Maneschi: «Fra banchina e rotaia così faremo crescere il Molo VII»

Antonio Maneschi socio di riferimento di T.P.Delta che cogestisce il molo VII

L’azionista di riferimento di T.O.Delta: «In autunno contiamo di assegnare i lavori di ampliamento tramite gara»

«Dopo un anno e mezzo di Covid i segnali, che riguardano il settore dei trasporti e della logistica, sembrano positivi. Ma non possiamo permetterci di abbassare la guardia: il mondo è ancora rallentato dalla crisi pandemica e non dobbiamo escludere conseguenze che vadano a intaccare il quadro economico generale». «Cauto ottimismo», riassume Antonio Maneschi, 57 anni, azionista di riferimento di T.O. Delta, il gruppo che nel porto di Trieste cogestisce il terminal container Molo VII insieme alla Msc di Gianluigi Aponte.

Trasporti e logistica: un ambito dove gli aspetti geoeconomici hanno una rilevanza particolare.

E dove è possibile riscontrare la conferma di un trend emerso ormai da anni: l’asse della prosperità si va spostando da Ovest verso l’Estremo Oriente. Non è una sorpresa, dobbiamo conviverci. Ho lavorato dieci anni in Cina e ho potuto verificare in diretta questa prospettiva.

Il “gigantismo” nelle costruzioni navali, le grandi portacontainer fanno parte di questo scenario?

Il “gigantismo” è figlio di un fenomeno aggregativo, molto trasversale, che riguarda quasi tutti i settori dell’economia mondiale: telecomunicazioni, banche, costruzioni, chimica ... Pochi player di caratura globale. Credo che i singoli Stati, coordinandosi tra loro, abbiano la responsabilità di rispondere, elaborando strumenti in termini di moralizzazione e di controllo della vita economica.

Trasporti, logistica, portualità saranno punti-chiave nei progetti finanziati dal Recovery plan nel nostro Paese?

Ne sono assolutamente convinto. Le grandi opere infrastrutturali, realizzate in Italia, sono ormai attempate e soffriamo, come sistema-Paese, questo grave gap concorrenziale. L’ammodernamento delle infrastrutture deve svolgersi nel contesto delle esigenze produttive: allora è indispensabile una regia oculata, in grado di spendere bene. Un tema che la politica ha il dovere di svolgere al meglio.

In questo ragionamento quale è il ruolo del Nordest?

In analogia con il quadro nazionale, credo che il Nordest debba muoversi in un’ottica di sistema, dove ferrovie, interporti, magazzini, banchine non siano segmenti che viaggiano da soli. Quando parlo di rete, ho in mente i modelli dell’Europa settentrionale: il caso Rotterdam, per esempio, dove si persegue una politica dei trasporti integrata.

Il Molo VII è uno dei principali asset portuali-logistici nel versante orientale nazionale. Come lo preparate alla nuova stagione internazionale?

Confermando il programma di ampliamento e di rafforzamento del terminal. La prima fase di investimenti richiederà un impegno di 100 milioni di euro. In autunno contiamo di assegnare i lavori mediante gara. Ordineremo le nuove gru e provvederemo ad allungare i binari ferroviari. Un’operazione integrata banchina-rotaia che richiederà 18 mesi di lavori, al termine dei quali il volume di container movimentabili crescerà del 30% ed è prevedibile una cinquantina di nuove assunzioni.

Come hanno risposto Trieste e l’Adriatico alla criticità congiunturale di questo anno?

Sotto molti aspetti il Nord adriatico si è dimostrato più “solido” rispetto ad altri cluster portuali italiani. Il Molo VII è riuscito a mantenere gli stessi volumi di traffico del periodo pre-pandemico, quando Genova ha perso il 10% e La Spezia il 16%.

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