini, adducendo tra le motivazioni, riportate agli atti, «la mancanza nel Bangladesh di un sistema catastale adeguato», i costi «derivanti dal rilascio della documentazione», essendo necessario rivolgersi a notaio, traduttore e autenticatore nel consolato italiano; e il dato statistico in base al quale «risultano essere state ammesse solo il 12% delle domande presentate da cittadini extra-comunitari», con «solo 2» in graduatoria. Di qui la «disparità di trattamento» fra stranieri e italiani, con l’aggravio burocratico solo per i primi. Quando invece, come rilevato dal giudice, vige il principio di parità nei rapporti con la pubblica amministrazione, «non derogabile da una fonte secondaria

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