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Campenaerts vince a Gorizia la 15esima tappa del Giro d’Italia

ANSA/LUCA ZENNARO

Il belga, in uno sprint a due, ha avuto la meglio sull'olandese Oscar Riesebeek. Bernal conserva la maglia rosa. La partenza da Grado

GORIZIA Marmolada, Pordoi, Giau. Freddo, forse neve, corridori impegnati a scrutare il cielo e chiedere lumi ai meteorologi per capire quanto lunedì dovranno faticare domando, oltre alle  salite, il freddo e fors’anche la neve nel tappone dolomitico. Il Giro d’Italia arriva alla giornata delle montagne da leggenda.

Intanto a Gorizia, anzi a Gorizia e Nova Gorizia, città fino a vent’anni fa divise e ora unite anche nel progetto (magnifico) di Capitale europea della cultura 2025, domenica 23 maggio c’è stato un finale da tregenda con una vittoria da firma di lusso.


Perché Victor Campenaerts, uno che in questa corsa rosa attacca ogni giorno e spesso dal primo chilometro, è quello che possiamo chiamare “il Ganna del Belgio”. Fortissimo a cronometro, è il detentore del record dell’ora da due anni con quel 55.089 che proprio TopGanna, chissà, presto metterà nel mirino.
Pronti via e a Grado, sulla strada che porta ad Aquileia fendendo la laguna, i corridori si danno subito battaglia: l’obiettivo di molti è di andare in fuga sfruttando la prevedibile libertà concessa dai big, impegnati a rifiatare dopo lo Zoncolan e prima della battaglia delle dolomiti.

Il Giro d'Italia parte da Grado e attraversa Pieris

Non fanno, però, i conti col vento forte. E una maxi-caduta fa venire a tutti i brividi. Quattordici corridori a terra, sangue ovunque, ambulanze chiamate a intervenire. Il direttore del Giro, Mauro Vegni ferma la corsa. Neutralizzazione finché i soccorsi ai corridori non sono completati. Quattro non possono ripartire, tra questi lo sfortunatissimo tedesco Emanuel Buchmann (Bora), che alla partenza era sesto in classifica a 2’36” dalla maglia rosa di Bernal. Dopo mezz’ora si riparte e la rumba riparte. Il primo a scattare chi è? Il “Ganna del Belgio”. Campenaerts si porta dietro altri due corridori della Qhubeka e altri tredici. Si farà 147 km di fuga, dal primo all’ultimo chilometro. All’inizio con il sole, alla fine sotto il diluvio.

Flash della corsa: passaggio a Fiumicello con decine di maglie gialle chieste per avere verità sulla morte del paesano Giulio Regeni; striscione con cui Mariano del Friuli ha accolto i girini “Dino Zoff, saluta il Giro d’Italia”; folla sulle strade, specie nel la parte slovena del circuito finale. Anche quando le nuvole minacciose che aleggiavano da ore si trasformano in pioggia battente. Prima dell’ultimo dei tre passaggi sul duro strappo di Cerovo, in territorio sloveno, Campenaerts lascia la folta compagnia assieme all’olandese Oscar Riesebeek (Alpecin-Fenix).

L’olandese sarebbe il più veloce, ma lancia un folle sprint lungo a 350 metri dall’arrivo e Campenaerts ringrazia. Poi alla fine è perfetto: «Volevamo vincere la tappa noi della Qhubeka, portiamo avanti un progetto che punta a portare quante più bici possibili ai bimbi in Africa».  Parla, mentre i big tagliano il traguardo a oltre 13 minuti appena dentro il tempo massimo.
Si sono presi la pioggia, oggi, secondo le previsioni, dovranno affrontare  5.500 metri di dislivello con Fedaia, Pordoi e Giau forse anche sotto la neve in alta quota. Faranno la differenza le salite, ma potrebbero farla ancor di più le discese. Egan Bernal, la maglia rosa Ineos, lo sa bene. È pronto, si presenta alla conferenza stampa bardato: «Sarà una tappa decisiva, metterò guanti è tutto quel che servirà. Occhi aperti con i miei compagni  e via a lottare. Vogliamo vincere il Giro». Finale con brutta notizia. Piove sul bagnato per Nibali: non è caduto al via, ma frenando ha riportato una forte botta al costato. Forse raggi. Lunedì da Sacile per il tappone ripartirà?

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