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Guai giudiziari, attacchi e compensi risicati: la dura vita dei sindaci del Friuli Venezia Giulia

Fasce tricolori

Il caso della prima cittadina di Crema indagata per l’infortunio di un bimbo all’asilo riaccende i riflettori sui rischi legati a un ruolo che attrae sempre meno candidati

TRIESTE. «Chi ce lo fa fare? È un atto d’amore». Rodolfo Ziberna è appena uscito da una complicata conta d’aula sul bilancio, si è salvato, ma non è contento. «Ho visto un teatrino da campagna elettorale», dice prima di entrare nel merito delle fatiche da sindaco, una questione irrisolta per lui come per tanti colleghi costretti a litigare con la maggioranza, a respingere gli attacchi della minoranza, a scorrere gli insulti sui social, ma anche, ed è quello che preoccupa di più, a rischiare penalmente su più partite, alcune non controllabili. Il sindaco di Gorizia non si stupisce del caso di Crema: la sindaca Stefania Bonaldi ha ricevuto un avviso di garanzia per lesioni colpose perché lo scorso ottobre un bambino di un asilo comunale ha infilato la mano sinistra nel cardine della porta tagliafuoco, schiacciandosi due dita (senza riportare lesioni permanenti). «Se lo Stato non cambia le regole, ci costituiremo parte civile», la reazione di Antonio Decaro, sindaco di Bari e presidente dell’Anci nazionale.

Ziberna ha affrontato una vicenda infinitamente più dolorosa, la morte di Stefano, il dodicenne caduto in un pozzo nel parco Coronini Cronberg durante un’attività di orienteering. «Il momento più brutto della mia vita politica. A confortarmi, ed è qualcosa di enorme, è stata la mamma di Stefano», commenta il sindaco.

A lui, nella veste di presidente della Fondazione Coronini Cronberg, è arrivato uno dei 14 avvisi di garanzia notificati per l’ipotesi di reato di omicidio colposo. «Siamo capi di un’azienda con gigantesche responsabilità civile e penali – dice Ziberna –. Come si può immaginare, per fare solo un esempio, che io posso controllare l’efficienza dei freni di un parco macchine di 110 unità? Ma se succede qualcosa è colpa mia».

Su quanto accaduto a Crema ha parlato ieri anche il presidente della Regione Massimiliano Fedriga. «Non è solo colpa della magistratura – il suo intervento –. Bisogna fare una semplificazione normativa importante nel nostro Paese, in cui si dica cosa si può fare in modo chiaro. Se poi qualcuno sbaglia, deve pagare veramente».

A fare un confronto con alcuni anni fa è invece Sergio Bolzonello. Il consigliere regionale dem, per due mandati, dal 2001 al 2011, sindaco di Pordenone, sottolinea il cambiamento del modello sociale: «Non c’è più il livello di solidarietà di allora e pure lo scontro politico si è ideologizzato. Oggi la classe dirigente non è nemmeno più capace di sedersi a un tavolo». «Fare il sindaco è sempre più difficile – aggiunge il presidente dell’Anci Fvg Dorino Favot –. Confidiamo in un intervento di Anci nazionale per procedere in tempi breve a una proposta di legge da sottoscrivere ai gruppi parlamentari».

Non irrilevante la questione economica. Dopo averla annunciata prima della pandemia, la giunta regionale sta lavorando a una misura di incremento dell’indennità mensile per i primi cittadini tra i 350 e i 500 euro lordi. Ma una prima pezza era già stata messo l’anno scorso, quando il Consiglio decise di portare dal 40% al 20% la riduzione dell’indennità dei sindaci lavoratori e azzerarla a quelli in pensione: casi che riguardano quasi tutti i primi cittadini degli oltre 200 piccoli Comuni Fvg. «Il compenso, a fronte di tante responsabilità, e con il rischio di andare a processo per la firma su qualsiasi atto, è a volte letteralmente ridicolo – rimarca l’assessore alle Autonomie locali Pierpaolo Roberti –. I nostri sindaci sono i meno pagati delle Regioni autonome, corretto intervenire. Fermo restando che servirà anche aprire il fronte legislativo per contenere gli avvisi di garanzia ingiustificati».

