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Da Autovie alla Newco: dopo 51 mesi di attesa resta lo spettro della gara europea

Ancora da sciogliere il nodo del trasferimento della concessione. E spunta anche un ricorso al Tar legato al valore di indennizzo

TRIESTE Marzo 2017-giugno 2021. Sono passati 51 mesi dalla scadenza della concessione autostradale della A4 Trieste-Venezia, ma il rinnovo non si è ancora concretizzato. Si procede in prorogatio, finché si potrà. Una storia di burocrazia, classica, all’italiana. Con valutazioni discordanti, un passaggio di consegne tra Autovie Venete e Newco Società Alto Adriatico rimandato, se non congelato, e pure l’immancabile ricorso al Tar. Sullo sfondo l’incubo di una gara europea che può far perdere al territorio nordestino la gestione di un’infrastruttura che, prima della pandemia, ha fatto da cassaforte per la Regione.

Il punto della situazione è emerso giovedì in quarta commissione consiliare, occasione per l’audizione del presidente di Autovie Maurizio Paniz e del direttore Giorgio Damico e per un aggiornamento su un’operazione, quella della concessione trentennale in capo a una società di proprietà interamente pubblica, che è «obiettivo esclusivo della volontà politica della giunta Fedriga», ha annotato l’assessore regionale alle Infrastrutture Graziano Pizzimenti. Di più: Pizzimenti ha assicurato sintonia con il Veneto di Luca Zaia e respinto qualsiasi ipotesi di ripensamento sulla Società Alto Adriatico, partecipata dalle due Regioni, a gestire le tratte autostradali. Ma, posto che sui tempi di trasferimento della concessione alla Newco, ricorda Paniz, «la decisione spetta al governo attraverso i ministeri competenti», la soluzione non pare dietro l’angolo. «Problemi? Non ci riguardano. Noi siamo un soggetto attuatore. Se ci dicono di fare, facciamo».

È stato Damico, in commissione, a entrare nel merito dei «delicati rapporti con l’ente concedente». Di fatto Autovie a novembre 2019 aveva presentato il piano economico finanziario transitorio (relativo al percorso successivo alla scadenza della concessione, nel marzo 2017), ma solo nel marzo 2021 il ministero dei Trasporti ha espresso l’intenzione di sottoporre «quanto prima» il documento al Cipe, unitamente all’aggiornamento del contestuale piano economico finanziario di Società Alto Adriatico. Certo, di mezzo ci sono stati due governi e una pandemia. Ma si è proceduto decisamente a passi lenti. Con tanto di differenti valutazioni economiche sul valore di indennizzo a carico del concessionario subentrante e da corrispondere a quello uscente, sorta di partita di giro posto che la Regione Fvg è parte delle Newco per il 67% e, via Friulia, detiene poco meno del 73% delle quote di Autovie. Al 31 dicembre 2019 quel valore fu stimato in 476 milioni (tesoretto che servirà anche a liquidare i soci privati di Autovie per almeno 150 milioni), ma il ministero nel gennaio di quest’anno, dopo un approfondimento sui cespiti, ha rideterminato il dato al ribasso per circa 7 milioni. Di qui la decisione di Autovie di proporre impugnativa dinanzi al Tar del Lazio, senza tuttavia interrompere le interlocuzioni con il Mit, tanto da recepire la rettifica nell’ambito dell’aggiornamento del piano finanziario. Una condotta, nelle intenzioni della società, volta da un lato a tutelare al meglio il patrimonio aziendale e dall’altro a evitare interpretazioni orientate a individuare comportamenti ostruzionistici da parte di Autovie rispetto allo sviluppo del processo di trasferimento della concessione.

Recenti le ultime tappe. Il 5 maggio il Mit ha scritto a Autovie e Newco richiamando la necessità di ottenere dalla Alto Adriatico una versione aggiornata del piano economico finanziario che disciplina l’immediato subentro nella gestione della tratta autostradale. L’aggiornamento dovrebbe essere sottoposto prossimamente alle Regioni Fvg e Veneto. Ma il perdurante rimpallo di responsabilità porta necessariamente a non escludere il finale che si è sempre cercato di evitare: l’assalto di grandi gruppi internazionali all’autostrada nordestina. Dal Pd, col capogruppo Diego Moretti e Mariagrazia Santoro, si nota che la strada per la Newco è «avvolta dalla nebbia» e «da parte di tutti i soggetti coinvolti è necessaria una convinta azione politica».

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