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Gestione e forniture al Cie di Gradisca, il pm chiede sei condanne

Il direttore rischia 4 anni di carcere, 3 il presidente e il vice di Connecting People Dopo 39 udienze per ascoltare i testimoni giovedì è attesa la sentenza

GRADISCA. Il processo è giunto alla discussione finale. E giovedì, davanti al Collegio giudicante, il pubblico ministero Valentina Bossi ha concluso la sua requisitoria con le proprie richieste: sei condanne, tra associazione a delinquere, peculato, false fatturazioni, per una pena complessiva di 16 anni, e cinque proscioglimenti. Quanto alla responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, il pm ha chiesto 400 mila euro di sanzione e 3 milioni di confisca per equivalente, in riferimento alla quantificazione del profitto derivato dai reati.

Sanzione e confisca da disporre nei confronti del Consorzio Aretè, subentrato alla Connecting People per incorporazione di società. Si tratta di due filoni di indagine relativi alla gestione del Cie-Cara di Gradisca d’Isonzo, frutto di due procedimenti riunificati in un unico processo. Il periodo di riferimento è dal 2011 al 2013.

Una vicenda complessa, che ruota attorno al Consorzio Connecting People, al quale era stata affidata al gestione del Centro per i richiedenti asilo. La questione in sostanza riguarda gli approvvigionamenti per il Centro rispetto al numero degli ospiti. Le ipotesi di accusa sono quelle di associazione a delinquere e reati legati alla fornitura di materiali e fatture «non conformi», ricondotte all’attività di accoglienza.

Un lungo procedimento che ha richiesto 39 udienze di istruttoria testimoniale, ossia dedicate all’ascolto dei testimoni, e che a questo punto culminerà nel pronunciamento della sentenza, prevista per il prossimo 27 maggio, dopo aver dato spazio all’arringa dell’ultimo difensore e alle repliche. Intanto giovedì tutti gli altri difensori hanno richiesto l’assoluzione perché il fatto non sussiste.

Veniamo alle specifiche istanze del pm. Nei confronti di Vittorio Isoldi, 72 anni, residente a Gorizia, all’epoca direttore del Cie, è stata richiesta una pena di 4 anni in relazione al reato di associazione a delinquere e ad un episodio di peculato. Tre gli anni per Giuseppe Scozzari, 46, di Castelvetrano (Trapani), Orazio Ettore Micalizzi, 52, residente ad Acireale (Catania), Mauro Maurino, 55, Val Della Torre (Torino), rispettivamente presidente, vicepresidente e consigliere di amministrazione della Connecting People, in ordine all’associazione a delinquere, sempre secondo la pubblica accusa ritenuti i promotori e organizzatori. E ancora, un anno e 6 mesi la pena richiesta nei confronti di Gianluca Negro, 56, di Gorizia, all’epoca dipendente della Connecting, e di Gianfranco Crisci, titolare di un’impresa slovena rifornitrice dei pasti al Consorzio, il primo per episodi di peculato, il secondo per associazione a delinquere e per false fatturazioni.

I proscioglimenti richiesti dal pm riguardano invece Giovanni Scardina, 49, residente a Trapani, direttore del Cie in altro periodo, gli impiegati dell’ente consortile Stefania Acquaviva, 48, residente a Cormons, Flavijo Bello, 52, residente a Mariano, Diego Bezzi, 49, residente a Villesse, accusati di un episodio di peculato (la sottrazione di 5 materassi), nonché Pietro Chiaro, della società MTS di forniture di schede telefoniche, in relazione all’ipotesi di falso in fatturazioni. Quindi le richieste per la Connecting People, la sanzione di 400 mila euro e la confisca per equivalente di 3 milioni, da disporre al subentrato Consorzio Aretè. Un procedimento articolato, a fronte di reati già dichiarati prescritti. Tra questi in particolare, la prescrizione della truffa ai danni dello Stato e la frode in pubbliche forniture. E ora per gli 11 imputati è atteso il pronunciamento della sentenza da parte del Collegio presieduto da Cristina Arban, a latere i giudici Francesca De Mitri e Sergio Antonio Prestianni. Le difese sono rappresentate dagli avvocati Enrico Agostinis (giovedì sostituito dal collega Federico Domini) per Bello, Paolo Lazzeri per Crisci, Angelo Vignola per Chiaro, Alberto Tarlao, per tutti gli altri imputati e che giovedì ha anche rappresentato la Connecting People, in sostituzione dell’avvocato Calogero Licata.—

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