Bolzonello dice che sì, «chi lavora con simili complessità va pagato nel modo giusto». Anche Favot lo definisce riconoscimento «doveroso», mentre Ziberna non dimentica le differenze tra il prima e il dopo: «La perdita rispetto a quando ero direttore dell’Upi e poi consigliere regionale è di 30mila euro l’anno. E mi pago pure l’assicurazione personale di tasca mia. Ci deve essere una piccola vena di follia a decidere di candidarsi in un Comune». L’aumento di stipendio, entra nel merito ancora Favot, «non sarà sufficiente per i sindaci dei Comuni più piccoli, ma è un buon passo avanti, soprattutto se si considera da quanto tempo eravamo fermi. Da parte dell’amministrazione regionale c’è stata capacità d’ascolto, la valutiamo molto positivamente».

Ma si troveranno i candidati alle amministrative? Nel 2021, in ritardo causa pandemia, si andrà al voto in 37 Comuni, di cui quattro sopra i 15 mila abitanti (Trieste, Pordenone, Cordenons e San Vito al Tagliamento), ma anche otto sotto i mille. E per molti Municipi non solo non c’è la fila di candidati, ma mancano pure i nomi in corsa con i partiti più solidi. «Credo che alla fine gli aspiranti si troveranno ancora – conclude Favot –, ma fatti come quelli di Crema allontanano le persone valide dal mondo di una politica che già fatica a individuare cittadini disposti a vestire la fascia tricolore».

Le voci dei sindaci del Fvg:

Roberto Dipiazza, Trieste: “In tribunale per aver difeso l’italianità della città”

Il sindaco di Trieste Roberto Dipiazza

Il sindaco Dipiazza andrà a processo. Deve rispondere del reato di “violenza privata” per aver tolto dalle mani di un manifestante del Territorio libero una bandiera di Trieste listata a lutto spezzandola a metà e portandosela via. L’episodio si era verificato il 26 ottobre del 2019, giornata in cui si stava svolgendo in piazza Unità una commemorazione del ritorno di Trieste all’Italia. Quella del manifestante del Tlt – il suo nome è Darko Jermanis – era una chiara provocazione legata alle annose questioni su cui da tempo si batte il movimento.

Dipiazza non fa dietrofront. «Sono tranquillo, ho agito nel rispetto della legge – spiega – volendo tutelare una cerimonia importante per la città. Sono un patriota, difendo la bandiera». E il discorso inevitabilmente si allarga sulle responsabilità dei sindaci, i loro poteri, il ruolo di rappresentanza della comunità tutta.

Qui l’articolo completo:

Laura Marzi, Muggia: «L’ultimo brivido pochi giorni fa»

Laura Marzi

«L’ultimo brivido l’ho avuto pochi giorni fa, quando purtroppo ha perso la vita a Muggia un uomo dopo un malore in acqua». La sindaca Laura Marzi dice di essere stata «subito chiamata in causa dai carabinieri che volevano conoscere i contenuti dell’ordinanza balneare, chi l’aveva firmata, se la cartellonistica sulla balneazione era in regola. Sapevo che era tutto corretto, ma i timori sono inevitabili. I sindaci rispondono di tutto, a fronte di una retribuzione inadeguata rispetto ai rischi».

Marzi riconosce che «da sindaco di un Comune di medie dimensioni sono circondata da funzionari che vegliano sulle pratiche, ma nei piccoli centri i miei colleghi si scrivono le delibere da soli perché non hanno personale e si assumono le responsabilità per intero. Ma le cose più preoccupanti sono legate al territorio: tempo fa abbiamo avuto lo smottamento di un terreno e non voglio pensare se le pietre fossero finite su persone o auto in transito».

Rodolfo Ziberna, Gorizia: «Siamo come capi di maxi aziende»

Rodolfo Ziberna

Tra poche settimane sarà passato un anno dalla morte del piccolo Stefano, caduto in un pozzo nel parco di palazzo Coronini Cronberg, a Gorizia. Il sindaco Rodolfo Ziberna non dimentica, non può dimenticare quel giorno drammatico. Fu tra i primi a correre sul posto, a trasmettere la disperazione e il cordoglio della comunità. Anche per lui, che della Fondazione che gestisce il parco è presidente, è scattata l’indagine. L’ipotesi di reato è omicidio colposo. Ricordando con commozione il conforto ricevuto dalla mamma di Stefano, in un contesto più generale Ziberna osserva: «Siamo capi di un’azienda con gigantesche responsabilità civile e penali. Come si può immaginare, per fare solo un esempio, che io posso controllare l’efficienza dei freni di un parco macchine di 110 unità? Ma se succede qualcosa è colpa mia».

