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L’avvocato Cattarini: «L’uguaglianza è un principio incancellabile». Il sindaco Cisint: «Disparità al contrario»

L’avvocato Riccardo Cattarini

Le reazioni all’ordinanza del giudice civile Di Lauro che ha dato ragione a 50 cittadini stranieri promotori di due cause

«Il principio di uguaglianza è un principio fondante di convivenza che nessuna amministrazione di nessun colore politico può permettersi di mettere in discussione. Spero che quest’amministrazione non costringa a fare altre cause inutili, il cui esito è assolutamente scontato». Qualsiasi altro avvocato canterebbe vittoria, Riccardo Cattarini, noto penalista e politico di spicco tra le fila del Pd, componente del direttivo provinciale, resta con i piedi ancorati a terra. Non dice una parola di più. Ma è da qui che oggi partiranno gli affondi a sinistra.

«Purtroppo con questo pronunciamento si crea una discriminazione a danno di tutti gli altri cittadini – ribatte il sindaco Anna Cisint –, perché certuni dovranno sottostare a determinate regole e altri no: vorrà dire che il richiedente un alloggio pubblico dovrà affidarsi alla speranza che tutti dichiarino il vero, perché per l’ente non esiste la possibilità di accertare l’inesistenza di beni immobiliari in altri Paesi». «Per me – conclude – questa è discriminazione al contrario. Le sentenze certamente si applicano, ma si può non essere d’accordo». Così l’avvocato dell’ente Teresa Billiani: «Il Comune si è attenuto alla legge, ottemperando alle disposizioni vigenti. Per sua competenza ha sollevato numerose eccezioni preliminari di inammissibilità del ricorso di cui non si è tenuto conto ed è anche per queste ragioni che si proporrà appello». «Altresì rilevo – conclude – che le richieste di risarcimento dei danni patiti dai ricorrenti sono state respinte in toto». Più o meno stessa musica dalla Regione, con l’assessore Graziano Pizzimenti: «Se ci sono margini per fare ricorso, lo proporremo. Anche perché altre regioni, come la rossa Toscana, stanno applicando le medesime misure varate qui, senza che si sollevino però medesime questioni. Evidentemente qui sono più attrezzati». Si riserva invece una serie di valutazioni il presidente Ater Fabio Russiani: «Purtroppo l’ordinanza è in linea con le altre sentenze già emesse in regione e fuori. Faremo una disamina più approfondita, a ogni modo l’Ater non è stata condannata a rifondere le spese. Con gli altri attori valuteremo ogni utile azione, non escludendo un gravame al provvedimento». Infine il legale incaricato dall’azienda territoriale Paolo Coppo, il quale rimarca come il Tribunale di Gorizia si sia «conformato alla giurisprudenza di merito di Udine e Trieste», mentre l’Ater «essendo organo amministrativo ed esecutivo non ha potuto fare altro che applicare la legge regionale»: «Sei posizioni, come da noi richiesto, sono state stralciate: persone che, al di là della pretesa discriminazione, non avevano titolo per entrare in graduatoria». Ti. Ca.

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