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Alfabeto del Futuro, lo spirito di Trieste conquista i big europei

Il numero uno di Hhla Sweens: «Qui un ecosistema unico fatto di persone e storie». Paoletti: «Mettiamo in rete le risorse»

TRIESTE «Quando siamo arrivati tutti quanti ci hanno detto di stare attenti all’Italia e agli italiani, ma Trieste ha un ecosistema proprio, in cui le persone si conoscono, comunicano e si sviluppano assieme. Trieste ha avuto un passato non sempre facile: adesso è il momento di cambiarlo e innovarlo». Sta tutto nelle parole di Philip Sweens, amministratore delegato di Hhla International, lo spirito che si respira in città davanti alle potenzialità che il porto sta sprigionando e di cui nell’ultimo anno si stanno apprezzando gli effetti concreti, dopo gli accordi che hanno portato sulle sponde dell’Alto Adriatico numerosi player della logistica europea.

Durante il suo intervento all’Alfabeto del futuro dedicato a traffici e logistica, il manager di Hamburger Hafen und Logistik ha spiegato le ragioni che hanno portato il più importante terminalista di Amburgo a investire a Trieste. «Da tempo guardiamo l’Adriatico – ha detto Sweens – e abbiamo notato che nei prossimi anni potrebbero esserci ulteriori crescite. Qui non ci sono solo importanti collegamenti ferroviari per l’Europa centrale, ma il Mediterraneo è porta per Turchia, Egitto, Nord Africa: Trieste è la porta meridionale, come Amburgo è la porta settentrionale.

LO SPECIALE WEB SULL’ALFABETO DEL FUTURO

Il dibattito coordinato dal direttore del Piccolo Omar Monestier, si è soffermato sul futuro che aspetta la portualità. Il presidente dell’Autorità portuale Zeno D’Agostino ha invitato a ragionare sul medio e sul lungo periodo: «Quando dico che il futuro del porto, non è il porto, la prima cosa che intendo è in linea con il paradigma odierno di tutti i porti: hub che, se ben gestiti, integrano logistica, industria e trasporti in modo armonico. In questo schema, dobbiamo investire moltissimo fuori dal porto per garantirci competitività. L’Autorità portuale ora integra scalo di Monfalcone, free zone, interporti e zona industriale, perché per noi il futuro del porto sta fuori da esso».

D’Agostino crede allo stesso tempo che si debba già pensare alla «seconda fase del ragionamento, facendo uscire il porto dal paradigma tradizionale, facendolo diventare qualcos’altro. I porti possono diventare hub digitale, tecnologico ed energetico, ma spesso una visione miope dello sviluppo trascura le molte infrastrutture che possono essere utilizzare per affrontare le nuove sfide. Servono fantasia e visione del futuro».

Lo sviluppo che ci attende deve accompagnarsi alla sicurezza e il presidente di Trieste Marine Terminal Fabrizio Zerbini ha sottolineato l’importanza di perseguire «un obiettivo trino: la crescita dei traffici che significa più occupazione; la sicurezza del lavoro con i progetti che stiamo perseguendo al Molo settimo per azzerare gli incidenti; la sostenibilità ambientale con le nostre attrezzature di banchina alimentate elettricamente e la sostituzione dei mezzi a gasolio». Sul fronte della transizione ecologica si è soffermato anche Sweens: «Hhla ha avviato importanti progetti perché il nostro obiettivo è diventare neutrali dal punto di vista cliomatico entro il 2040. E il 2040 è il target che ci siamo dati anche per Trieste».

Il presidente della Camera di commercio Venezia Giulia Antonio Paoletti ha evidenziato come «la nostra mission sia quella di creare economia per le imprese del territorio e internazionalizzarle. Lavoriamo per mettere in rete quel che abbiamo sempre chiamato una piattaforma logistica allargata. Il porto di Trieste ha bisogno del retroporto: l’Interporto di Fernetti non bastava e abbiamo approvato l’aumento di capitale per i capannoni di FreeEste, lavorando con il Comune di Gorizia perché entrasse in Fernetti e fosse coinvolto il terminal Sdag. Sull’Interporto di Gorizia abbiamo fatto grossi investimenti con le celle frigorifere». Paoletti ha richiamato «l’altro plus che potrebbe essere una Zona economica rafforzata, che connetta porto di Monfalcone, Cervignano, porto Nogaro e Bassa friulana: sarebbe una zona speciale che dura 14 anni, durante i quali le imprese che si insediano potrebbero avere agevolazioni importanti. Tutto questo lavoro porta acqua al porto di Trieste che si espande».

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