Anna Maria Cisint, Monfalcone: «Tante competenze, errori possibili»

Anna Maria Cisint

«Ci mettiamo dedizione 7 giorni su 7, non facciamo ferie, ci chiamano nel cuore della notte, rispondiamo sulla sicurezza e la salute pubblica: nessun altro ruolo ha tanti campi di intervento e gli errori sono dietro l’angolo». La sindaca di Monfalcone Anna Cisint sottolinea che «i sindaci sono brave persone, ma vengono dai mestieri più svariati e non possono essere competenti in prima persona sui nodi amministrativi. Bisogna affidarsi ai tecnici, ma nei piccoli Comuni gli impiegati fanno contemporaneamente i ragionieri e i vigili». Per Cisint, «le norme in Italia sono fatte per individuare un responsabile e non per tutelare i sindaci. Una volta non ho firmato la cittadinanza per una straniera che non era in grado di leggere il giuramento in italiano: ho subito un procedimento amministrativo. È andata bene, ma quando una procedura comincia non sai come finisce». 

Pietro Fontanini, Udine: dalle bici allo stadio, le “grane” friulane

2020

Il sindaco di Udine Pietro Fontanini si è già trovato contro, tra gli altri, le associazioni della bicicletta, contrarie alla riapertura sperimentale di via Mercatovecchio, e pure i cittadini sul piede di guerra per il taglio di alcuni alberi in piazzetta Belloni, centro storico. L’ultima “grana” per il primo cittadino leghista è calcistica. L’Udinese calcio, dopo i rilievi dell’Anac, l'Autorità nazionale anti corruzione, su presunte irregolarità nella gestione dell'impianto, ha minacciato di lasciare la Dacia Arena per andare a giocare nel piccolo stadio di Pasian di Prato. Non basta: la società dei Pozzo chiede la risoluzione anticipata del contratto con il Comune e un rimborso di 48 milioni per le spese sostenute nella ristrutturazione dell’impianto. «Sortita poco utile a rasserenare gli animi», la replica del sindaco. 

Giorgio Baiutti, Tricesimo: «Il giardiniere sbaglia e multano me»

Giorgio Baiutti

«Mi ricordo ancora quando la carriera del sindaco di Firenze Domenici fu stroncata dai processi partiti perché una povera ragazza era stata uccisa da un ramo caduto in un parco cittadino». Giorgio Baiutti ritiene che «i sindaci stanno diventando il capro espiatorio per tutto: due anni fa gli operai del mio Comune potavano delle piante e un controllo ne trovò uno mal assicurato alla scala e con la catena della motosega allentata. Risultato? Multa all’operaio, multa al responsabile del cantiere e multa al sindaco, pari a metà dell’indennità mensile». Per il primo cittadino di Tricesimo, «cantieri e sicurezza degli immobili sono una giungla: se due ragazzini si spingono contro uno spigolo a scuola, è colpa del sindaco? La verità è che si è elevato di molto il livello di rivendicazione: se un cittadino cade in bici su un piccolo dosso, apre subito un contenzioso per il quale deve rispondere il Comune e magari il suo legale rappresentante». 

Markus Maurmair, Valvasone Arzene: «Scivolano e danno la colpa a noi»

Marcus Maumair

Per Markus Maurmair, «il problema è il radicarsi della cultura della colpevolezza: un tempo se cadevi in mezzo alla piazza ti rialzavi e speravi che non ti avesse visto nessuno, mentre ora vai a cercarti un testimone e dai la colpa alla manutenzione». Il sindaco di Valvassone Arzene ricorda che «il giorno della nostra festa medievale, una cittadina cadde in un pozzetto di cantiere: si è goduta tutta la manifestazione e dopo ha fatto denuncia contro Comune e impresa, che ha pagato per ottenere il ritiro della querela. Poi ci sono le carte che il sindaco firma: io mi fido dei miei collaboratori, ma è impossibile seguire tutte le norme. La legge prevede che dobbiamo fare la manutenzione ai giochi nei parchi ogni sei mesi: con quali risorse? Tutto ciò porta ad allontanarsi dalla politica e dalla presidenza delle associazioni. Io pago mille euro all’anno di assicurazione per non dovermi mangiare la casa nell’eventualità di contenziosi». 

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