Confermata in appello la condanna all'ergastolo per Ratko Mladic, il boia di Srebrenica

Ratko Mladic

La sentenza è definitiva, senza ulteriori possibilità di ricorsi.

BELGRADO Il Tribunale dell'Aja ha confermato oggi in appello la condanna all'ergastolo per Ratko Mladic, il boia di Srebrenica. La sentenza è definitiva, senza ulteriori possibilità di ricorsi.

Il procuratore del Tribunale, Serge Brammertz, alla vigilia della sentenza si era detto «cautamente ottimista»: «Non posso immaginare un altro risultato a parte la conferma» del verdetto. Dal canto suo, la presidente della the Helsinki Committee for Human Rights in Serbia, Sonja Biserko, aveva fatto sapere di non aspettarsi «cambiamenti significativi», ritenendo che ci fossero «poche possibilità» che i giudici riconoscessero le nuove accuse di genocidio risalenti al 1992.

Il 22 novembre 2017 Mladic era stato condannato all’ergastolo: fra i capi d’accusa anche la responsabilità del massacro di Srebrenica del 1995, il peggiore in Europa dalla Seconda Guerra Mondiale, quando furono uccisi 8 mila ragazzi e uomini musulmani.

Nella guerra in Ex-Yugoslavia tra il 1992 e il ’95 i morti furono circa 100mila e altri 2,2 milioni di persone furono costrette a lasciare le loro case. Il verdetto è «il minimo di giustizia che ci si può attendere per le vittime», ha affermato la co-fondatrice del gruppo Women in Black, Stasa Zajovic, intimando alla Serbia di «smettere di negare, falsificare, minimizzare e relativizzare i pronunciamenti delle corti internazionali».

Mladic, soprannominato il ’macellaio di Bosnia”, ha ancora un seguito tra i serbi: come ha riportato Balkan Insight, ieri sera un’organizzazione serbo-bosniaca ha proiettato nella piazza centrale di Bratunac, nella Bosnia orientale a 10 km da Srebrenica, un film celebrativo di 40 minuti sulla sua vita, dall’infanzia alla carriera militare, fino al sodalizio con Radovan Karadzic, anche lui condannato per genocidio. All’evento tuttavia si sono presentati in pochi irriducibili.

Per uno degli avvocati di Mladic, Branko Lukic, la difesa aveva «provato in maniera inequivocabile» che l’ex comandante militare non aveva «nulla a che fare» con il genocidio, sostenendo che le vittime di Srebrenica sono state uccise in scontri, non è stato un massacro. «Se i giudici si basano sui fatti, abbiamo vinto, se si baseranno su propaganda e luoghi comuni, non avremo possiblità», aveva dichiarato Lukic.

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