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Dirigenti penalizzati, Riccardi respinge le critiche: «Non penso faccia titolo essere seguaci di Basaglia»

Riccardo Riccardi

L’assessore regionale alla Salute Riccardo Riccardi risponde con toni decisi alla lettera firmata da Roberto Mezzina, Franco Perazza, Renzo Bonn, Mauro Asquini, Angelo Cassin

TRIESTE «Penso che tutta la psichiatria si riferisca a Franco Basaglia, il padre di una nuova cultura. Attribuirsi la definizione di basagliano mi pare un atto di grande presunzione». L’assessore regionale alla Salute Riccardo Riccardi risponde con toni decisi alla lettera firmata da Roberto Mezzina, Franco Perazza, Renzo Bonn, Mauro Asquini, Angelo Cassin. «Non vorrei che quel termine venisse utilizzato per altre ragioni», aggiunge Riccardi senza entrare nel merito della graduatoria che vede prevalere, dopo la prova orale, un paio di candidati esterni per il ruolo di direttore del Centro di salute mentale 1 di Trieste.

«Non mi occupo di concorsi – prosegue l’assessore –. I giudizi vengono dati sulla base delle qualifiche, e non credo faccia titolo l’essere basagliano. Raccomanderei a tutti di rispettare procedure che sono in relazione alle scelte che un’Azienda sanitaria legittimamente prenderà e, in ogni caso, considero molto grave che una lettera cerchi di condizionare la partita».

Un veneto primario a Pordenone? «Non ho il piacere di conoscerlo, ma è certamente una ricchezza il fatto che professionisti dalle competenze riconosciute vogliano venire a lavorare nel nostro territorio. In una fase in cui quei professionisti sono pochi, che qualcuno guardi al sistema sanitario del Friuli Venezia Giulia non può che farci piacere». In sintesi, «ognuno deve stare al sua posto, e non pensare che si tratti di cosa sua, tanto meno quando si parla di un concorso pubblico».

In un’altra lettera, un anno e mezzo fa, era emerso l’attrito tra la psichiatria triestina e la Regione. In una fase in cui la giunta, dopo il riassetto della governance, stava definendo la seconda parte della riforma sanitaria, le associazioni dei familiari sofferenti psichici di Trieste e dell’Isontino trasmisero la preoccupazione per il futuro del sistema della salute mentale cittadina e della regione. Ora, la seconda puntata. «Nonostante i molteplici riconoscimenti – dichiarano gli ex direttori –, l’attuale governo del Friuli Venezia Giulia sin dal primo momento non ha nascosto la volontà di mettere mano all’assetto dei Servizi di salute mentale, e la realizzazione degli obiettivi di miglioramento stabiliti dal Piano regionale nel 2018 si era subito resa difficoltosa. Anche l’ascolto delle istanze dei cittadini e delle associazioni era stato sostanzialmente interrotto». Il risultato? «Si è registrata una riduzione degli organici di tutte le figure professionali. Ed è apparsa molto chiara la volontà di voler ridurre e accorpare i Centri di salute mentale, imboccando una direzione contraria a quella del loro completamento che da anni si stava cercando di realizzare; la stessa apertura sulle 24 ore, con la possibilità di accogliere persone in crisi in un ambiente accogliente e non alienante, è stata posta in questione riproponendo vecchi reparti ospedalieri». m.b.

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