La direttrice del Museo di Miramare: «Ripensiamo la relazione fra infrastrutture, cultura e turismo»

Andreina Contessa

Andreina Contessa: «Sono decisivi per attrarre visitatori. Si lavori sulle interconnessioni»

TRIESTE Questo è il momento di considerare la possibilità di una svolta per la ripartenza e il cambiamento del Paese. La prova della pandemia Covid-19 a cui l’Italia è sottoposta da oltre un anno sollecita una riflessione sul cambiamento necessario a una direzione di marcia che dovrebbe essere condivisa e partecipata a diversi livelli, anche quelli meno usuali come il rapporto tra cultura, infrastrutture e trasporti.

Come direttore di un museo che ha un ruolo di grande attrattore turistico, che movimenta un considerevole numero di visitatori, credo di dover prendere parte alla riflessione necessaria nell’affrontare il problema dei collegamenti, dei trasporti sia con l’esterno che all’interno dello spazio regionale e urbano.

Pur con alcune cautele le persone ricominceranno gradualmente a viaggiare. Quali mete sceglieranno dipenderà anche dall’offerta a livello di servizi e sicurezza che il territorio sarà in grado di fornire. Per lanciare un’offerta innovativa ed efficace dobbiamo considerare una nuova modalità di interconnessioni economiche/culturali/istituzionali, e vedere il patrimonio culturale storico-artistico-architettonico-archeologico come un punto di forza imprescindibile dell’economia del Paese.

Se si stringe un accordo con la Germania, per fare un esempio, perché non coinvolgere anche le istituzioni culturali del territorio che in collaborazione con ambasciate e Istituti italiani di Cultura, possono trainare al contempo comunicazione culturale e turistica? Le “grandi occasioni” a livello economico potrebbero coincidere con parallele occasioni culturali.

Se si accolgono in porto le navi-crociera, perché non indirizzarne verso i musei e i siti della città i viaggiatori, che vengono invece portati oltre confine?

Dopo oltre un anno di pandemia abbiamo appreso a considerare rapporti e strategie in modo diverso: non possiamo più continuare a vedere la cultura come valore accessorio, o peggio come “location”. In un paese che racchiude un patrimonio di assoluta bellezza e sovrabbondanza di beni storico-artistici, sono proprio i settori della cultura e del turismo a trainarne altri come i trasporti, la filiera enogastronomica, l’intrattenimento, generando un valore economico considerevole.

Sono tutti settori che la pandemia ha messo a dura prova ma ora è necessario promuovere un turismo sostenibile che necessita di agili infrastrutture, trasporti e collegamenti smart, prospettando per esempio qualcosa che non c’è: una stretta inter-connessione tra i centri di arrivo dei visitatori (da nave-crociera, treno, aereo) e i siti museali e archeologici, anche in relazione con hotel e siti dell’enogastronomia.

La questione trasporti/collegamenti è un punto di partenza fondamentale per compiere il salto di qualità necessario ad aumentare la nostra competitività nell’offerta turistica e culturale.

Da parte loro i musei devono raccontarsi meglio, attrarre anche un pubblico di prossimità e lavorare in rete al servizio delle comunità, perché il comparto culturale e creativo può essere uno strumento di innovazione e un modello di resilienza a cui guardare per affrontare la crisi economica e sociale in corso. In quest’ottica i musei e le imprese culturali potranno essere in connessione con gli importanti ecosistemi d'innovazione europea, in una sfida globale che va dal clima alla digitalizzazione, dall'energia sostenibile alla salute, al cibo e alla mobilità urbana.

2

Articoli rimanenti

Accesso illimitato a tutti i contenuti del sito

1€/mese per 3 mesi, poi 2.99€ al mese per 3 mesi

Attiva Ora

Sblocca l’accesso illimitato a tutti i contenuti del sito

Video del giorno

Trieste Opicina Historic, le auto d'epoca signore in Ponterosso

Gallinella su purea di zucca, patate croccanti e cavolo riccio

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi