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Dirigenti basagliani penalizzati? Peppe Dell’Acqua: «Non è questione di persone, si tratta di difendere un modello»

Dell’Acqua: «Sono addolorato e sgomento. Il pericolo è che si copino i sistemi sanitari lombardi, in questo campo i peggiori d’Italia»

Marco Ballico
1 minuto di lettura

TRIESTE «Non è questione di persone, ma di difesa di un modello. Sono addolorato e sgomento». Peppe Dell’Acqua, braccio destro di Franco Basaglia, parla dell’intervento degli ex direttori dei Dsm della regione come di una presa di posizione «che dice la verità sulle cose che accadono e della quale si deve sottolineare soprattutto la dimensione etica».

Cosa la preoccupa di più?

«Chi scrive la lettera è stato un fedele servitore dello Stato, portando sulle spalle quella che Norberto Bobbio definì la sola, vera riforma del dopoguerra. Oggi corriamo il rischio che la nostra Regione, stupidamente, copi i sistemi sanitari lombardi. Nello specifico della salute mentale, sono i peggiori del Paese».

Perché accade?

«La prima risposta è la più dura da digerire: c’è una dimensione ideologica. Una decina di anni fa, in assessorato, ci fu detto che si sarebbe dovuto cominciare a lavorare con le psichiatrie moderne e rompere con 40 anni di psichiatria basagliana. Da allora è stato sempre così, fatto salvo che il presidente Tondo ha sempre riconosciuto dignità e forza al nostro lavoro, portandolo in giro per il mondo».

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Altre risposte?

«C’è evidentemente la pressione mai sopita delle psichiatrie arcaiche, quelle accademiche per intenderci. E poi ci sono culture che stanno tornando in tutta Italia e si stanno infiltrando anche a Trieste».

Quali?

«Quelle della diagnosi, del farmaco, delle porte chiuse, delle contenzioni, degli ambulatori e non dei Centri di salute mentale. Un managerismo senza senso che sostiene, a torto, che i Csm costino troppo».

Qualcuno dirà che vi siete messi a difesa del vostro candidato.

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«Non è una difesa personale. Quello che va combattuto è il tentativo, anche in regione, di ribaltare decenni di esperienze preziose. Non c’è un solo altro posto in Italia in cui, se uno sta male, stasera ha una risposta. La difesa è contro chi vuole interrompere il corso della storia e non ha cuore la salute dei cittadini, ma anche degli operatori».

Li conosce i candidati in testa alla graduatoria?

«Li conosco, ma non voglio dire niente. Con loro sarebbe tutta un’altra storia».

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