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L’Italia in bianco vede la fine del tunnel. Immunità di gregge per l’8 settembre

Anche Veneto, Liguria, Abruzzo e Umbria nella fascia più ambita. Brusaferro: «Ormai asintomatici 3 positivi su 4»

TRIESTE Mentre i numeri della pandemia sono in discesa libera, tanto da sbianchettare tutta l’Italia da qui al 21 giugno, la campagna vaccinale avanza. E pur lasciando ancora indietro oltre 2 milioni di sessantenni e un altro milione e 400 mila dai 70 anni in su, le proiezioni annunciano l’8 settembre del virus. Perché con il ritmo di 481 mila somministrazioni al giorno dell’ultima settimana, proprio per quella data evocativa di un’altra disfatta storica potremmo aver raggiunto l’agognata immunità di gregge, con il 70% di italiani coperti dal vaccino. Intanto siamo al 40, 4% di immunizzati con la prima dose e al 21, 2% anche con la seconda. E con queste percentuali anche i numeri dell’epidemia, nonostante il mezzo liberi tutti, vanno giù in picchiata.

L’Rt nazionale, certifica il monitoraggio settimanale dell’Iss di ieri, è ancora in calo dallo 0, 72 allo 0, 68 e l’incidenza dei casi settimanali ogni 100 mila abitanti è scesa a 32 contagi rispetto ai 47 della scorsa settimana. Tutte le regioni sono classificate a livello di rischio basso, mentre nessuna supera più la soglia critica di occupazione dei posti letto, sia in terapia intensiva, sia nei reparti di medicina. E come ha rimarcato il presidente dell’Iss, Silvio Brusaferro, proprio per effetto dei vaccini oramai «tre positivi su quattro sono asintomatici o hanno pochi sintomi».

E così l’Italia si tinge sempre più di bianco. Da lunedì, quando il coprifuoco slitterà a mezzanotte in zona gialla, saranno infatti 7 le regioni che occuperanno la zona con meno restrizioni e dove la ritirata non c’è proprio. Abruzzo, Liguria, Umbria e Veneto con l’ordinanza firmata da Speranza passeranno dal 7 giugno in zona bianca, raggiungendo Molise, Friuli Venezia Giulia e Sardegna. Il 14 giugno sarà poi la volta di Emilia Romagna, Lombardia, Lazio, Piemonte, Trentino e Puglia. E il 21 giugno toccherà a tutte le altre: Basilicata, Calabria, Campania, Marche, Alto Adige, Sicilia e Toscana. Resterebbe in giallo solo la Valle d’Aosta che è l’unica ad avere ancora un’incidenza sopra i 50 casi settimanali.

La campagna vaccinale intanto avanza, anche se l’Ema annuncia che «rispetto al mix di vaccini potrebbe non essere in grado di avere sufficienti dati per un’indicazione precisa agli Stati che nei prossimi mesi chiederanno un’approvazione per la vaccinazione eterologa», ossia con un richiamo diverso dalla prima dose del vaccino anti Covid. Fatto che un po’ potrebbe rallentare le operazioni, che procedono comunque a buon ritmo, anche se ancora un pelo sotto il target medio del mezzo milione di somministrazioni al giorno.

Il problema sono semmai gli anziani e gli italiani della fascia 60-69 anni ancora fuori dai radar della campagna. Che come preannunciato dal generale Figliuolo per questa fetta di popolazione dovrà passare dalla fase degli hub a quella pro-attiva dei medici di famiglia che contattano e convincono chi è ancora restio. Resta il fatto che i vaccinati ultrasessantenni sono ora 5 milioni e 290 mila, nemmeno 300 mila in più della scorsa settimana. Segno che oramai c’è uno zoccolo duro di diffidenti difficile da scalfire. Anche se poi ogni regione fa storia a sé, visto che il Lazio con la prima dose ne ha vaccinati il 79, 4%, la Puglia il 78, 7% e la Lombardia il 76%, ma la Sicilia è ferma al 58, 6%, il Friuli Venezia Giulia al 59, 4% e la Toscana non va oltre il 63, 5%.

Il report settimanale della struttura commissariale conta poi 410 mila ultraottantenni e 991 mila over 70 fuori dai radar della campagna. Mentre scendono da 71 mila a 53 mila i sanitari che si sono tenuti alla larga anche dalla prima dose. Segno che i primi provvedimenti di sospensione dello stipendio ai renitenti del vaccino in camice bianco annunciati dal Piemonte hanno spaventato non solo i 3. 600 che in regione ancora non hanno fatto il passo avanti.

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