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«Ritirati da Roma 2 milioni»: si riapre il dossier Carciotti

L’interrogazione del dem Barbo: «Il Comune abbandonò il piano per la pinacoteca e perse i fondi». Dipiazza: «L’operazione costava troppo. E ora si torna in gara con molte offerte

TRIESTE Oltre un decennio fa il Comune aveva in programma di fare una pinacoteca pubblica nella parte frontale del palazzo Carciotti. Ai tempi Roma aveva stanziato due milioni di euro per un primo consolidamento del palazzo e, fa notare oggi il consigliere Giovanni Barbo, ora quei fondi siano venuti meno: «Un finanziamento abbandonato», osserva l’esponente dem. «Vicende vecchie - commenta il sindaco Roberto Dipiazza -. La novità semmai è che questa estate rimetteremo il palazzo in gara perché le offerte ci sono e sono molte».

Qual è la storia? Durante il secondo mandato del sindaco Roberto Dipiazza si parlò a lungo della possibilità di destinare a uso pubblico la parte fronte mare del palazzo, vendendo quella retrostante (ove allora albergava il corpo dei vigili urbani). Forte sostenitore dell’idea era l’allora assessore ai lavori pubblici Franco Bandelli, che propose di farne un centro congressi, per il quale aveva approntato un progetto dello studio di ingegneria Cervesi.

Roma impose però che nella parte nobile si facesse una pinacoteca. Nel 2009 l’allora ministero dei Beni culturali mise a disposizione 2 milioni di euro, che dovevano servire a un primo consolidamento di Palazzo Carciotti (l’intervento museale nel complesso costava 15 milioni). La possibilità di spenderli da parte della Soprintendenza era però vincolata alla progettualità del Comune per la parte restante del palazzo. Il rischio di perdere gli ormai proverbiali “due milioni” tenne banco per un paio d’anni nel dibattito politico, fra i soprintendenti di allora che sollecitavano il Comune a fare la sua parte per poterli impiegare e le polemiche politiche sull’impiego dell’edificio. Resta il fatto che dopo l’uscita dalla maggioranza di Bandelli (che oggi sfida Dipiazza con la civica Futura) l’ipotesi Cervesi fu abbandonata e il centrodestra si orientò verso la vendita in blocco dello stabile. In questo nuovo contesto l’ipotesi della pinacoteca non aveva più spazio di agibilità, e cadde nel dimenticatoio.

È Barbo a rilevare che nel luglio scorso il Ministero della cultura ha iscritto tra le “economie derivanti da rinuncia al progetto” proprio i leggendari due milioni. La faccenda è oggetto di un’interrogazione rivolta agli assessori Giorgio Rossi ed Elisa Lodi. Fino al Dipiazza-ter, osserva Barbo, «l’ipotesi era quella di mantenere la proprietà pubblica della parte sulle rive». Quindi «non è molto elegante - prosegue - mettere in vendita la facciata dell'edificio mentre formalmente è ancora in piedi un’ipotesi di collaborazione con altre istituzioni che prevede il mantenimento della proprietà e della funzione pubblica».

Dal canto suo Dipiazza commenta: «È una vicenda vecchia, le prospettive poi sono cambiate. C’erano due milioni, ma ne servivano 20 o 30 per rimettere in sesto tutta la struttura. E chi ce li avrebbe messi? Bisogna fare i conti con la realtà dell’amministrazione. La cosa importante è che stiamo per approvare il piano del centro storico, che consentirà di intervenire sul palazzo, e che in estate rimetteremo il Carciotti in gara. Ci sono molte offerte».

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